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Lecco risponde alle “magliette nere” con una piazza colorata

Oltre 300 in piazza contro la «camminata» di CasaPound: bandiere, applausi e un messaggio chiaro. «Lecco è di chi se ne prende cura. La giustizia fai da te è inaccettabile»

Lecco risponde alle “magliette nere” con una piazza colorata

Lecco risponde alle magliette nere con una piazza colorata. La città replica alla «camminata» di una decina di esponenti di estrema destra con un corteo di oltre 300 persone che ha sfilato per il salotto buono con in testa e nel cuore uno slogan: «Lecco è di chi se ne prende cura».

Lecco risponde alle “magliette nere” con una piazza colorata

È stata una manifestazione molto partecipata quella andata in scena nel capoluogo nella serata di ieri, martedì 29 settembre 2026. Un presidio, come sottolineato da Emanuele Manzoni di Avs, non organizzato da partiti e associazioni che vi hanno aderito, bensì dalle cittadine e dai cittadini che hanno invocato una risposta popolare alla «ronda» promossa due settimane fa da CasaPound Italia insieme al comitato Remigrazione e Riconquista.

I lecchesi si sono dati appuntamento in piazza Diaz, all’ombra di Palazzo Bovara, simbolo delle istituzioni cittadine, per ribadire innanzitutto un concetto che, in democrazia, è e deve essere basilare: «La sicurezza è un diritto e a tutelarla ci sono istituzioni e forze dell’ordine. La giustizia fai da te è inaccettabile».

Emanuele Manzoni di Avs

Lo ha detto proprio Manzoni, che ha aperto gli interventi: «La scelta di parlare di sicurezza nasce dalla convinzione che sia una cosa seria, da affrontare alla radice. I facili slogan, le semplificazioni e la ricerca ossessiva di un nemico non portano a soluzioni reali: servono solo a ottenere qualche like e follower e a fare propaganda gratuita per alcune forze politiche che dovrebbero essere illegali nel nostro Paese. È inspiegabile come a CasaPound sia ancora permessa agibilità politica. O come comitati che parlano di “remigrazione” possano riportare nel dibattito gli anni più bui della nostra storia. La scelta di questa sera è dare voce alle associazioni che ogni giorno, in silenzio e senza grandi manifestazioni, fanno sicurezza e costruiscono sicurezza. Perché la sicurezza passa dal welfare, dalla coesione, da una piazza abitata e vissuta, dalla capacità di contrastare l’aumento delle disuguaglianze e la marginalità, che possono generare insicurezza. Questa è la scelta di Lecco questa sera».

Sicurezza, appunto, è stato il mantra, declinato sotto diverse forme. «Non accettiamo radici fasciste, autoritarie e patriarcali che si esprimono nelle ronde – ha detto Raffaella Cerrato di Udi – Sotto il fascismo noi donne non eravamo niente. Per noi donne una città è sicura se siamo salve dai femminicidi, se in una città non ci sono uomini violenti e persone che rifiutano il concetto stesso di femminicidio. Perché le parole valgono e la vita di noi donne vale. La sicurezza va costruita non sulla paura dell’altro, ma sulla collaborazione e sulla condivisione, attraverso l’educazione affettiva nelle scuole. Significa prendersi cura della città, delle persone e dei loro diritti».

Raffaella Cerrato di Udi e Grazia Brambilla di Telefono Donna

Dello stesso avviso Grazia Brambilla di Telefono Donna: «Non ci servono le ronde, ci serve il diritto: solo quello ci può tutelare. Siamo capaci di decidere, abbiamo bisogno di uno Stato che faccia lo Stato e che sappia includere le diversità».

Il segretario provinciale del Pd Manuel Tropenscovino ha preso le distanze da una certa destra che «strizza l’occhio a gruppi che esprimono rigurgiti fascisti. Sicurezza significa libertà di poter vivere e muoversi liberamente. Da questo Governo, però, non abbiamo avuto risposte, ma soltanto slogan».

