La Lombardia entra nel 2026 confermandosi il motore trainante della produzione nazionale, capace di innovare, competere ed esportare. Dietro la tenuta dei valori medi complessivi, però, si nascondono profonde differenze territoriali, un aumento della cassa integrazione straordinaria, forti pressioni sui costi di produzione e un progressivo peggioramento delle aspettative delle imprese.
È quanto emerge dall’analisi sullo stato del sistema produttivo lombardo realizzata dalla UIL Lombardia. Pur non trovandosi in una fase apertamente recessiva, il quadro economico richiede un cambio di passo strategico per evitare che le debolezze strutturali possano compromettere la tenuta occupazionale e la coesione sociale della regione.
Lecco accelera sui mercati esteri: export in crescita del 6,3%
«La Lombardia entra nel 2026 con un sistema produttivo ancora capace di crescere, innovare ed esportare. La tenuta dei valori medi convive però con pressioni sui costi, aspettative in peggioramento, forti differenze territoriali e, come già analizzato in un precedente report UIL, con un aumento della cassa integrazione straordinaria. La fase non è recessiva, ma richiede una politica industriale preventiva, selettiva e partecipata», precisa il Segretario Generale UIL Lombardia Antonio Albrizio.
La Lombardia continua a realizzare da sola il 25,2% dell’intero export italiano, con il comparto manifatturiero che rappresenta il 97% delle esportazioni regionali. L’ammontare complessivo delle esportazioni supera i 40,9 miliardi di euro, con una variazione annua dello 0,0% e una contrazione del 6,5% su base congiunturale.
Le importazioni si attestano invece a 42,8 miliardi di euro, in calo del 7,5% su base annua e del 2% rispetto al periodo precedente. Il saldo commerciale regionale risulta così negativo per circa 1,9 miliardi di euro.
«A livello settoriale si evidenzia una marcata polarizzazione delle performance», sottolinea il Segretario Confederale UIL Lombardia Vittorio Sarti. Crescono i mezzi di trasporto, con un +12,1%, e la farmaceutica, che registra un +9,7%. In difficoltà invece il tessile-abbigliamento-pelli, in calo del 7,9%, la chimica, che perde il 6,1%, e i macchinari, in diminuzione del 5,5%.
Sul fronte dei mercati, aumentano le esportazioni verso la Svizzera, con un +21,2%, e verso l’Unione europea, in crescita dell’1%, mentre diminuiscono quelle dirette negli Stati Uniti, che segnano un -4,4%.
Anche sul versante della cassa integrazione il quadro presenta elementi differenti: la CIG complessiva diminuisce del 14,4% e la CIGO del 26,2%, mentre la CIGS aumenta del 14,9%. Quest’ultima è maggiormente collegata a riorganizzazioni, crisi aziendali e contratti di solidarietà.
A livello geografico, soltanto sei province lombarde su dodici registrano una crescita delle esportazioni. Un dato che evidenzia come la media regionale non sia sufficiente per leggere le dinamiche dei singoli territori.
«Per fare fronte a questa situazione e prevenire impatti occupazionali negativi, come UIL Lombardia proponiamo di affiancare al Patto per lo Sviluppo una lettura industriale provinciale stabile, focalizzata sul monitoraggio delle filiere prioritarie, sugli investimenti, sul rafforzamento delle competenze, sulla gestione trasparente della CIG e sulla verifica puntuale delle vertenze territoriali», conclude Sarti.
In questo scenario, Lecco si distingue positivamente. «La provincia di Lecco registra una crescita delle esportazioni del +6,3% su base annua. Un risultato rilevante che posiziona il territorio lecchese al secondo posto in tutta la Lombardia per dinamismo dell’export, alle spalle solo di Varese», evidenzia il coordinatore UIL Lario Dario Esposito.
A trainare la performance lecchese è soprattutto la forte vocazione manifatturiera e metallurgica del territorio, capace di intercettare le filiere ad alto valore aggiunto e la domanda dei mercati esteri più resilienti.
Il dato positivo, tuttavia, non deve far abbassare la guardia. Secondo la UIL, le tensioni sui costi delle materie prime, la contrazione generalizzata del comparto dei macchinari e l’aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali richiedono un monitoraggio costante per tutelare l’occupazione e garantire sostenibilità alla crescita.
La graduatoria provinciale conferma il buon momento di Lecco, seconda con il +6,3%, dietro a Varese, che registra un +23,2%. Seguono Monza e Brianza (+5,7%), Brescia (+0,7%), Mantova (+0,5%) e Cremona (+0,1%). In calo invece Milano (-0,5%), Como (-2,2%), Bergamo (-6,4%), Pavia (-14%), Sondrio (-16,2%) e Lodi (-21,6%).