Due storie diverse, unite dallo stesso ostacolo: le barriere architettoniche che diventano barriere alla dignità. A Calolziocorte il tema della disabilità torna al centro del dibattito, con una doppia denuncia firmata da Cambia Calolzio con Diego Colosimo che punta il dito contro quella che viene definita una risposta istituzionale «debole e insufficiente».
Reclusi per colpa delle barriere architettoniche
Il primo caso riguarda la vicenda di un cittadino disabile di fatto bloccato nel proprio appartamento a causa dell’assenza di un ascensore. Una situazione grave, che secondo l’opposizione avrebbe richiesto una presa di posizione netta da parte del sindaco Marco Ghezzi. «Non si tratta di un disagio secondario – sottolinea Colosimo – ma di una persona che rischia di diventare ostaggio della propria casa». Critiche anche alla soluzione prospettata, ovvero l’ipotesi di un trasferimento in un altro alloggio: «Non si può pensare di spostare una persona come se fosse un dettaglio, ignorando relazioni, abitudini e radicamento sul territorio».
Nel mirino anche l’atteggiamento nei confronti di Aler, ente gestore degli alloggi pubblici. Secondo Cambia Calolzio, l’Amministrazione avrebbe dovuto esercitare una pressione più incisiva, andando oltre la semplice ipotesi di una comunicazione formale.
Ma è un secondo episodio, ancora più toccante, ad accendere ulteriormente i riflettori. Il gruppo civico ha infatti incontrato una giovane madre, residente in città, che ogni giorno affronta enormi difficoltà per accudire la figlia, disabile al 100%. Senza ascensore, le scale diventano un ostacolo quotidiano, superato solo grazie a uno sforzo fisico e psicologico enorme. «Abbiamo trovato una donna forte e determinata – racconta Colosimo – ma lasciata sola ad affrontare una situazione che nessuna famiglia dovrebbe vivere».
Anche in questo caso, l’accusa è chiara: mancherebbe una risposta politica all’altezza. «Non basta prendere atto delle difficoltà o richiamare responsabilità di altri enti – prosegue – un’Amministrazione deve esporsi, incalzare, costruire soluzioni concrete».
Le due vicende, pur diverse, sollevano lo stesso interrogativo: quanto è davvero inclusiva la città? Per Cambia Calolzio, il punto non è tecnico né burocratico, ma profondamente civile. «Quando una persona non può uscire di casa o una madre è costretta a sollevare ogni giorno la propria figlia per superare una scala, non siamo davanti a un problema amministrativo, ma a una ferita nella dignità delle persone».
Da qui l’impegno a continuare a denunciare situazioni simili, chiedendo interventi concreti e tempestivi. Perché, come ribadisce l’opposizione, accessibilità e libertà di movimento non possono essere considerate concessioni, ma diritti fondamentali.