SICUREZZA

Il figlio, il carabiniere, la banca: allarme truffe a Lecco

Dalle telefonate del falso figlio ai messaggi WhatsApp, dalle truffe sentimentali al falso tecnico: all’incontro alla Casa della Carità l’ispettore Stefania Cusatis ha spiegato come riconoscere i raggiri e perché segnalare subito anche i tentativi falliti

Il figlio, il carabiniere, la banca: allarme truffe a Lecco

Non fidarsi degli sconosciuti, non lasciarsi convincere dalla fretta e dalla paura, verificare sempre prima di consegnare denaro o informazioni personali. Ma soprattutto chiamare il 112, anche quando la truffa non è andata a segno. È questo uno dei messaggi principali emersi ieri, giovedì 27 agosto 2026, durante l’incontro sulla prevenzione delle truffe ai danni degli anziani, alla Casa della Carità di Lecco.

L’ispettore Stefania Cusatis ha spiegato come riconoscere i segnali che possono precedere un raggiro e quanto sia importante comunicarlo subito, per permettere alla Polizia di intervenire.

«La prevenzione aiuta sicuramente a mettere in campo degli strumenti di autodifesa», ha spiegato l’ispettore. Ascoltare e conoscere questi meccanismi aiuta a riconoscere il raggiro e a segnalarlo tempestivamente alle forze dell’ordine. «Spesso arriviamo quando purtroppo quando la persona ha già consegnato denaro o gioielli e il trauma si è già verificato».

È quindi l’informazione stessa a diventare parte della prevenzione. Conoscere le modalità utilizzate dai truffatori significa avere uno strumento in più per non lasciarsi sopraffare dalla situazione.

Accanto ai raggiri più tradizionali, basati sul contatto diretto con la vittima, si diffondono sempre più quelli che sfruttano WhatsApp, e-mail e social. Un cambiamento favorito dalla digitalizzazione e dal fatto che molti anziani, spesso alle prese con la solitudine, possono essere più esposti a contatti con sconosciuti.

«Se da un lato la tecnologia ci offre diverse possibilità e ci semplifica la vita, dall’altro ci espone a rischi nuovi, a cui dobbiamo imparare a prestare attenzione», ha dichiarato l’ispettore.

Il figlio, il carabiniere, la banca: le truffe telefoniche

Tra le modalità più insidiose ci sono quelle che arrivano al telefono e fanno leva sulla paura. Un figlio o un nipote coinvolto in un incidente, un conto corrente a rischio, una telefonata apparentemente proveniente dalla banca o dalle forze dell’ordine: il racconto viene costruito per sembrare urgente e spingere la vittima a consegnare denaro o a compiere rapidamente un’operazione, senza avere il tempo di verificare.

«L’urgenza crea uno stato emotivo che non permette alle vittime di ragionare», ha spiegato l’ispettore. «E quando la persona inizia a fare domande, il tono può cambiare: alla disponibilità iniziale possono subentrare insistenza e aggressività».

Tra gli episodi raccontati c’è quello del falso figlio o del falso carabiniere. La telefonata può iniziare con una domanda apparentemente innocua, lasciando che sia la vittima a fornire inconsapevolmente le informazioni utili al truffatore. Da lì, il racconto viene costruito e adattato sulla base delle risposte ricevute: un incidente, un problema improvviso, la necessità di trovare rapidamente del denaro.

In altri casi, alla vittima viene chiesto di spostare i propri risparmi su un altro conto per «metterli al sicuro». «A quel punto viene chiesto di effettuare un bonifico istantaneo e, una volta trasferito il denaro, il recupero diventa molto improbabile», ha spiegato l’ispettore.

Raggiri online: SMS, WhatsApp, investimenti e relazioni virtuali

Anche i messaggi possono diventare uno strumento per ingannare le vittime. Tra gli esempi raccontati durante l’incontro, quello del falso familiare che scrive «Mamma, ho perso il telefono» e chiede denaro per acquistarne uno nuovo.

Altri messaggi possono invece apparire come comunicazioni della banca: «Se non è stata lei a fare questa operazione, chiami il numero indicato». In questi casi è fondamentale non cliccare sui link e non richiamare i numeri presenti nel messaggio, ma verificare direttamente attraverso i canali ufficiali.

Tra i raggiri che si sviluppano online ci sono anche le false proposte di investimento. Il contatto può iniziare su WhatsApp o sui social con una richiesta di poche centinaia di euro, presentata come un primo passo per ottenere un guadagno. Una volta conquistata la fiducia della vittima, le somme richieste possono aumentare, mentre risultati apparentemente positivi alimentano la convinzione di stare guadagnando.

Il problema emerge quando la vittima prova a recuperare il denaro: a quel punto compaiono nuove richieste di pagamento, presentate come costi necessari per sbloccare il capitale.

