Teatro della Società

«Il prezzo della pace»: Paolo Mieli a Lecco tra storia e attualità

Il Teatro della Società ha ospitato la rassegna «Liberi Liberi» promossa da Confindustria Lecco e Sondrio. La serata ha preso ispirazione dal suo ultimo libro «Il prezzo della pace. Quando finisce una guerra»

«Il prezzo della pace»: Paolo Mieli a Lecco  tra storia e attualità

In un tempo segnato da conflitti che sembrano non trovare una fine, parlare di pace significa affrontare un tema più complesso, e spesso scomodo, della guerra stessa. È da questa consapevolezza che ha preso avvio l’incontro di mercoledì 6 maggio 2026, con Paolo Mieli, protagonista della rassegna «Liberi Liberi» promossa da Confindustria Lecco e Sondrio, andato in scena al Teatro della Società di Lecco.

«Il prezzo della pace»: Paolo Mieli a Lecco tra storia e attualità

La serata ha preso ispirazione dal suo ultimo libro «Il prezzo della pace. Quando finisce una guerra», un viaggio che attraversa epoche diverse per indagare i meccanismi, spesso opachi e contradditori, che seguono la fine dei conflitti. A dialogare con l’ex direttore del Corriere della Sera, il giornalista Simone Spezia, in un confronto vivace che ha alternato riflessione storica e lettura del presente.

A sinistra il giornalista Simone Spezia e da parte Paolo Mieli

Fin dalle prime battute, Mieli ha rovesciato una convinzione diffusa: «È più difficile ottenere una pace significativa che combattere una guerra». Secondo l’autore, il vero nodo sta nella gestione del «dopo». La pace non è un punto d’arrivo immediato, ma un processo lungo e fragile, fatto di compromessi e tempi dilatati. Continua: «Il vero prezzo della pace è iniziare ad avere pazienza. Gli impazienti sono i veri nemici della pace, mentre i veri pacifisti sono quelli che danno piccoli contributi».

Una visione che si inserisce in un contesto globale percepito come sempre più instabile, dove i conflitti tendono a cronicizzarsi e il caos rischia di diventare una condizione accettata.

Nel dialogo con Spezia, Mieli ha toccato anche il tema dell’Europa e dei suoi «tempi», spesso criticati perché troppo «lenti». «I tempi lenti dell’Europa sono quelli che caratterizzano la democrazia: si vota, si cambia, a volte vince chi ti piace e altre no; dobbiamo essere grati di questo». Un ragionamento che presenta l’Europa non solo come spazio politico, ma anche come esperienza storica unica: «L’Europa è stata il centro delle guerre di religione ed è riuscita a superarle, vivendo ottant’anni di pace. È una condizione di privilegio, e questo privilegio ha un prezzo: la lentezza».

Uno dei passaggi più significativi della serata ha riguardato il modo in cui i conflitti del passato continuano a influenzare il presente. Mieli ha sottolineato come alcune tensioni mai realmente risolte tendano a riemergere ciclicamente. «La Guerra Fredda si è conclusa in modo strano, senza un vero processo. È inevitabile che certe dinamiche si ripresentino». Un esempio emblematico è stato il confronto tra le guerre nei Balcani e i conflitti più recenti, spesso raccontati come inediti ma in realtà legati a schemi già visti.

La serata si è chiusa lasciando al pubblico una domanda implicita ma potente: siamo davvero pronti a pagare il prezzo della pace?

Tra storia e presente, Mieli ha offerto una chiave di lettura che invita alla responsabilità individuale e collettiva. Perché, come emerso con chiarezza, la pace non è mai un risultato automatico: è una costruzione lenta, imperfetta, ma necessaria.