cordoglio

L’ultimo saluto al dottor Maurizio Catagni, San Nicolò gremita per il professore

Folla ai funerali dell’81enne scomparso improvvisamente. Il prevosto Uberti: «Quante persone ha messo in piedi Maurizio». Commovente il ricordo della nipote Sara: «Ci mancherai, Mac»

L’ultimo saluto al dottor Maurizio Catagni, San Nicolò gremita per il professore

Una Basilica di San Nicolò gremita, questa mattina, lunedì 28 settembre 2026, per l’ultimo saluto al professor Maurizio Catagni, morto improvvisamente nei giorni scorsi a 81 anni. Pazienti, colleghi, amici e cittadini hanno riempito la chiesa  di Lecco per accompagnare il medico nel suo ultimo viaggio e stringersi alla famiglia. Una partecipazione numerosa, che ha restituito la misura del legame costruito da Catagni con la città e con le centinaia di persone che aveva curato nel corso della sua lunga carriera.

L’ultimo saluto al dottor Maurizio Catagni, San Nicolò gremita per il professore

Un rapporto che, per molti, era andato ben oltre la professione. Catagni aveva fatto della cura una parte fondamentale della propria vita, mettendo competenza e disponibilità al servizio dei pazienti. A rappresentare la città anche il gonfalone del Comune di Lecco.

La celebrazione è stata presieduta dal prevosto di Lecco, monsignor Bortolo Uberti, che nell’omelia ha ricordato Catagni come «un dono» per la sanità e per la città.

«Ha fatto tanto per i pazienti, anzi per le persone», ha sottolineato il prevosto, richiamando la capacità del professore di mettere la propria professionalità al servizio degli altri. Al centro dell’omelia il passo evangelico «Alzati e cammina». «Quante persone ha messo in piedi Maurizio, dando loro anche la dignità», ha detto monsignor Uberti, ricordando come Catagni avesse fatto della cura «la passione della sua vita».

Il prevosto ha poi concluso invitando la comunità a custodire ciò che il professore ha lasciato attraverso il suo modo di prendersi cura degli altri.

Toccante anche il ricordo letto dalla nipote Sara, che ha riportato tutti a una cena di pochi giorni prima.

«Ancora non mi par vero e non mi capacito di quanto è successo. Ma perbacco», ha esordito, citando una delle espressioni dello zio. «Eravamo veramente a cena mercoledì sera, in bella compagnia. Tu sì, sempre un po’ più magro, sempre scompigliato, un po’ più curvo, forse».

Nel suo ricordo c’è anche il legame con il padre Piero, amico di una vita di Catagni: «Il mio papà, il tuo amico Piero, mi ricorda e mi ricorderà sempre che tu, caro zio, sei e sarai l’unico vero amico che gli è rimasto e rimarrà». Sara ha ricordato anche il carattere diretto e talvolta burbero dello zio, raccontando con affetto una personalità che non conosceva mezze misure. «Tu eri così. Le parole non le trattenevi. Un po’ burbero, spavaldo, sicuro di te».

E poi quella sua inconfondibile «divisa»: «Jeans calati sul fondo schiena a semi piatto, calze bianche con mocassini, polo o camicia, sui maglioncini sempre coloratissimi. Mai visto con indosso un camice». Dietro quell’aspetto, sottolinea la nipote, c’era però «una professionalità indiscussa e lodata in tutto il mondo». Infine il ricordo dell’ultima telefonata, quando Catagni aveva chiamato per ringraziare della serata trascorsa insieme e per preoccuparsi della mamma di Sara, alla quale voleva fare gli auguri di compleanno. «Resta una vita piena di bei ricordi, che ognuno, a modo suo, tra quanti hanno avuto il piacere di incontrarti, conserverà per sempre nel cuore». Poi la frase finale, semplice e struggente: «Ci mancherai, Mac».

A rappresentare l’Amministrazione comunale di Lecco era presente l’assessore Alessandra Rota, insieme al gonfalone della città.

«Oggi Lecco perde un uomo, un professionista importante, che ha donato tutta la sua vita a disposizione dei suoi pazienti –  ha sottolineato Rota – Le tantissime persone presenti ne sono la risposta a tutto ciò che ha operato, in tutti i sensi, a ciò che ha fatto lui».

La presenza del gonfalone, ha aggiunto l’assessore, ha voluto rappresentare il legame tra Catagni e la città: «Anche il nostro Comune vuole testimoniare, ringraziandolo, tutto il bene che ha compiuto».

Mario Stojanovic