Un meccanismo diverso, ma basato anch’esso sulla costruzione della fiducia, è quello delle truffe sentimentali. La relazione nasce online e può durare settimane o mesi, durante i quali il truffatore raccoglie informazioni personali e costruisce un rapporto sempre più stretto con la vittima. Il legame può poi trasformarsi in richieste di denaro, spesso legate a presunte emergenze o difficoltà.

«La solitudine è terreno fertile», è stato sottolineato durante l’incontro. Il rapporto può inoltre arrivare alla condivisione di fotografie o video personali, che possono essere successivamente utilizzati per ricattare la vittima. L’invito è a non cedere alle richieste e a rivolgersi alle forze dell’ordine.

Dallo specchietto alle monetine, fino al borseggio: la truffa passa dalla distrazione

Non ci sono però soltanto le truffe digitali. Tra i raggiri raccontati durante l’incontro ci sono anche quelli che avvengono per strada.

La cosiddetta truffa dello specchietto, per esempio, parte da un presunto incidente: la vittima viene accusata di aver urtato un’altra automobile e invitata a risolvere la questione pagando immediatamente il danno, senza coinvolgere le forze dell’ordine.

Altro stratagemma è quello delle monetine. Il denaro viene fatto cadere vicino alla vittima per attirarne l’attenzione e, approfittando della distrazione, può essere sottratto qualcosa dalla borsa.

Lo stesso meccanismo può passare anche attraverso un contatto fisico apparentemente innocuo. L’ispettore ha raccontato di un uomo avvicinato all’uscita di una chiesa da una donna che, con atteggiamento affettuoso, lo aveva abbracciato. Solo in un secondo momento si era accorto di non avere più l’orologio al polso.

«La distrazione della vittima diventa l’occasione per entrare in azione e portare a termine il furto», ha concluso Cusatis.

Il falso tecnico entra in casa

Un altro dei raggiri illustrati riguarda l’ingresso nelle abitazioni. Il pretesto è quello di un controllo agli impianti, all’acqua, alla caldaia o di altri interventi che richiederebbero l’accesso alla casa.

Il falso tecnico si presenta con un atteggiamento professionale e spiegazioni apparentemente credibili. In un caso raccontato durante l’incontro, alla vittima era stato chiesto un campione d’acqua da conservare in frigorifero per una presunta analisi. Mentre seguiva le indicazioni, un complice sarebbe entrato nell’abitazione, riuscendo a sottrarre dei gioielli.

«In caso di dubbi, è sempre bene verificare che l’intervento sia stato realmente richiesto prima di aprire la porta. Si può contattare direttamente l’ente o la società interessata, utilizzando i recapiti ufficiali», ha spiegato l’ispettore.

«Chiamate il 112», anche se la truffa non è riuscita

«Io continuo a dirvelo. Dovete chiamare il 112», ha ribadito l’ispettore.

La chiamata non è necessaria soltanto quando il denaro o i beni sono già stati consegnati: anche un tentativo fallito è importante da segnalare.

Se una persona ha riconosciuto il raggiro, ha riattaccato e non ha consegnato nulla, potrebbe pensare che non sia necessario fare altro. Per le forze dell’ordine, invece, quella telefonata può fornire un’informazione importante.

«La segnalazione serve ad allertare e ad attivare i servizi sul territorio», ha spiegato Cusatis. «Se sappiamo che questo tipo di truffa è in corso, non siamo più alla cieca: possiamo intervenire e prestare attenzione anche alle altre potenziali vittime».

La tempestività è quindi decisiva, anche perché permette di intervenire nella flagranza di reato. «Con il passare del tempo dall’accaduto non abbiamo più gli stessi poteri di intervento. Per questo è fondamentale che la segnalazione arrivi subito: nell’immediatezza dei fatti possiamo attingere a più strumenti di intervento e avere maggiori possibilità di fermare i responsabili».

Infine, Cusatis ha parlato anche della vergogna che può accompagnare le vittime di una truffa. Non è soltanto la perdita di denaro a pesare, soprattutto quando le somme sono importanti, ma anche la consapevolezza di essere caduti in un raggiro che, a posteriori, può sembrare assurdo o difficile da comprendere.

Questo può portare le vittime a sentirsi ingenue e a fare fatica a raccontare quanto accaduto, arrivando in alcuni casi anche a rinunciare a denunciare.

«Purtroppo le vittime di questi reati si vergognano così tanto che diventano doppiamente vittime», ha sottolineato l’ispettore. «Raccontare quanto accaduto, invece, è fondamentale, perché può aiutare le forze dell’ordine a ricostruire i raggiri, individuare eventuali collegamenti tra episodi diversi e mettere in guardia gli altri».

Parlare di ciò che è successo significa anche contribuire a evitare che qualcun altro possa cadere nella stessa trappola.

Martina Brambilla