lecco in lutto

E’ morto Giuseppe Barlassina, una vita tra industria, politica e solidarietà

È morto a 78 anni il lecchese che ha attraversato il mondo industriale, la politica e l’impegno sociale. Nel maggio scorso aveva svelato il suo talento letterario con il romanzo «Vita in prestito», firmato con lo pseudonimo Lea Rubistiani.

E’ morto Giuseppe Barlassina, una vita tra industria, politica e solidarietà
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È morto a 78 anni Giuseppe Barlassina, figura conosciuta in città per la lunga carriera assicurativa, l’impegno nella vita pubblica e le iniziative dedicate alla sicurezza sul lavoro. «Creatore con il ferro e con l’ingegno»: così lo ricordano i familiari, racchiudendo in poche parole le tante esperienze di una vita intensa.

Pilota militare, aveva lavorato alla storica Acciaieria e Ferriera del Caleotto, occupandosi anche di prevenzione degli infortuni, prima di diventare uno dei volti storici di Reale Mutua Assicurazioni a Lecco.

E’ morto Giuseppe Barlassina, una vita tra industria, politica e solidarietà

Il legame con la storia industriale cittadina era rimasto forte: nel 2017 aveva curato il volume Acciaieria e Ferriera del Caleotto – 1896-1936 e nel 2003 aveva promosso la realizzazione del monumento ai Caduti sul lavoro, opera dello scultore uruguaiano Pablo Atchugarry, inaugurata alla rotonda del Caleotto.

Negli anni Ottanta aveva ricoperto il ruolo di consigliere comunale per il Partito Repubblicano Italiano e di assessore alle Finanze nella giunta guidata dal sindaco Paolo Mauri. Dal 1996 al 2016 era stato inoltre alla guida della sezione lecchese dell’ANMIL, impegnandosi nella tutela dei lavoratori e nella prevenzione degli incidenti.

Nel maggio 2026 aveva sorpreso il territorio rivelando una passione coltivata negli ultimi anni: la scrittura. Aveva pubblicato Vita in prestito, romanzo di circa 560 pagine edito dal Gruppo Albatros Il Filo con lo pseudonimo femminile Lea Rubistiani.

Il libro, nato da dodici grandi blocchi di appunti manoscritti, racconta la storia di Nick «Spera di Sole», un ragazzo della generazione del dopoguerra alle prese con amori, avventure militari e i cambiamenti dell’Italia tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. Nelle pagine riaffiorano anche luoghi della Lecco di quegli anni, come l’Orsa Maggiore di Pradello.

Barlassina aveva iniziato a scrivere durante la pandemia, trasformando i propri ricordi in una narrazione tra autobiografia e romanzo. Anche il libro era nato con uno spirito solidale: il ricavato delle vendite era destinato all’Auser, con la promessa dell’autore di raddoppiare personalmente la somma raccolta.

Un’ultima testimonianza di una personalità poliedrica, capace di passare dal mondo industriale a quello assicurativo, dall’impegno amministrativo alla scrittura.

Barlassina lascia la moglie Giovanna, i figli Gian Enrico, con Daniela, e Marco, con Silvia, insieme a Veronica e ai nipoti Marta, Grazia, Prisca, Rubistiano e Gloria.