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A Civate l’Ultima Cena di Leonardo prende vita con gli attori delle Sacre Rappresentazioni di Romagnano Sesia

Una rappresentazione suggestiva, soprattutto alla luce dei risultati della ricerca di Spielmann sull'ambientazione dell'opera leonardesca

A Civate l’Ultima Cena di Leonardo prende vita con gli attori delle Sacre Rappresentazioni di Romagnano Sesia

Un evento culturale unico quello andato in scena ieri, sabato 28 marzo, a Civate: gli attori delle Sacre Rappresentazioni di Romagnano Sesia hanno animato per la prima volta la rappresentazione drammaturgica dell’Ultima Cena, oltre alla processione che simboleggia l’ingresso di Gesù a Gerusalemme.

 

 

A Civate l’Ultima Cena di Leonardo prende vita con gli attori delle Sacre Rappresentazioni di Romagnano Sesia

I testi pronunciati dagli attori, tratti dai Vangeli, sono proprio gli stessi che hanno ispirato Leonardo Da Vinci nella realizzazione del celebre affresco, così come i costumi, preparati per l’occasione con gli stessi colori e foggia, i gesti, le posizioni e la tavola apparecchiata, perfettamente conformi all’opera d’arte.

Gli attori delle Sacre Rappresentazioni del Venerdì Santo di Romagnano Sesia costituiscono un gruppo storico, che porta avanti questa tradizione dal lontano 1729, e a Civate sono stati coadiuvati dagli attori della compagnia «Le Gocce»; inoltre, la manifestazione ha visto il patrocinio dell’Amministrazione comunale e il supporto degli Alpini, della Protezione civile, di Vivicivate e di Luce Nascosta.

Gli attori, dopo aver rappresentato la processione della Domenica delle Palme con l’ingresso a Gerusalemme, partendo da piazza Antichi Padri, si sono recati all’interno del monastero di San Calocero.

Un evento di particolare rilievo, che ha riscosso una grande partecipazione, soprattutto alla luce della presentazione degli studi del ricercatore di Budapest, Gabor Spielmann, che ha riacceso un nuovo interesse sul monastero di San Calocero di Civate (oggi Rsa Casa del Cieco) in relazione all’ambientazione del celebre affresco leonardesco. Infatti, secondo Spielmann l’ambientazione dell’opera sarebbe proprio l’ex refettorio dell’antico monastero, vista la sorprendente corrispondenza tra il panorama visibile dalle finestre della sala e lo sfondo che si intravede tra le finestre nell’affresco, unito al fatto che fonti storiche collocano il genio rinascimentale a Civate, dove molto probabilmente fu ospitato proprio in San Calocero, alla cui guida vi era all’epoca l’amico cardinale Ascanio Maria Sforza Visconti, fratello del duca di Milano Ludovico il Moro, sotto la cui ala protettrice si muoveva Da Vinci.

Un’ipotesi alquanto suggestiva che ha reso ancora più affascinante la rappresentazione dell’Ultima Cena, illustrata dagli attori secondo i Vangeli, dal rito della «Lavanda dei piedi» al tradimento di Giuda fino al momento dello spezzare del pane e della condivisione del vino.

Una rappresentazione accompagnata dalla musica e dal canto che ha introdotto i presenti nell’atmosfera della Pasqua, ormai alle porte.