Mentre sono in corso i molti eventi di oggi, terza giornata del Lecco Film Fest 2026, è il momento del bilancio per la seconda, quella di ieri, venerdì 3 luglio. Dopo l’inaugurazione di giovedì ancora successi per la manifestazione che sta richiamando un folto pubblico a ogni evento proposto.
Lecco Film Fest, la seconda giornata: altro successo
Un’altra giornata all’insegna del cinema ha animato ieri il Lecco Film Fest, tra incontri, proiezioni, masterclass e una lunga notte sul Lago di Como.
Al mattino, la proiezione de “L’ottavo giorno”, il film di Tv2000 e Play2000 sulle vite dei senzatetto a Piazza San Pietro nell’anno del Giubileo. A presentarlo, la regista Sabrina Varani e il direttore di Tv2000 Vincenzo Morgante.
La regista ha raccontato: «Credo che dovrebbe essere una missione di ogni essere umano dare spazio a chi vive maggiori difficoltà e a chi ha più bisogno di essere ascoltato. È questo l’aspetto a cui tengo di più, nel mio percorso professionale: lavorare nelle zone della marginalità, dove però si scopre un’enorme ricchezza di vita. Sono luoghi che permettono non solo di guardare gli altri, ma anche di riconoscere qualcosa di sé. È un’esperienza di conoscenza profonda di sé, prima ancora che professionale. Dopo questo film il mio sguardo è cambiato radicalmente. Con alcuni dei protagonisti è nato un rapporto di autentica amicizia, che mi ha arricchita dal punto di vista umano».
«Questo documentario si inserisce perfettamente nella mission di Tv2000 – ha spiegato Vincenzo Morgante –. Forte della propria identità, la nostra emittente vuole continuare a esercitare anche un ruolo civile attraverso il modo di fare televisione. Qui abbiamo scelto di dare voce alle persone ascoltandole: non c’è una voce narrante che interpreta la realtà, ma sono i protagonisti stessi a raccontarsi. Anche la scelta di Sabrina Varani di tenere la macchina da presa mai al di sopra del loro sguardo, ma semmai al loro livello o persino leggermente al di sotto, è una decisione comunicativa di grande valore. Questo film mi ha confermato la bellezza del mio mestiere. Il servizio pubblico è, per noi, un modo di raccontare la vita delle persone con attenzione, responsabilità e umanità. Dal punto di vista personale, questa esperienza ha rafforzato in me la volontà di continuare su questa strada».
Tra i momenti più attesi, la masterclass del regista francese Stéphane Brizé, che, dopo la proiezione di In guerra, ha accompagnato il pubblico dentro il proprio cinema, raccontando il lavoro sullo sguardo, sui personaggi e sul rapporto tra realtà e racconto, in particolare concentrandosi sulla trilogia La legge del mercato (2015), In guerra (2018) e Un altro mondo (2021).
«Mi ci è voluto tempo per sentirmi legittimato ad affrontare certi temi con la libertà trovata poi nella trilogia. Seguivo registi come Ken Loach, e come lui mi interessa mettere l’uomo di fronte ai grandi meccanismi che regolano il mondo. Il cinema non è mai ideologico: sono un uomo che osserva i luoghi di disfunzione e le questioni etiche che vi si annidano. Aver affidato allo stesso attore i tre protagonisti della trilogia racconta come, a prescindere dai contesti, accada sempre la stessa cosa quando il mondo priva l’individuo della sua umanità: non diventiamo tutti psicopatici, ma le persone comuni possono trasformarsi profondamente.
Un set è costruito, ma deve restituire la vita così com’è: per questo mi affido spesso ad attori non professionisti, e insisto finché la verità dell’interpretazione non è credibile. Ogni film nasce da un lungo lavoro di ricerca sul campo, prima della sceneggiatura. Ma per restare credibili, serve anche uno slittamento verso la farsa: viviamo in un mondo dai toni già farseschi, ed è sempre più difficile restituirne oggi una rappresentazione fedele».
