“Spazio di vita”: un progetto all’insegna dell’accoglienza turistica e dell’intergenerazionalità. Presentato nella serata di ieri, martedì 14 luglio 2026, nel corso di un incontro tenutosi nella Sala civica di Villa Canali e aperto alla cittadinanza, il progetto di riqualificazione e la futura proposta gestionale dello storico immobile di Villa Sacro Cuore, situato nel centro di Civate.

Il recupero dell’immobile selezionato tra i Progetti Emblematici Maggiori
Il progetto di recupero dell’immobile, lo ricordiamo, è stato selezionato tra i Progetti Emblematici Maggiori sostenuti da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia. Il primo lotto del progetto prevede una spesa di 2 milioni e mezzo di euro, 1 milione e mezzo finanziati da Cariplo e da Regione, e per la restante parte a spese del Comune. Il primo lotto del progetto – che comprende il restauro completo del piano terra dell’edificio, con il rifacimento degli impianti, il rinforzo del solaio, il rifacimento delle facciate esterne dell’edificio e della copertura del tetto, il restauro di tutti i serramenti e la sistemazione delle aree esterne – sarà completato, salvo imprevisti dovuti a fattori esterni, da qui a tre anni.
L’immobile diventerà un luogo di incontro e di scambio, all’insegna dell’accoglienza turistica, dell’ospitalità dei più fragili e dell’intergenerazionalità, ma anche un polo culturale. Ad occuparsi della sua gestione sarà l’impresa sociale Girasole.
Gli interventi istituzionali
A fare gli onori di casa il vicesindaco Simone Scola, che ha dato il benvenuto ai presenti e ha passato la parola al sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia, Mauro Piazza: “Su questo Progetto Emblematico, Regione ha voluto credere fin da subito, perché metteva insieme diversi ingredienti: la sfida della rigenerazione urbana di un luogo che si inserisce nel tessuto storico di un paese, e la declinazione del tema del recupero abbracciando diversi aspetti, dall’accoglienza sociale all’ospitalità di studenti universitari. Ora bisogna realizzarlo: ci sono tanti vincoli che rendono difficile la messa a terra delle risorse stanziate, ed è importante per noi, come Regione, poter contare su un partner affidabile, e il Comune di Civate ha dimostrato di esserlo”.
Ha preso quindi la parola il sindaco Angelo Isella, che ha ringraziato il sottosegretario Piazza, la Giunta comunale e gli uffici comunali per il prezioso lavoro svolto, nella figura in particolare del geometra Paolo Orsenigo, responsabile dei lavori, e della responsabile dell’area Servizi sociali Elena Viganò. “Quando abbiamo iniziato questo mandato, avevamo detto che la nostra parola d’ordine sarebbe stata rigenerazione: non solo delle cose – edifici, spazi, che certo sono importanti – ma anche della comunità. E io penso che, in questo senso, il nostro progetto sia davvero emblematico. Rigenerare spazi come questo significa rigenerare le comunità: non a caso il titolo del progetto è ‘Spazi di vita’ “.
Il primo cittadino ha quindi ricordato l’acquisizione all’asta, da parte del Comune, dell’immobile, che versava in stato di abbandono. “A gennaio 2025 avevamo in mano le chiavi, e in tre mesi, in collaborazione con il Politecnico di Milano, siamo riusciti a preparare lo studio di fattibilità e a presentarlo per partecipare al bando di Regione”, ha concluso il primo cittadino, che ha ringraziato le realtà civatesi presenti alla serata, che avranno un ruolo nel futuro dell’immobile: le due Rsa (Casa del Cieco e Brambilla-Nava) e le associazioni Luce Nascosta e Amici di San Pietro al Monte (quest’ultima avrà la propria sede a Villa Sacro Cuore).
Spazio quindi all’intervento di Paolo Dell’Oro, direttore della Fondazione Comunitaria del Lecchese, che ha portato i saluti del presidente del Fondo di Civate, Natale Castagna. “L’invito – ha detto Dell’Oro – è a muoversi in parallelo tra l’importante lavoro di ristrutturazione e l’appropriazione, da parte della comunità, di questo spazio; altrimenti il rischio è quello di vedere consegnato un edificio funzionale, che però fatica a decollare”.

Ha preso quindi la parola Virginio Brivio, presidente dell’impresa sociale Girasole, che gestirà i servizi che prenderanno vita all’interno dell’immobile, in particolare gli aspetti legati all’accoglienza, che non saranno rivolti solo ai civatesi, ma anche ai turisti. “Girasole ha deciso di non attendere la conclusione dei lavori, ma di iniziare subito a confrontarsi con la comunità affinché questo cantiere sia partecipato dalle componenti sociali civatesi”, ha precisato. “Sarà un luogo – ha spiegato – di intergenerazionalità, che sia attraverso un centro diurno integrato o attraverso un servizio di accoglienza di anziani fragili ma autonomi, lo vedremo più avanti. Ma anche un luogo di incontro tra civatesi e turisti, magari accogliendo scolaresche in gita o proponendo pacchetti culturali incentrati sui nostri gioielli culturali e naturali, per potenziare e strutturare la rete di gestione del turismo”.