Il segretario provinciale del Pd Manuel Tropenscovino

Angelo De Battista ha tenuto a sottolineare che l’Anpi, in una città come Lecco che può vantare la medaglia d’argento al valor militare per la Resistenza
non sopporterà mai più manifestazioni nere come quelle che si sono svolte in centro, mentre Davide Ronzoni di Arci ha auspicato l’introduzione di politiche sociali completamente diverse, «che impegnino i soldi delle nostre tasse nella sicurezza dei diritti, non in quella sbandierata della militarizzazione o nell’acquisto di armi».

Angelo De Battista di Anpi

Intenso l’intervento di Alessia Maggi di Renzo e Lucio: «Le persone devono poter tornare a casa senza paura, attraversare una piazza o una via a qualsiasi ora, senza sentirsi minacciate e poter vivere gli spazi pubblici senza il timore di essere insultate o aggredite. È un problema che riguarda tutte e tutti, perché riguarda chi vive questi luoghi. La sicurezza è però una questione delicata e va affrontata con attenzione. La soluzione non può essere il singolo cittadino o un gruppo di cittadini che decide di farsi giustizia da solo: quando si arriva anche solo a pensare alla giustizia privata, è già troppo tardi. Per questo le ronde organizzate dai cittadini in nome della sicurezza non sono una soluzione. Una città sicura è quella in cui nessuno deve nascondere la propria identità e su questo, diciamolo, Lecco di strada ne deve ancora fare».

Alessia Maggi di Renzo e Lucio

Sicurezza da una parte e paura dall’altra. Ma quando si ha paura? «Quando non si conosce e quando si rimane chiusi nel proprio mondo», ha detto l’ex assessore Renata Zuffi di Ambientalmente.

Una convinzione condivisa anche dagli esponenti dei sindacati Cisl e Cgil, che hanno chiesto attenzione per l’integrazione e l’inclusione sociale, per la  casa e per la  salute mentale.

«I diritti pongono un limite – ha detto il segretario della Camera del lavoro lecchese Fabio Gerosa -La sicurezza non può essere solo una logica punitiva, come quella di chi si richiama al ventennio fascista. Il nostro Paese è nato sull’antifascismo».

Il segretario della Cgil Lecco Fabio Gerosa e l’ex sindaco Mauro Gattinoni

In piazza, a rappresentare Fattore Lecco, anche l’ex sindaco Mauro Gattinoni, che ha ricordato, ancora una volta, che l’esercizio legittimo della forza spetta solo allo Stato.

«Nessun altro è autorizzato ad autoproclamarsi difensore di qualcuno, in nome di qualsiasi valore o presunto tale. Questo accade in uno Stato di diritto: il nostro Stato è organizzato per garantirci la sicurezza come bene comune, come la scuola e la sanità. La sicurezza è garantita da professionisti, e li vedete in divisa. Sono loro che garantiscono la sicurezza nelle nostre strade, negli stadi, durante gli incidenti e anche nelle manifestazioni: professionisti formati e competenti. Non chi vorrebbe mandare qui con il mitra o il bazooka, strumenti peraltro addestrati a usare per altri scopi e certamente non per la sicurezza urbana. La sceneggiata di qualche settimana fa a Lecco non vogliamo più vederla. Lecco non se la merita, la sua storia partigiana non se la merita e soprattutto non se la meritano i cittadini. Quelle formazioni, è stato detto, richiamano i tempi peggiori della storia contemporanea. Il rischio è quello di abituarci, una goccia dopo l’altra. Si comincia così, accettando poco alla volta parole e concetti che fino a poco tempo fa erano impronunciabili. Noi non sappiamo cosa succederà né come si andrà avanti, ma diciamo che questa cosa non ci sta bene. E non ci sta bene a Lecco. Lo diceva Hannah Arendt: più della cattiveria dei pochi è pericolosa l’indifferenza dei molti. Noi non siamo indifferenti. Siamo qui perché queste cose non ci lasciano indifferenti e vogliamo che tutti sappiano che Lecco ha una dignità, ha una coscienza, ha la schiena dritta. È una comunità che ha la cura scritta nel proprio Dna».

Poi gli applausi e il corteo che si è messo in moto. Tra le bandiere colorate si è alzato un grido: «Boscagli dove sei?». Un’invocazione al sindaco che però non è stata raccolta dalla piazza. Perché ieri non era il momento delle polemiche, ma di vivere una città sicura, insieme.