Un ponte senza nome, ma con una storia ricca di ingegno, trasformazioni e curiosità. È il protagonista dell’incontro che si è svolto venerdì 9 ottobre 2026 nella grande sala di Officina Badoni, dove un folto pubblico ha seguito la conferenza del professor Salvatore Bordonaro, geologo, storico dei trasporti ferroviari e autore di un volume dedicato alla linea Como-Lecco.
Al centro della serata il ponte ferroviario sull’Adda, lungo il collegamento che da Lecco prosegue verso Valmadrera. Un’opera dalla vicenda complessa che, a differenza degli altri ponti che collegano la città alla sponda opposta del lago – il Visconti, il Kennedy e il Manzoni – non possiede una denominazione ufficiale. Una particolarità che ha spinto Bordonaro a dargli, in modo convenzionale e con un tocco di ironia, il nome di «Innominato», richiamando così anche la tradizione manzoniana del territorio.
GUARDA LA GALLERY (4 foto)
Lecco, il ponte ferroviario sull’Adda ha una storia da «Innominato»
A guidare l’incontro è stato Umberto Calvi, che ha introdotto l’intervento dedicato alle tappe che, negli anni Ottanta dell’Ottocento, portarono alla realizzazione di un’infrastruttura strategica per il territorio. La costruzione del collegamento ferroviario rispondeva anche alle esigenze di una Lecco in piena espansione industriale.
Il progetto fu affidato all’ingegnere Alfredo Cottrau (1839-1898), nato a Napoli da una famiglia di origini alsaziane e autore di numerosi ponti ferroviari in Italia. Formatosi a Parigi, dove entrò in contatto con Alexandre Gustave Eiffel, Cottrau introdusse nella progettazione delle strutture ferroviarie elementi modulari di grande praticità.
Per il ponte lecchese ideò una soluzione a tre campate, sostenute da imponenti piloni in muratura. Le fondazioni scendevano per quasi venti metri sotto il livello dell’acqua, richiedendo tecniche di costruzione particolarmente impegnative.
Per realizzare i piloni venne adottato un sistema di cassoni pneumatici che, grazie alla regolazione della pressione dell’aria, permetteva di isolare dall’acqua le aree in cui si doveva scavare. Un procedimento ingegnoso per l’epoca, ma che comportava condizioni di lavoro difficili e pesanti conseguenze fisiche per tecnici e operai, esposti alla forte pressione all’interno dei cassoni.
Anche la struttura originaria del ponte era destinata a cambiare. Inizialmente i treni transitavano su una passerella metallica che, con il passare dei decenni, non risultò più adeguata a sostenere locomotive e carrozze sempre più pesanti. Negli anni Cinquanta si decise quindi di sostituire completamente la struttura in ferro progettata da Cottrau con una nuova passerella, quella ancora oggi in uso, realizzata dalla ditta Badoni di Lecco.
I piloni ottocenteschi furono invece conservati, perché le loro caratteristiche costruttive si dimostrarono ancora pienamente adeguate.
La ricerca di Bordonaro non si è fermata alla ricostruzione storica. La sua passione per il manufatto ferroviario lo ha portato a realizzare anche un grande modellino in scala, frutto di un accurato lavoro di misurazione e riproduzione dei dettagli della struttura.
La conferenza ha poi lasciato spazio alle domande del pubblico, che ha allargato il confronto anche alle prospettive del trasporto ferroviario contemporaneo. Tra gli argomenti affrontati, il possibile collegamento tra la Svizzera e Tirano attraverso il potenziamento della linea Como-Lecco e gli interventi di adeguamento della tratta ferroviaria tra Lecco e Colico.
In chiusura, Bordonaro ha anticipato i prossimi appuntamenti in programma a Officina Badoni. Il prossimo incontro segnalato per l’11 dicembre vedrà protagonista SAE.