supporto ad anziani e caregiver

“Meno soli, più sicuri”: riscontri positivi per il progetto di teleassistenza promosso da Auser

Gli anziani coinvolti sono stati dotati di braccialetti intelligenti che consentivano un monitoraggio continuo da remoto

“Meno soli, più sicuri”: riscontri positivi per il progetto di teleassistenza promosso da Auser

“Meno soli, più sicuri”: ha ottenuto un riscontro decisamente positivo il progetto di teleassistenza promosso da Auser Lecco che ha coinvolto 20 anziani residenti nella provincia. Ieri, martedì 7 aprile, si è tenuta la conferenza stampa per presentare i risultati dell’iniziativa a distanza di poco meno di un anno dal suo avvio.

“Meno soli, più sicuri”: riscontri positivi per il progetto di teleassistenza promosso da Auser

Gli anziani coinvolti sono stati dotati di braccialetti intelligenti che consentivano un monitoraggio continuo da remoto, segnalando ai caregiver e agli operatori/volontari, disponibili dalle 7.30 alle 18 dal lunedì al venerdì, eventuali cadute, e, all’anziano, il momento di assunzione dei farmaci (garantendo però la privacy sulle terapie specifiche); il braccialetto è infatti collegato ad una piattaforma digitale che, tra le altre cose, prevede anche una scheda personale del paziente, fornita dai familiari, che riporta le patologie di cui la persona soffre.

L’iniziativa, partita lo scorso luglio, era volta a fornire un supporto tecnologico concreto ai caregiver e agli anziani, consentendo ad entrambi di vivere la loro rispettiva condizione con una maggiore serenità. Positivi, come detto, i riscontri del progetto, soprattutto in relazione alla percezione della sicurezza, come emerso dai questionari compilati da anziani e caregiver.

Per citare solo alcuni dati, il 44,5% degli anziani che hanno aderito all’iniziativa sostiene che il braccialetto l’abbia fatto sentire “molto più sicuro” quando si trovava in casa da solo (la restante parte sì è sentita “abbastanza” e “un po’” più sicura); il 55,6% ritiene che il braccialetto si sia rivelato “molto utile” per ricevere un aiuto tempestivo in caso di bisogno (la restante parte lo ha trovato “abbastanza utile”); molto rapidi anche i tempi di intervento degli operatori/volontari in seguito ad una caduta, con il 66,7% degli utenti che afferma di aver ricevuto una risposta “subito” e il 33,3% “dopo qualche minuto”. Guardando alle risposte più personali, gli anziani hanno affermato che il servizio aumenta il senso di sicurezza, rivelandosi “utile e tempestivo”. Uno strumento – hanno sottolineato – “che può salvare la vita di un anziano”.

Positivi anche i responsi dei caregiver, il 77.8% dei quali ritiene che il braccialetto abbia facilitato di molto la gestione della sicurezza del proprio caro e il 66.7% dei quali ritiene affidabile il sistema di rilevamento cadute del braccialetto. Infine, il 55.6% afferma che la propria preoccupazione in merito alla salute del proprio caro quando non è fisicamente presente sia diminuita di molto e il 77.8% ritiene che questo servizio gli consenta di svolgere le sue attività quotidiane con più serenità.

Come ha ricordato il presidente di Auser Lecco, Claudio Dossi, il progetto di teleassistenza è stato finanziato dalla Fondazione Comunitaria del Lecchese, dalla Chiesa Valdese e da Acinque. Un’iniziativa – sottolinea – che tiene conto del crescente invecchiamento della popolazione: basti pensare che in provincia di Lecco intorno al 2040 si passerà dal 25% di over 65 al 35%. Un incremento che pone la società di fronte ad un importante interrogativo su quelle che potranno essere le prospettive future in relazione agli anziani e ai caregiver. Già oggi, in Lombardia si contano 360 mila caregiver e il 60% di loro dichiara di avere difficoltà a conciliare l’attività di cura alla propria attività lavorativa; inoltre, 1 su 2 è anziano.

Claudio Dossi

“Meno soli e più sicuri – spiega Dossi – è un progetto innovativo che va oltre alla telefonia sociale. Il tema delle nuove tecnologie è importante, ma è necessario anche mantenere l’aspetto fondamentale della relazione umana. Oggi bisogna favorire il più possibile la domiciliarità e l’autonomia delle persone, per questo è necessario dare un supporto ai caregiver”. Il giudizio sul progetto si conferma quindi positivo; ora Auser Lecco punta a fare rete con Asst Lecco e Ats Brianza, ma anche con il Consiglio di rappresentanza dei sindaci, perché per un’azione davvero efficace si rende necessaria un’azione condivisa dalle diverse realtà che si occupano della salute e dalle istituzioni.

Punto, quest’ultimo, sul quale si è soffermato anche Emanuele Manzoni, presente in qualità di presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci del Lecchese: “C’è bisogno di costituire una rete intorno alle persone: bisogna creare delle alleanze che permettano di costruire comunità solidali e coese”. Manzoni ha anche sottolineato come diventi fondamentale “il connubio tra la cura che passa attraverso la relazione e il calore umano e l’uso intelligente della tecnologia, affinché anche la terza età possa essere vissuta con qualità e, allo stesso tempo, la qualità di vita dei caregiver non peggiori”.

Emanuele Manzoni

Sulla figura del caregiver si è espressa anche Stefania Bolis, direttore SC Innovazione di Ats Brianza: “Il compito del caregiver è molto gravoso e Ats da tempo si interroga su questa figura, organizzando anche corsi di formazione con l’Asst: infatti, il peso che il caregiver si trova a dover portare spesso rischia di schiacciarlo”. Bolis ha sottolineato inoltre come prosegua da tempo la collaborazione tra Ats Brianza e Auser, “una collaborazione destinata a proseguire e a portare importanti frutti”.

Stefania Bolis

Ad intervenire in chiusura della conferenza stampa Gianluca Peschi, direttore socio sanitario di Asst Lecco: “Credo che oggi la grande sfida sia lavorare per rimandare il più possibile la condizione di perdita delle autonomie; questa sperimentazione copre proprio un pezzetto di questo percorso perché aiuta una parte della popolazione che ancora mantiene un livello di autosufficienza importante e quindi concorre a posticipare il momento in cui la persona perde la propria abilità. Una delle cause principali della disabilità in età avanzata, infatti, riguarda proprio la caduta all’interno delle mura domestiche, con quello che ne consegue: se l’anziano rimane tanto tempo a terra prima di essere soccorso, questo rischia di comprometterne gravemente le possibilità di recupero”. Peschi ha infine suggerito di cercare dati relativi all’impatto della non autosufficienza sulle condizioni lavorative dei caregiver, per avere un punto da cui partire e studiare interventi in questa direzione.

Gianluca Peschi