ECONOMIA

Industria, la Uilm a Lecco lancia l’allarme: «Difendere ora lavoro e produzioni»

Al direttivo territoriale della Uilm Lario il segretario nazionale Davide Sperti. Nel Lecchese 2,4 milioni di ore di cassa integrazione nel primo semestre: «Non siamo in crisi, ma i segnali non vanno sottovalutati»

Industria, la Uilm a Lecco lancia l’allarme: «Difendere ora lavoro e produzioni»

L’industria metalmeccanica lecchese continua a rappresentare uno dei motori dell’economia del territorio, ma sotto una superficie ancora solida iniziano a comparire segnali che il sindacato invita a non ignorare. È questo il quadro emerso dal direttivo territoriale della Uilm Lario, riunito oggi, venerdì 25 settembre 2026,  alle Officine Badoni di Lecco alla presenza del segretario generale nazionale Davide Sperti, dei dirigenti, dei delegati e dei rappresentanti sindacali delle province di Lecco, Como e Sondrio.

Industria, la Uilm a Lecco lancia l’allarme: «Difendere ora lavoro e produzioni»

Al centro dell’incontro le prospettive della metalmeccanica e le trasformazioni che stanno interessando la manifattura italiana. Dall’automotive alla crescita dei costi energetici, passando per la necessità di nuove competenze e di investimenti, il confronto ha affrontato i nodi che stanno mettendo alla prova un comparto considerato strategico per l’economia locale e nazionale.

Con Sperti sono intervenuti Fabio Dell’Angelo, coordinatore regionale Uilm Lombardia, Dario Esposito, segretario generale Uil Lario, ed Enrico Azzaro, della segreteria regionale Uil Lombardia, che ha aperto i lavori. All’appuntamento ha portato il proprio saluto anche il sindaco di Lecco Filippo Boscagli.

Particolare attenzione è stata riservata al Lecchese, territorio ad altissima vocazione metalmeccanica, che conta circa 32 mila addetti e quasi 2 mila imprese. I numeri continuano a raccontare una realtà produttiva significativa, ma accanto alla capacità di competere sui mercati si fanno strada alcuni campanelli d’allarme. Nel primo semestre del 2026 le ore di cassa integrazione nella metalmeccanica hanno raggiunto quota 2,4 milioni, con un incremento del 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E, secondo il sindacato, l’occupazione non sta crescendo allo stesso ritmo di produzione, ordini ed export.

«Lecco non è un territorio in crisi e sarebbe sbagliato raccontarlo così. Ma sarebbe altrettanto grave aspettare che i problemi diventino emergenze prima di intervenire – dichiara Sperti – qui esiste un patrimonio industriale straordinario, costruito in decenni di lavoro, competenze e sacrifici. Proprio per questo dobbiamo proteggerlo adesso».

L’obiettivo indicato dalla Uilm è quindi quello di intervenire prima che eventuali difficoltà si trasformino in situazioni irreversibili, puntando sulla programmazione e sugli investimenti.

«Quando aumentano gli ammortizzatori sociali, rallentano le assunzioni e alcune imprese cominciano a perdere ordini, per noi deve accendersi una luce. Non vogliamo arrivare ai tavoli quando resta soltanto da discutere quanti lavoratori devono uscire. Vogliamo conoscere prima i piani industriali, pretendere investimenti, formazione e nuove produzioni. La politica industriale serve a cambiare la traiettoria delle crisi, non semplicemente ad accompagnarne le conseguenze sociali».

Una partita che, per il segretario nazionale della Uilm, riguarda anche il futuro delle nuove generazioni.

«Il lavoro metalmeccanico – conclude Sperti – deve continuare a rappresentare una prospettiva di vita, soprattutto per i giovani. Significa salari adeguati, sicurezza, professionalità riconosciute e possibilità di crescere. Difendere l’industria significa difendere tutto questo: non soltanto le fabbriche, ma il futuro delle persone e dei territori che intorno a quelle fabbriche hanno costruito la propria storia».