Valgreghentino

Furto in canonica e in oratorio

Ignoti si sono introdotti nell’abitazione di don Arnaldo Zuccotti e poi nel San Luigi.

Furto in canonica e  in oratorio

I soldi non li hanno nemmeno sfiorati. E questo, in un certo senso, è il dettaglio più eloquente di tutta la vicenda: non un colpo mirato al guadagno, ma un’azione che lascia dietro di sé più domande che bottino. E che, proprio per questo, non diventa meno grave.

Perché qui non si parla solo di oggetti sottratti, ma di due luoghi violati: una casa privata e uno spazio della comunità, frequentato da giovani e famiglie. E questo, al di là delle intenzioni di chi è entrato, resta il punto centrale.

Nella notte tra domenica 14 e lunedì 15 giugno 2026, ignoti si sono introdotti nell’abitazione del viceparroco di Valgreghentino, don Arnaldo Zuccotti, residente nella frazione di Villa San Carlo, a pochi passi dalla chiesa parrocchiale. L’intrusione sarebbe avvenuta intorno alle 3 del mattino, quando il sacerdote si trovava al piano superiore della casa. In quei minuti di silenzio, tre o quattro giovani – questa sarebbe la ricostruzione al vaglio delle forze dell’ordine – sarebbero riusciti a entrare senza forzature evidenti, muovendosi poi all’interno dell’abitazione con una certa rapidità.

Furto in canonica e in oratorio

Non avrebbero però cercato denaro, documenti o oggetti di valore. L’attenzione si sarebbe concentrata su altro: le chiavi. Tutte quelle che sono riusciti a trovare sono state portate via, senza apparente criterio, come se fossero un pass per qualcos’altro.

Ed è proprio qui che la vicenda prende una piega quasi surreale, se non fosse per la sua sostanza tutt’altro che leggera. Con quelle chiavi, infatti, i ragazzi avrebbero scavalcato la recinzione dell’oratorio San Luigi, situato proprio alle spalle della casa del viceparroco. Un passaggio breve, ma sufficiente a trasformare una violazione domestica in un’intrusione anche in uno spazio comunitario.

Una volta dentro, avrebbero raggiunto il locale bar dell’oratorio. E qui, di nuovo, nessun segno di «colpo» in senso classico: niente casse forzate, niente saccheggi, niente ricerca di denaro. Solo un gesto minimo, quasi provocatorio nella sua semplicità: l’asportazione di alcuni barattoli di caramelle. Un bottino che non ha nulla di «Arsenio Lupin», per usare un’espressione facile ma inevitabile. E che proprio per questo lascia spazio a una lettura diversa: più che un furto per profitto, un’azione impulsiva, forse goliardica nelle intenzioni, ma comunque illegale e soprattutto invasiva.

Perché il punto non è quanto sia stato rubato, ma dove si è entrati, e come. La casa di un sacerdote, un oratorio, spazi che per definizione dovrebbero essere percepiti come sicuri e protetti, si sono trasformati per una notte in luoghi facilmente accessibili a sconosciuti entrati nel cuore della notte. Non un dettaglio secondario, soprattutto per la comunità locale, che ora si interroga non solo sull’accaduto ma anche sulle modalità con cui sia stato possibile.

A rendere il quadro più concreto c’è poi un elemento investigativo importante: le telecamere di sorveglianza. Secondo quanto trapela, avrebbero ripreso i presunti responsabili e potrebbero rappresentare un tassello decisivo per l’identificazione dei giovani coinvolti. Un elemento che potrebbe presto spostare la vicenda dal piano delle ipotesi a quello delle responsabilità.

Nel frattempo resta l’amarezza di un episodio che, pur privo di violenza e di un reale «bottino» – le chiavi, peraltro, sono state tutte ritrovate sparse per l’oratorio – non può essere archiviato come una bravata innocua.