Montagna

Ciclovie e sentieri di montagna, il coordinamento “Difendiamo la Montagna” rilancia il dibattito

Secondo i promotori dell'iniziativa, diversi interventi avrebbero modificato in modo significativo la fisionomia originaria dei sentieri

Ciclovie e sentieri di montagna, il coordinamento “Difendiamo la Montagna” rilancia il dibattito
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Quale modello di sviluppo si vuole promuovere nelle terre alte? E quale impatto stanno avendo le nuove ciclovie sui paesaggi montani? Sono le domande al centro di una nuova presa di posizione del coordinamento Difendiamo la Montagna, che torna a intervenire sul tema delle infrastrutture ciclabili realizzate negli ultimi anni, con particolare attenzione ai tratti previsti dal progetto Transorobica.

Ciclovie e sentieri di montagna, il coordinamento “Difendiamo la Montagna” rilancia il dibattito

Nel documento diffuso dal coordinamento, l’attenzione si concentra soprattutto sulla trasformazione di alcuni percorsi storicamente utilizzati da escursionisti e frequentatori della montagna. Secondo i promotori dell’iniziativa, diversi interventi avrebbero modificato in modo significativo la fisionomia originaria dei sentieri, sostituendoli con tracciati più ampi e strutturati, percepiti dagli stessi come più simili a strade sterrate che a percorsi escursionistici tradizionali. Tra gli esempi citati figurano il collegamento tra Sant’Egidio e Ballabio e alcuni tratti che conducono verso il Passo del Toro, opere che il coordinamento considera particolarmente impattanti dal punto di vista paesaggistico. La riflessione proposta non riguarda soltanto l’aspetto estetico degli interventi, ma anche la loro coerenza con gli obiettivi di tutela ambientale e valorizzazione del territorio spesso richiamati nei progetti di sviluppo turistico. Il comunicato pone inoltre una serie di interrogativi destinati ad alimentare il confronto pubblico: dalla manutenzione futura delle infrastrutture alle risorse necessarie per garantirne la conservazione, fino alle valutazioni relative al rischio idrogeologico e alle ricadute sulle comunità locali. Un altro elemento evidenziato riguarda il rapporto con il mondo della mountain bike. Il coordinamento sostiene infatti che molte delle osservazioni critiche raccolte negli ultimi mesi proverrebbero dagli stessi appassionati e da operatori del settore, che avrebbero espresso perplessità rispetto ad alcuni interventi realizzati e al loro inserimento nel contesto naturale. Nelle conclusioni, Difendiamo la Montagna ribadisce la propria contrarietà alla prosecuzione di opere considerate troppo invasive e chiede una riflessione più approfondita sul futuro delle montagne lecchesi, invitando i frequentatori del territorio a partecipare al dibattito attraverso l’invio di documentazione fotografica e segnalazioni. Al di là delle singole posizioni, il tema continua a suscitare confronto tra enti, associazioni, escursionisti e ciclisti, chiamati a interrogarsi su come conciliare accessibilità, turismo e tutela di un patrimonio ambientale che rappresenta una delle principali ricchezze del territorio montano lecchese.