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Lecco, malato di tumore costretto a pagare 3.500 euro per operarsi

Liste d'attesa, gli Sportelli della Salute: «Situazione tragica». In un anno 102 ricorsi, il 96% accolti

Lecco, malato di tumore costretto a pagare 3.500 euro per operarsi

Nei gioni scorsi vi abbiamo illustrato  la situazione delle liste d’attesa della sanità a LeccoIl report di Asst aggiornato a marzo 2026 fotografa la situazione delle prestazioni di primo accesso: luci e ombre tra visite specialistiche ed esami diagnostici, con alcune eccellenze organizzative e criticità ancora molto marcate (clicca qui per tutti i dati). Ma dietro i numeri, le sigle e i codici di prenotazione ci sono persone. Uomini e donne che convivono con la malattia, con il dolore e con la paura. Una condizione che, in molti casi, si traduce in un’ansia tale da spingere a utilizzare i risparmi di una vita pur di ottenere una cura in tempi accettabili. Come il caso dell’uomo  malato di tumore costretto a pagare 3.500 euro per operarsi.

Lecco, malato di tumore costretto a pagare 3.500 euro per operarsi

«Tragica». Non trova altri aggettivi Marta Gatti, una dei sei volontari degli Sportelli della Salute di Lecco e Osnago, per definire la situazione delle liste d’attesa in provincia di Lecco. Da oltre un anno i volontari portano avanti una battaglia per la salute, la dignità e i diritti dei pazienti lecchesi, offrendo supporto gratuito a chi si vede negare il diritto alle cure nei modi e nei tempi previsti dalla legge.

«Dobbiamo ricordarlo: quello alla salute è l’unico vero “diritto esigibile”, cioè un diritto che il cittadino può pretendere concretamente dallo Stato», spiegano. Eppure, anche nella ricca e avanzata provincia di Lecco, qualcosa – anzi molto – non funziona.

«Come Sportello della Salute chiediamo soltanto che vengano applicate le normative nazionali e quelle adottate da Regione Lombardia, che impongono il rispetto delle tempistiche indicate dai medici. Eppure non accade. Basti pensare che in un anno abbiamo presentato 102 ricorsi, ottenendo un esito favorevole nel 96% dei casi».

Numeri che, secondo i volontari, raccontano una realtà precisa. «Un esito favorevole significa che, a fronte di una tempistica inizialmente non rispettata, viene poi trovato un posto entro i tempi previsti. Questo lascia pensare che le disponibilità esistano e che venga mantenuta una sorta di “tesoretto” di posti riservati proprio per far fronte agli eventuali reclami».

A preoccupare è anche un altro fenomeno. «Fino a qualche anno fa non succedeva. Oggi, agli sportelli del Cup vengono comunicate attese lunghissime, ma contemporaneamente il paziente viene informato che, scegliendo il privato, i tempi si riducono drasticamente. È una situazione intollerabile».

Dietro le statistiche ci sono però storie concrete. Sono vicende reali che arrivano quotidianamente agli Sportelli della Salute di Lecco e Osnago, anche se, per ragioni di privacy, i nomi dei pazienti non vengono resi noti.

Tra i casi segnalati c’è quello di un paziente che, lo scorso 23 febbraio, si è presentato allo sportello con una ricetta per una visita oculistica fissata al 28 febbraio 2028: oltre tre anni di attesa per una prestazione specialistica.

Ancora più complessa la situazione di un uomo affetto da carcinoma che, secondo quanto riferito dagli operatori, non avrebbe trovato disponibilità in tempi congrui per sottoporsi a un intervento chirurgico.

«In quel caso non solo abbiamo presentato ricorso – raccontano dallo sportello – ma abbiamo anche coinvolto il Difensore regionale, che è intervenuto con la direzione sanitaria dell’Asst di Lecco. Nonostante questo, non siamo riusciti a ottenere una presa in carico nei tempi previsti e il paziente, che non era nelle condizioni di attendere, si è rivolto al privato».

Il risultato, sempre secondo la testimonianza, sarebbe stato un esborso di circa 3.500 euro per un intervento di asportazione della cute.

I volontari raccontano inoltre di aver seguito pazienti ai quali era stata assegnata una visita con priorità di 30 giorni, ma con appuntamenti fissati oltre otto mesi dopo. «Contemporaneamente, per la stessa prestazione, veniva proposta una visita in intramoenia (Attività Libero Professionale Intramuraria) appena due giorni più tardi».

L’ultimo caso risale all’altra settimana e riguarda una persona di 81 anni, sottoposta a un intervento cardiaco all’ospedale di Lecco. Dopo il ricovero e un periodo di riabilitazione in un’altra struttura, alla dimissione le sono stati prescritti controlli e una visita cardiologica da effettuare entro due mesi, precisamente entro il 30 giugno. Anche in questo caso, però, non sarebbe stata disponibile alcuna data utile.

«Abbiamo presentato ricorso per agenda chiusa, perché le agende chiuse sono illecite – spiegano ancora dagli Sportelli della Salute – e abbiamo effettuato diversi solleciti, nell’ultimo dei quali abbiamo segnalato anche la nostra intenzione di rivolgerci ai Nas, i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri. A seguito di questa comunicazione, guarda caso, il giorno successivo le agende sono state riaperte e sono state rese disponibili tutte le date, sia per gli esami sia per la visita».

Accanto ai ricorsi individuali, gli Sportelli della Salute stanno predisponendo anche un ricorso collettivo nei confronti della Direzione generale di Asst Lecco, con l’obiettivo di ottenere una diversa organizzazione del servizio, così da evitare che venga negato non solo il diritto alla cura, ma anche quello alla diagnosi.

«In base alla nostra esperienza – spiegano – sono soprattutto la diagnostica, la dermatologia, la cardiologia e l’oculistica a registrare le maggiori criticità».

Per i volontari, i casi raccolti rappresentano il sintomo di un problema strutturale: la difficoltà del sistema sanitario nel garantire tempi certi e coerenti con le prescrizioni mediche. Una situazione che si traduce in disuguaglianze nell’accesso alle cure e in un crescente ricorso alla sanità privata da parte di chi può permetterselo. Le segnalazioni, sottolineano, continuano ad aumentare, soprattutto tra le fasce più fragili della popolazione.

L’obiettivo degli Sportelli della Salute, paradossalmente, è quello di non essere più necessari. «La nostra speranza è poter chiudere perché non ci sarà più bisogno di noi. Ma, nelle condizioni attuali, è impossibile. Tra Lecco e Osnago siamo meno di dieci volontari e le pratiche da seguire sono tantissime. Per questo cerchiamo persone disponibili a darci una mano».

Lo Sportello Salute Lecco è operativo nella sede di Sinistra Italiana, in corso Martiri della Liberazione 152/C, ogni giovedì dalle 10 alle 12. È contattabile all’indirizzo sportellosalutelecco@gmail.com. Lo Sportello Salute Meratese opera invece all’interno di Arci La Lo.Co., presso la stazione ferroviaria di Osnago, ogni lunedì dalle 10 alle 12 e ogni martedì dalle 18 alle 20. Per informazioni è possibile scrivere a sportellosalutemeratese@gmail.com.