politica ed etica

Suicidio medicalmente assistito, Zamperini interroga la Regione: «Non esiste il diritto alla morte»

Zamperini e Forte chiedono chiarezza alla Giunta sulle modalità della procedura: «Verificare coerenza con normativa e principi costituzionali»

Suicidio medicalmente assistito, Zamperini interroga la Regione: «Non esiste il diritto alla morte»

Approderà  in Consiglio regionale della Lombardia la questione del fine vita e del suicidio medicalmente assistito. È stata infatti depositata un’interrogazione sul primo caso lombardo di suicidio medicalmente assistito interamente gestito dal Servizio sanitario regionale. Primo firmatario è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Matteo Forte, mentre secondo firmatario è il lecchese Giacomo Zamperini. Il documento sarà discusso in Aula martedì 15 settembre 2026

Il riferimento è al caso di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, morto il 25 agosto dopo aver ottenuto l’assistenza del Servizio sanitario regionale. Si tratta del primo caso in Lombardia nel quale il sistema sanitario regionale ha organizzato l’intera fase attuativa della procedura, compresa l’assistenza sanitaria, il farmaco e la strumentazione necessari e l’individuazione del luogo.

Suicidio medicalmente assistito, Zamperini interroga la Regione: «Non esiste il diritto alla morte»

L’interrogazione chiede alla Giunta regionale di fare chiarezza sulle modalità e sui presupposti della procedura adottata, verificandone la coerenza con i principi costituzionali, con la normativa nazionale e con la deontologia medica.

Una presa di posizione netta arriva da Zamperini, che ribadisce la contrarietà al riconoscimento di un diritto al suicidio medicalmente assistito.

«Vogliamo ribadire un principio chiaro ed indiscusso: non esiste il diritto alla morte. Con il collega Matteo Forte abbiamo pensato a questa interrogazione per fare chiarezza e dare un segnale chiaro», afferma il consigliere regionale lecchese.

Per Zamperini, su un tema tanto delicato «abbiamo il dovere di essere trasparenti e non di scoprire dai giornali iniziative che non condividiamo». La posizione di Fratelli d’Italia, spiega, è quella di distinguere tra il diritto alla morte e il diritto all’assistenza sanitaria.

«Non esiste un diritto al suicidio, ma esiste il diritto all’assistenza sanitaria. Esiste il diritto alla vita e a vivere con dignità, anche nella fase più difficile e dolorosa della malattia», sottolinea.

Da qui il richiamo alla necessità di garantire assistenza e sollievo alle persone malate, evitando sia l’abbandono alla sofferenza sia l’accanimento terapeutico.

Il tema, per Zamperini, si lega quindi direttamente alle cure palliative, sulle quali Regione Lombardia dovrebbe concentrare maggiori risorse.

«Crediamo che le risorse pubbliche debbano essere investite sempre di più nelle cure palliative e nella capacità del nostro sistema sanitario di accompagnare ed assistere le persone che stanno male e le loro famiglie», sostiene.

Una posizione sintetizzata con un paragone particolarmente netto: «Non vogliamo utilizzare le risorse dei lombardi per organizzare la morte: vogliamo investirle per la vita, per una vita più dignitosa e senza sofferenza».

L’esponente di Fratelli d’Italia indica quindi questa come la direzione che, a suo giudizio, deve continuare a seguire la sanità lombarda, chiudendo con una critica alla gestione delle priorità del sistema sanitario: «Non accetteremo mai di vivere in una regione dove arriva prima il diritto al suicidio medicalmente assistito rispetto ad una Tac o ad altri esami che possono salvare delle vite».