«Ciao Fabri, la tua forza, il tuo coraggio e il modo in cui affrontavi la vita me li ricorderò per sempre». È un addio carico di affetto, riconoscenza e commozione quello che Angelo Fontana, zio di Fabrizio e fratello del papà Gerolamo, affida alle parole per ricordare il nipote, scomparso ieri all’età di 42 anni.
Un messaggio che ripercorre una vita segnata dalla distrofia muscolare di Duchenne, ma anche dalla capacità di affrontare le difficoltà con dignità, senza perdere il sorriso e senza rinunciare a essere parte attiva della comunità. Una testimonianza che, negli anni, ha dato impulso a una straordinaria mobilitazione a favore della ricerca scientifica.
«La tua vita è stata preziosa»: l’ultimo saluto dello zio Angelo a Fabrizio Fontana
«La tua non è stata una vita inutile, tutt’altro. È stata una vita che ha lasciato un segno profondo in tutti noi, una vita capace di insegnarci il valore della dignità, dell’amicizia, della famiglia e della solidarietà», scrive Angelo, ricordando i momenti condivisi con Fabrizio e quei piccoli gesti quotidiani che oggi assumono un significato ancora più profondo.
«Ogni volta che venivo a casa tua ti chiedevo: “Fabri, come va?”. Tu prendevi fiato attraverso la cannetta del respiratore e mi rispondevi: “Tutto bene, bene!”. Ma tante volte sapevo che non era proprio così. Poi mi dicevi: “Zio, spostami la testa, mettimela di fianco al poggiatesta della carrozzina, perché mi fa male la gamba”».
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Richieste semplici, ricordi che si fanno strada nella memoria e restituiscono il ritratto di un ragazzo capace di nascondere la sofferenza dietro un sorriso. «Spesso le persone che portano i pesi più grandi sono proprio quelle che sorridono di più. Dicono “tutto bene” per non preoccupare gli altri, per non pesare su chi sta loro vicino. Tu facevi proprio così, con gli amici e con i parenti. Dietro quel sorriso custodivi una forza immensa e una fatica che soltanto tu conoscevi davvero».
Accanto a Fabrizio, ogni giorno, c’erano il papà Gerolamo, la sorella Debora, gli assistenti Egle, Debora e Roberto e l’amica Elvira. «A loro va il mio abbraccio più sincero. E voglio rivolgere un ringraziamento personale anche agli amici di Andeh, per tutto il bene che hanno voluto a Fabri e per ciò che hanno fatto per lui».
Tra i ricordi più dolorosi c’è la perdita della mamma Marilena, quando Fabrizio aveva appena 14 anni. Un momento difficile per tutta la famiglia, che Angelo rievoca con parole particolarmente toccanti.
«Non dimenticherò mai quando, a soli 14 anni, hai perso la tua mamma Marilena. Ricordo ancora la paura che avevamo, noi adulti, di dovertelo dire. Non sapevamo come affrontare quel momento, avevamo paura di farti ancora più male. E invece, in quella circostanza, sei stato proprio tu a dare coraggio a tutti noi».
Anche allora, sottolinea lo zio, Fabrizio aveva saputo trasmettere una lezione destinata a rimanere nel tempo: «Anche allora ci hai insegnato qualcosa che non abbiamo mai dimenticato: la forza non significa non soffrire, ma trovare dentro di sé il coraggio di andare avanti anche quando la vita ti mette davanti alle prove più difficili».
Oggi, nel dolore della perdita, Angelo immagina per il nipote un approdo finalmente sereno: «Tuo papà Gerolamo, oggi voglio immaginare Fabrizio così: sta camminando nella luce, mano nella mano con la sua mamma Marilena, finalmente libero dalla carrozzina e dal respiratore».
Dopo la scuola, ventuno anni fa, Fabrizio aveva trovato subito lavoro all’Ats di Lecco. Un’esperienza professionale importante, durante la quale aveva saputo conquistare la stima dei colleghi grazie alle proprie capacità e alla sua umanità.
Si occupava della rassegna stampa e di attività legate alle relazioni con il pubblico. Il lavoro rappresentava per lui molto più di un impegno quotidiano: era un modo per sentirsi parte della società, offrire il proprio contributo e coltivare rapporti di amicizia.
Per tanti anni, a permettergli di raggiungere il posto di lavoro erano stati anche gli autisti e gli accompagnatori del pulmino del Comune di Monte Marenzo dedicato al trasporto delle persone con disabilità. Una presenza costante, fatta di amicizia, condivisione e piccoli gesti quotidiani.
«Fabrizio non voleva mancare. Piovesse o nevicasse, si metteva la mantella e si partiva. Sul pulmino era lui a tenere sempre il boccino, a scherzare e a stare in compagnia degli altri amici durante il viaggio. Era un grande sportivo e un grande tifoso: non gli sfuggiva niente!».
