Resistenza

L’ANPI ricorda l’8 settembre: «Una memoria che parla al presente»

Enrico Avagnina, «non è un anniversario decennale, ma resta fondamentale per il carattere antifascista della città di Lecco».

L’ANPI ricorda l’8 settembre: «Una memoria che parla al presente»

Il comitato provinciale ANPI di Lecco ha invitato iscritti, simpatizzanti e cittadinanza a un momento di memoria ieri pomeriggio, martedì 8 settembre 2026, in largo Montenero, davanti al monumento dedicato ai caduti lecchesi della Lotta di Liberazione. Un appuntamento semplice ma sentito, pensato per riportare l’attenzione su una data che, come ha ricordato il presidente Enrico Avagnina, «non è un anniversario decennale, ma resta fondamentale per il carattere antifascista della città di Lecco».

Lecco, l’ANPI ricorda l’8 settembre: «Una memoria che parla al presente»

Avagnina ha spiegato che l’incontro nasce dal desiderio di far conoscere, anche solo con brevi cenni biografici, le storie delle donne e degli uomini ricordati sulla lapide. Ha sottolineato come la presenza femminile sia ridotta perché «molti giovani partiti per la guerra non hanno neppure avuto il tempo di amare», e alcuni arrivavano già segnati dai lutti del conflitto del ’15-’18. L’ANPI, ha aggiunto, dedicherà altri appuntamenti nel corso dell’anno alle diverse forme di Resistenza: dai partigiani alle formazioni armate, dagli internati militari ai deportati politici, dalle donne agli antifascisti cattolici. «Vogliamo tenere vivo ciò che è cambiato dopo l’8 settembre: il fascismo, il colonialismo, la guerra e ciò che la Resistenza ha reso possibile, ovvero la democrazia e le parole della Costituzione».

Durante la commemorazione sono stati letti alcuni nomi incisi sulla lapide, prima di ricordare le prossime date che l’ANPI intende celebrare: il 20 settembre, il 17 ottobre 1943 con la battaglia d’Erna, il 7 marzo 1944 con gli scioperi, il 27 aprile 1945, oltre alle ricorrenze canoniche come il 27 gennaio. «Ci ritroveremo qui, in questo luogo», ha ribadito Avagnina, senza dimenticare «le date tragiche della Repubblica», come il 12 dicembre 1969.

La parola è poi passata a Patrizia Milani, che ha raccontato le vicende di Gaetano Invernizzi e Vera Ciceri, prima di lasciare nuovamente spazio ad Avagnina per le conclusioni.

Nella parte finale del suo intervento, Avagnina ha richiamato l’attenzione sui conflitti contemporanei. Ha ribadito la condanna dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, definita «una grave violazione del diritto internazionale», e ha chiesto un’iniziativa politica europea più forte, autonoma e diplomatica, contro «la logica del riarmo e dell’escalation militare». Ha ricordato anche il genocidio di Gaza, denunciando il blocco degli aiuti umanitari e ribadendo il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, «senza che la solidarietà venga confusa con l’antisemitismo», distinguendo sempre «il popolo ebraico dalle scelte politiche del governo israeliano».

Avagnina ha poi richiamato i segnali preoccupanti provenienti dall’Europa, citando l’affermazione delle destre radicali in Sassonia, «che riporta a scenari da anni Trenta». Ha criticato «l’uso violento delle parole» e il comportamento di alcune cariche istituzionali che «giurano sulla Costituzione pur sapendo di non volerla applicare». L’invito dell’ANPI è a «smascherare gli inganni» e a restituire valore alle parole della Carta, affinché restino la base di ogni programma politico.

La conclusione è stata affidata a una riflessione più ampia: evitare che i conflitti si trasformino in odio, rafforzare la partecipazione, ampliare gli spazi civili, sostenere i corpi intermedi e i luoghi dove le tensioni sociali possono trovare ascolto. Avagnina ha chiuso citando Danilo Dolci, ricordando che «occorre un enorme lavoro educativo attraverso cui l’umanità si riconosca, si curi e si rinnovi». Un invito a tornare alla democrazia, alla pace, alla libertà, a un’Italia «accogliente e antifascista».