Il progetto di recupero dell’immobile
E’ toccato quindi alla professoressa Mariacristina Giambruno del Politecnico di Milano (che insieme a Alessandro Pascuzzi, Morena Scaglia e Sonia Pistidda si è occupata del progetto) e all’architetto Luca Zambelli (che insieme a Silvia Vavassori ha avuto l’incarico per il progetto), illustrare nel dettaglio il progetto di recupero dell’immobile.
La professoressa Giambruno ha illustrato gli studi conoscitivi che il Politecnico ha dovuto affrontare per poi procedere alla stesura del progetto, a partire da una fase di ricerca storica, passando per i rilievi con il drone e il laser scanner, le prove sulle murature e sui solai, le analisi delle superfici e infine le termografie. Da queste analisi è emerso che la villa ha una struttura muraria solida.
Il progetto di recupero – ha spiegato – prevede che la villa conservi la propria struttura; i prossimi passaggi prevedono l’analisi dei serramenti, per capire come cercare di mantenerli garantendo comunque condizioni termiche interne funzionali. Nel corso di queste analisi, l’idea è quella di realizzare un cantiere pilota di sperimentazione delle tecniche da applicare poi sulle facciate esterne; “Ci piacerebbe aprire questo cantiere pilota anche ai cittadini, che in questo modo potranno assistere ai lavori dei restauratori e iniziare a farsi un’idea del risultato finale”, ha spiegato la professoressa: un modo per coinvolgere attivamente la comunità.

L’architetto Zambelli ha invece illustrato le risposte funzionali elaborate in relazione agli spazi interni dell’edificio, che prevedono la realizzazione di sale polivalenti (per 150 metri quadri, in rosa nella mappa), spazi museali, spazi di ristoro ( di 75 metri quadri, in giallo nella mappa, che potranno essere ampliati attraverso l’utilizzo della terrazza al piano superiore, che verrà collegata con una nuova scala esterna) e il futuro centro diurno (in arancione nella mappa), al piano terra, oltre alla riprogettazione delle aree esterne, con il recupero del portico, che potrà essere adibito a spazio di aggregazione e socialità.
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I piani superiori, che, come detto, rientrano nel secondo e nel terzo lotto dei lavori, attualmente non ancora finanziati, ospiteranno ambienti del centro diurno, come le stanze e una palestrina, e piccoli alloggi temporanei per anziani autonomi, alcune stanze a due posti e altre singole (in blu nella mappa). Mentre il terzo piano sarà destinato completamento agli alloggi.
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La proposta gestionale
Ad illustrare la futura proposta gestionale, Elena Nuozzi e Fabrizio Pozzoli, tecnici dell’impresa sociale Girasole. Tre le azioni cardine della proposta: governare e valorizzare i visitatori che già arrivano sul territorio, creando ricadute positive; attivare la comunità locale con modelli di invecchiamento attivo e scambio intergenerazionale; costruire un sistema di gestione replicabile ed economicamente sostenibile nel lungo periodo.

La proposta si è basata su un’analisi rigorosa del territorio, tramite un’operazione di monitoraggio dei dati, e sull’ascolto degli attori locali, tramite incontri con le associazioni locali, con la parrocchia, le Rsa, eccetera.
I dati parlano chiaro: la popolazione over 65 è in crescita costante sul territorio, per questo è necessario proporre modelli di invecchiamento attivo funzionali, che guardino agli anziani come ad una risorsa per la trasmissione dei saperi, garantendo loro spazi di aggregazione informale e evitando così il rischio di isolamento. La sfida – hanno spiegato – è trasformare un dato demografico in un’opportunità di innovazione sociale per tutto il territorio.
Per quanto riguarda il turismo, sono emerse alcune criticità, quali il sovraffollamento di San Pietro al Monte nei weekend, la mancanza di gestione dei flussi turistici, l’assenza di un infopoint territoriale unificato, la scarsa ricaduta economica sul paese, problemi logistici e un’offerta turistica frammentata e non coordinata. L’impresa sociale progetterà quindi degli interventi in questa direzione, che verranno monitorati per due anni di sperimentazione.
La serata si è conclusa con una riflessione del sindaco, che ha ricordato come la riqualificazione dell’immobile sia certamente una sfida ambiziosa, ma come in politica sia necessario guardare avanti e pensare alla comunità del futuro. Infine, è stata espressa la volontà di ritrovarsi con i cittadini, magari la prossima primavera, per aggiornare la comunità sugli sviluppi del progetto.