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Gilardoni fa scuola di innovazione grazie ai fondi regionali

L'assessore regionale Fermi a Mandello del Lario per verificare come sono stati impiegati i fondi del bando Collabora & Innova: al centro un sistema che individua le batterie al litio nei rifiuti elettronici

Gilardoni fa scuola di innovazione grazie ai fondi regionali

Un sistema capace di individuare le batterie al litio nascoste nei rifiuti elettronici prima che finiscano nei frantumatori. Questo il progetto che venerdì 18 settembre ha portato l’assessore regionale a Università, Ricerca e Innovazione Alessandro Fermi negli stabilimenti di Gilardoni, a Mandello del Lario. La visita, alla quale ha preso parte anche il sottosegretario regionale all’Autonomia Mauro Piazza, ha permesso di vedere da vicino come sono stati utilizzati i fondi di Regione Lombardia.

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Alla scoperta delle imprese sostenute da Regione

Quella all’azienda lecchese è solo l’ultima delle tappe che da aprile stanno portando l’assessore nelle realtà lombarde che hanno sviluppato nuove idee grazie ai bandi regionali. A Mandello, il programma si è concentrato su una sola impresa, con una storia lunga ottant’anni e ormai alla quarta generazione familiare alla guida.

Gilardoni è oggi tra le principali aziende italiane nei sistemi a raggi X, a ultrasuoni e a risonanza magnetica, con applicazioni che vanno dall’industria al settore medicale fino ai controlli di sicurezza negli aeroporti. La mattinata si è aperta con una presentazione dei risultati raggiunti finora insieme a Cefriel e Seval nell’ambito del bando Collabora & Innova. Il senso delle visite ha chiarito Fermi, è proprio questo:

«Con questo tour il nostro obiettivo è andare a verificare dove finiscono i soldi che mettiamo a disposizione in ambito di ricerca».

Il progetto: dal controllo manuale all’ispezione automatica

Una batteria al litio che finisce non individuata nelle linee di frantumazione dei RAEE, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, può andare in corto circuito per lo stress meccanico, incendiarsi o esplodere, mettendo a rischio impianti e operatori. Oggi la rimozione è interamente manuale. Il sistema messo a punto da Gilardoni punta ad affiancarla con un controllo automatico: i raggi X ispezionano i rifiuti mentre scorrono sulla linea di trattamento, mentre gli algoritmi di intelligenza artificiale elaborano le immagini in tempo reale e segnalano all’operatore presenza e posizione delle batterie, così da poterle togliere prima della frantumazione.

«L’obiettivo è automatizzare il controllo, riducendo notevolmente il rischio che una batteria entri nel processo di frantumazione, rischiando di incendiarsi o esplodere. Fornendo agli operatori allarmi automatici che segnalino la presenza delle batterie», ha spiegato Luca Ghislanzoni, CPO dell’azienda.

Il progetto vale oltre 3,5 milioni di euro, a fronte di un contributo pubblico complessivo di 1.653.530 euro assegnato al partenariato guidato da Gilardoni. Il cronoprogramma prevede tra fine 2026 e inizio 2027 la raccolta di dati su RAEE e batterie in condizioni sempre più vicine a quelle operative e l’ottimizzazione degli algoritmi, mentre dal secondo trimestre del 2027 partirà la progettazione del dimostratore finale, destinato a portare il sistema dal laboratorio agli impianti veri e propri.

Il bando Collabora & Innova, che ha messo a disposizione 156 milioni di euro, sostiene progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nati dalla collaborazione tra imprese e organismi di ricerca.

Il valore dei fondi regionali

Sul valore dei finanziamenti si sono soffermati sia i vertici aziendali sia gli esponenti della Regione. Per Ghislanzoni, i bandi finanziati con il programma FESR 2021-2027 hanno consentito all’azienda di sviluppare nuovi prodotti, e non solo a lei.

«Se non si fa ricerca non si riesce a restare competitivi sul mercato. Grazie a Regione Lombardia e ai vari bandi, tra cui Techfast, Ricerca & Innova, Rafforza & Innova e ora Collabora & Innova, le aziende del territorio possono sviluppare nuovi prodotti», ha detto.

Fermi ha spiegato che il progetto sfrutta l’esperienza maturata negli 80 anni dell’azienda:

«In questo caso, si tratta di un progetto totalmente innovativo, che parte dal presupposto che oggi le batterie al litio sono aumentate a dismisura e, oltre a causare un problema di smaltimento, rappresentano anche una fonte di pericolo. Sfruttando la tecnologia a raggi X che Gilardoni porta avanti ormai da ottant’anni in vari settori, questo progetto permetterà di disporre di un macchinario che, attraverso i raggi X, riuscirà a individuare all’interno dei rifiuti la presenza di litio, salvaguardando in primis chi si occupa dello smaltimento di tali rifiuti, ma non solo».

L’assessore ha poi richiamato il rapporto tra pubblico e privato:

«Il pubblico mette una parte, il privato ci mette la sua. E questi progetti sono storie di successo, con ricadute concrete per i cittadini».

Più ampio il ragionamento del sottosegretario Piazza, che ha collocato la vicenda nel tessuto produttivo lecchese:

«Quello di Lecco è un tessuto prevalentemente manifatturiero, che è sempre stato capace di affrontare le diverse crisi e i diversi cambiamenti sugli scenari mondiali. Per farlo serve un talento imprenditoriale non banale, ma l’aiuto delle istituzioni rappresenta sicuramente un tassello fondamentale di questo cammino. Oggi abbiamo visto un esempio concreto di come il denaro dei contribuenti diventi un sostegno per le imprese, che a loro volta possono continuare a investire e a fare il loro lavoro, che è principalmente quello di distribuire ricchezza».