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Lecco, estate rovente e aria insalubre per oltre 90 giorni: allarme ozono

Lecco tra le città lombarde più colpite dall’inquinamento estivo. Tra maggio e settembre superati i limiti di concentrazione del gas, che irrita le vie respiratorie e contribuisce al riscaldamento climatico.

Lecco, estate rovente e aria insalubre per oltre 90 giorni: allarme ozono
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Lecco fa i conti con un’estate 2026 segnata dal caldo prolungato e da livelli preoccupanti di inquinamento atmosferico. Secondo i dati diffusi da Legambiente Lombardia per oltre 90 giorni, nel periodo compreso tra maggio e settembre, le concentrazioni di ozono hanno superato il valore limite previsto dalla normativa europea. Significa che circa due giornate estive su tre sono state caratterizzate da una qualità dell’aria compromessa. Un dato che colloca il capoluogo lecchese tra le città lombarde più esposte al problema, insieme a Brescia, Milano, Varese, Cremona e Lodi.

Lecco, estate rovente e aria insalubre per oltre 90 giorni: allarme ozono

La stagione calda, iniziata con un mese di anticipo e accompagnata da temperature superiori alla norma fino alla fine di settembre, ha favorito l’accumulo di questo inquinante. Durante l’estate, infatti, il cosiddetto mal d’aria è legato soprattutto allo smog fotochimico: la forte radiazione ultravioletta della luce solare innesca reazioni chimiche tra gli inquinanti presenti nell’atmosfera, tra cui metano, ossidi di azoto e sostanze organiche volatili, favorendo la formazione di ozono.

Il quadro regionale è particolarmente preoccupante. Bergamo e Monza sono state le città più colpite, con oltre 110 giorni di aria insalubre. Ma nessun capoluogo lombardo è rimasto sotto la soglia prevista dalla normativa europea, nemmeno Sondrio, che negli anni precedenti non aveva registrato particolari criticità e che nell’estate appena conclusa ha superato il limite per 43 giorni.

«Se l’estate 2026, come affermato da molti esperti, è solo un assaggio della crisi climatica che ci aspetta, dobbiamo prepararci a fare i conti con nuove e sempre più gravi minacce per la nostra salute causate dagli inquinanti cosiddetti climatici», spiega Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia.

«Ridurre le concentrazioni atmosferiche di ozono richiede un grande sforzo per ridurre tutti gli inquinanti che contribuiscono a generarlo, prodotti da traffico, industrie e allevamenti. Si tratta di uno sforzo che rischia di essere vanificato dagli scarsi risultati del nostro Paese rispetto agli impegni assunti per la riduzione dei gas climalteranti, in particolar modo delle emissioni di metano, tra i principali precursori dell’ozono».

Un rischio concreto per la salute

L’ozono presente nella bassa atmosfera è un gas tossico per i tessuti degli organismi viventi. Può danneggiare le colture agricole e le specie forestali, oltre a provocare irritazioni alle mucose respiratorie e oculari. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, è responsabile di almeno 70mila morti premature in Europa, di cui oltre 13mila in Italia. La Pianura Padana rappresenta uno dei principali punti critici per questo tipo di inquinamento.

Le concentrazioni di ozono aumentano durante le ore di luce, raggiungono generalmente il picco nel pomeriggio e diminuiscono al crepuscolo. Proprio per questo, i valori di riferimento per la tutela della salute prendono in considerazione i livelli massimi giornalieri o le medie delle otto ore in cui la presenza del gas è più elevata.

L’Organizzazione mondiale della sanità indica come riferimento una massima media giornaliera di 100 mg/m3, da non superare per più di tre giorni all’anno. La normativa europea è attualmente più permissiva: fissa il limite a 120 mg/m3, con un massimo di 25 giorni di superamento all’anno. La nuova direttiva prevede comunque un percorso di avvicinamento ai valori dell’Oms entro il 2050.

Il legame tra ozono e cambiamento climatico

L’ozono è anche un inquinante climatico: le sue concentrazioni aumentano con le estati calde e asciutte e il gas contribuisce a sua volta al riscaldamento, sommando il proprio effetto a quello dei gas serra persistenti come la CO2.

Tra i principali responsabili della sua formazione c’è il metano, che in Pianura Padana deriva soprattutto dagli allevamenti intensivi e la cui presenza nell’atmosfera è in crescita a livello globale. Si stima che il metano sia responsabile di almeno la metà delle concentrazioni di ozono misurate.

Questo meccanismo contribuisce a spiegare perché, mentre molti altri inquinanti atmosferici stanno diminuendo, i livelli di ozono continuano a non calare e in diversi casi, soprattutto nelle città, risultano in aumento.

Secondo le stime dell’Ipcc, gli inquinanti climatici contribuiscono per 0,5-1 °C all’aumento delle temperature estive in Pianura Padana, aggiungendo il proprio effetto a quello determinato dall’incremento della CO2. Un fenomeno che rende sempre più urgente intervenire sulle emissioni e tutelare la qualità dell’aria anche nel territorio lecchese.