Anche le difficoltà fisiche non riuscivano a spegnere la sua voglia di partecipare. «Capitava che, passando sulle buche o sui dossi, la cannetta del respiratore gli uscisse dalla bocca. Eppure non si lamentava mai».
Con il progredire della distrofia muscolare di Duchenne, Fabrizio era stato costretto a proseguire il proprio lavoro da casa, continuando a mantenere il legame con la sua attività fino agli ultimi giorni.
Nel ricordo di Angelo, il cordoglio coinvolge anche l’intera comunità: «Oggi il Comune, tutti gli autisti, gli accompagnatori e gli utenti del pulmino si stringono con affetto a Gerolamo, Debora e a tutta la famiglia, condividendo il dolore per la perdita del nostro caro Fabrizio».
C’è poi la storia di solidarietà che ha reso Fabrizio un punto di riferimento per Monte Marenzo e per tante persone che, negli anni, hanno sostenuto la ricerca sulle malattie genetiche. Nel 1992 prese il via la Maratona Telethon di Monte Marenzo, legata fin dall’inizio alla sua vicenda personale e al desiderio di trasformare una difficoltà in una speranza per tante altre famiglie.
«Quell’anno raccogliemmo 7 milioni di lire. Ci sembravano una cifra enorme! Oggi, nel 2026, siamo arrivati a sfiorare i 500 mila euro. Di fronte a tanta generosità, faccio fatica persino a trovare le parole», ricorda Angelo.
Per 34 anni Fabrizio è stato il testimonial della manifestazione, diventandone il volto e il cuore. Attorno alla sua storia si sono ritrovate generazioni di volontari, associazioni, cittadini e amici, in una mobilitazione che ha continuato a crescere nel tempo.
«Nel corso degli anni abbiamo incontrato tanti personaggi che hanno sostenuto questa grande causa: il professor Renato Dulbecco, Luca di Montezemolo, Gianni Morandi, Alex Zanardi, Paolo Maldini, Arianna Fontana e tantissimi altri».
Fabrizio, racconta lo zio, era anche un grande tifoso del Milan e un appassionato di sport. «Conosceva risultati, nomi e imprese sportive: non gli scappava proprio niente!».
La Maratona Telethon è diventata molto più di una raccolta fondi: un impegno collettivo, un messaggio di solidarietà e la promessa di non lasciare sole le persone che affrontano malattie difficili.
«E in tutto questo, Fabri, tu ci sei sempre stato».
Nel suo messaggio, Angelo torna infine a rivolgersi direttamente al nipote, ricordando la sua voce, le battute e quella risposta che accompagnava tanti incontri.
«Oggi ci mancano la tua voce, i tuoi sorrisi, le tue battute e quel tuo immancabile “tutto bene, bene!”. Ci manca sapere che, dietro quelle parole, c’era un ragazzo che affrontava ogni giorno una battaglia enorme senza voler togliere il sorriso a chi gli stava vicino».
Ma il dolore, scrive, non cancella ciò che Fabrizio ha lasciato. «Ma quello che ci hai lasciato è più forte del dolore di oggi. Ci hai insegnato a non arrenderci, a guardare avanti, a credere nella ricerca e a capire che la solidarietà può davvero cambiare la vita delle persone».
Il ringraziamento si allarga alla famiglia, agli amici e a tutte le persone che hanno accompagnato Fabrizio nel suo percorso. «La tua vita non è stata inutile. Ha dato forza a tuo papà Gerolamo, a tua sorella Debora, Rocco i tuoi nipoti Alessandro e Tommaso alla tua famiglia, ai tuoi amici di Andeh e a migliaia di persone che, grazie alla tua testimonianza, hanno imparato a credere ancora di più nel valore della ricerca».
Un pensiero particolare va anche a chi continua a rendere possibile la raccolta fondi: «Grazie tuo papà, a Renato Milani coordinatore di Telethon provinciale. tutti i volontari che troviamo nelle piazze a vendere i panettoni, chi organizza serate musicali e teatrali e altre tante iniziative che verranno realizzate in 90 paesi della provincia di Lecco e Bergamo».
Infine, l’ultimo saluto, che è anche una promessa a proseguire lungo il cammino iniziato insieme più di trent’anni fa.
«Ciao Fabrizio, grazie per tutto quello che sei stato e per tutto quello che continuerai a essere nei nostri cuori. E se oggi Monte Marenzo può guardare con orgoglio a questa lunga storia di solidarietà, è anche grazie a te. Ciao Fabri, riposa in pace. Il tuo sorriso continuerà a camminare con noi, lungo la strada della solidarietà che abbiamo iniziato insieme nel 1992. Grazie».
Mario Stojanovic