Negli ultimi anni Officina Gerenzone ha riportato alla luce ciò che resta dell’archeologia industriale di Lecco lungo il corso del Gerenzone: portoni, canali, facciate e strutture sopravvissute a decenni di trasformazioni e demolizioni. Un patrimonio fragile ma ancora leggibile, raccontato attraverso passeggiate e iniziative che stanno restituendo memoria a una vallata profondamente segnata dal lavoro.
Tra i luoghi simbolo di questa riscoperta c’è la Diga del Paradone, oggi al centro di un importante progetto di restauro grazie all’impegno dell’associazione, della Fondazione Comunitaria del Lecchese e delle numerose donazioni raccolte. La campagna di raccolta fondi si è recentemente conclusa e nella serata del 12 maggio 2026 verranno raccontati i prossimi passi dell’intervento, insieme agli sviluppi di questo recupero atteso da anni.
La trafileria che sta crollando: a Laorca sopravvive l’ultima voce del ferro lecchese
Ma mentre si recuperano gli “esterni” della memoria industriale, esiste un’eccezione rara e preziosa: una trafileria storica a Laorca, in località Campovai, un edificio settecentesco che ha continuato a vivere fino ai primi anni Sessanta. Un luogo unico, dove la storia industriale lecchese non è solo traccia, ma materia ancora presente.
Qui si intrecciano secoli di vicende imprenditoriali: dai Mazzucconi “Mainino” ai Buttarelli, fino agli Airoldi del Paradiso di Rancio, figure centrali nello sviluppo metallurgico del territorio. Proprio da loro deriva il soprannome “Paradis”, ancora oggi legato alla zona. In questo stesso spazio lavorarono generazioni di artigiani e operai, tra cui un giovanissimo Casimiro Ferrari, destinato a diventare una figura simbolo dell’alpinismo lecchese.
L’opificio rimase attivo fino agli anni Sessanta, quando passò ai Baruffaldi e poi venne definitivamente chiuso. Da allora, silenzio. Un silenzio interrotto solo da un’occasione mancata: già nel 1990 Comune e Musei Civici avevano riconosciuto il valore del sito nell’ambito di un progetto di ecomuseo mai realizzato.
Poi l’abbandono. Fino al crollo del tetto, avvenuto a febbraio di quest’anno, dopo 35 anni di disinteresse. Da quel momento è scattato l’allarme di Officina Gerenzone, che ha immediatamente avviato un’azione di tutela: messa in sicurezza dei fragili banchi da trafila in legno, coperture provvisorie, alleggerimento dei solai e l’avvio di un comodato d’uso gratuito con la proprietà per consentire interventi urgenti e accompagnare tecnici, enti e rappresentanti istituzionali all’interno dello stabile.
Sappiamo che a Lecco da oltre sette secoli si lavora il ferro, una tradizione profonda che ha segnato il territorio e la sua identità produttiva. Una storia fatta di comunità, ingegno e sacrificio che oggi rischia di non trovare più riconoscimento.
Officina Gerenzone c’è e continua a lavorare affinché questo patrimonio non venga disperso, auspicando un sostegno concreto da parte di istituzioni e cittadini per una necessaria e urgente operazione di tutela e valorizzazione.