È stata poi la volta della proiezione di Agnus Dei di Massimiliano Camaiti. Il regista ha spiegato che il film è racconta una tradizione legata alla vita dei papi e che le riprese si sono svolte proprio nei giorni della morte di Papa Francesco, un evento non previsto che ha inevitabilmente influito sulla lavorazione e l’uscita del film e ha poi aggiunto: «Considero Agnus Dei il mio primo film. Esordire in Italia è molto difficile, ma sono contento di averlo fatto qui: mi ha aiutato a gestire tante responsabilità».
Grande partecipazione anche in Piazza XX Settembre, dove i genitori di Sammy Basso, Amerigo Basso e Laura Lucchin, insieme alla giornalista Chiara Pelizzoni e con la giornalista e conduttrice televisiva Francesca Fialdini, hanno presentato il libro Sammy. Una vita da abbracciare, regalando al pubblico un intenso momento di riflessione. L’evento è stato realizzato in collaborazione con l’iniziativa Libri Liberi di Confindustria Lecco e Sondrio
Nel corso del pomeriggio Olivia Musini ha ricevuto il Premio Lucia, consegnato da Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, riconoscimento del Lecco Film Fest dedicato alle protagoniste del cinema italiano. Ha parlato del ruolo del produttore: «Quello del produttore è un mestiere che negli anni ha vissuto un’evoluzione incredibile. Farlo oggi in Italia significa confrontarsi con difficoltà crescenti, legate anche alla proliferazione delle piattaforme. Ma il produttore resta il primo alleato del regista: può essere lui a trovare una storia da raccontare, o riconoscere nel regista che gli porta un’idea il film da realizzare. È un mestiere che tiene insieme cultura e industria, con l’auspicio di realizzare un film capace di ottenere un buon risultato al box office e di arrivare anche all’estero»
A seguire, pienone per l’incontro con Giorgio Pasotti, che ha ripercorso insieme alla giornalista Marta Cagnola alcune delle tappe più significative della sua carriera. Un talk intenso e partecipato, in cui l’attore si è raccontato ripercorrendo le scelte artistiche più coraggiose e gli incontri professionali che ne hanno segnato il percorso, tra cinema, teatro e televisione. Pasotti ha condiviso con il pubblico aneddoti e riflessioni sul mestiere dell’attore, regalando alla platea del Lecco Film Fest un momento di autentico confronto, accolto con grande calore ed entusiasmo.
Sold out infine in Piazza Garibaldi per Lino Musella e, a sorpresa, Fausto Russo Alesi che inizialmente non era previsto. Marco Bellocchio, che non ha raggiunto Lecco per problemi personali, ha salutato in diretta il pubblico. I due attori hanno presentato i primi episodi della serie Portobello, offrendo al pubblico una riflessione sul caso Enzo Tortora e sul ruolo della memoria nel racconto audiovisivo. Hanno poi raccontato il loro rapporto con Bellocchio. «Con Marco si fa esperienza di una libertà totale, fatta di coraggio e di onestà intellettuale. Lavorando con lui percepisci costantemente che è il film stesso a guidare il processo: bisogna mettersi al servizio della storia, abitare il progetto fino in fondo, e in questo esercizio si sacrifica tutto ciò che è superfluo. Sono profondamente orgoglioso e onorato di far parte di questo percorso. Ho lavorato con lui in diverse occasioni, eppure ogni nuovo progetto si rivela ancora una volta un’epifania» ha detto Alesi. E Musella, concordando, ha aggiunto: «Ciò che colpisce di Marco è la sua straordinaria capacità di comprendere ogni elemento in gioco: non solo quello che porta lui stesso sul set, ma anche ciò che ogni altro interprete mette in campo».
A chiudere la giornata, l’atmosfera unica del Lido di Olivedo a Varenna, dove Davide “Boosta” Dileo ha accompagnato Metropolis in una coinvolgente esperienza sonora capace di unire il capolavoro di Fritz Lang alle suggestioni della musica contemporanea.
GUARDA LA GALLERY (3 foto)
(Foto Stefano Micozzi)