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650 persone e 200 famiglie: il guardaroba che veste chi è in difficoltà

Le famiglie sono quasi tutte straniere, mentre tra le persone singole ci sono i senza dimora, ma anche pensionati che faticano ad arrivare a fine mese; questi ultimi mostrano nel tempo un trend in leggero aumento

650 persone e 200 famiglie: il guardaroba che veste chi è in difficoltà

Al servizio guardaroba della Casa della Carità “si fa la spesa” come in qualsiasi negozio di abbigliamento e biancheria. “Si fa la spesa”: il concetto è importante perché significa educare gli ospiti a prendere solo quel che serve e a controllare le risorse disponibili. Nel caso del guardaroba non sono euro, ma punti che al momento dell’acquisto di un capo vengono scalati dalla tessera. Ad esempio, un paio di pantaloni vale 15 punti su 600 spendibili all’anno per ogni ospite. Nel corso dello scorso anno, hanno usufruito del servizio 650 utenti singoli e 200 famiglie.

Casa della Carità: 650 utenti singoli e 200 famiglie hanno usufruito lo scorso anno del servizio guardaroba

La responsabile del servizio guardaroba, Cristina Bonaiti, insiste sul valore dell’educazione alla spesa: “Il nostro, oltre che uno strumento di assistenza, deve essere anche un momento di formazione e crescita delle persone”.

Le tessere hanno validità annuale e sono distribuite dal Centro di Ascolto della Casa della Carità, che verifica le condizioni dei richiedenti e dispone l’eventuale rinnovo. Chi ha la tessera, fissa un giorno in cui “fare la spesa” assistito da un volontario. Nel servizio prestano la loro opera venticinque persone, i martedì e i giovedì mattina (dalle 9 alle 11) sono dedicati al ritiro degli indumenti, mentre i lunedì, i mercoledì e i venerdì (dalle 14 alle 16,30) il guardaroba è aperto per gli ospiti. Di norma, gli appuntamenti per ogni persona sono quattro all’anno, uno a ogni cambio di stagione, ma c’è comunque la massima disponibilità a venire incontro alle esigenze e alle necessità di ognuno.

Ma non ci sono solo gli ospiti con tessera, ci sono anche le emergenze che in genere riguardano persone senza dimora che arrivano al servizio guardaroba quando ne hanno bisogno: può servire loro un giaccone o una coperta per il freddo, delle magliette per l’estate, piuttosto che scarpe o felpe. Si tratta quindi di un servizio fondamentale perché assiste chi vive in strada, e può contare solo sui pochi indumenti che stanno in uno zaino o in una borsa.

Lo scorso anno, come detto, si sono rivolti al servizio guardaroba della Casa della Carità 650 utenti singoli e 200 famiglie. “La maggioranza – spiega la responsabile – sono persone tra i venti e i cinquant’anni. Le famiglie sono quasi tutte straniere, composte dai genitori e da due-tre figli in età scolare”. Mentre tra le persone singole ci sono i senza dimora, ma anche pensionati che faticano ad arrivare a fine mese, questi ultimi mostrano nel tempo un trend in leggero aumento.

Il profilo anagrafico fa capire che nella maggioranza dei casi i capi da distribuire devono soddisfare un gusto giovanile: non si può pensare di dare la camicetta o la gonna della nonna a una ventenne. E qui va
sottolineato un altro punto: è importante che il vestiario che viene donato sia in buone condizioni. Significa che deve essere lavato, in ordine (ad esempio, no alle cerniere rotte, agli orli sfatti, ai bottoni mancanti) e che deve rispettare la dignità di chi indosserà quel capo. Per motivi igienici, la biancheria intima che viene distribuita è solo nuova e quindi acquistata dalla Casa della Carità con le offerte ricevute. Oltre ai capi di abbigliamento per adulti e bimbi, al servizio guardaroba si possono trovare calzature, biancheria per la casa, per la cucina e il bagno, coperte, piumoni e sacchi a pelo. È un servizio prezioso per dare dignità alle persone e alle famiglie in difficoltà che è possibile grazie alla generosità della comunità attenta a questi fratelli.