“Fa buon viaggio, grande Capo”: così la segreteria provinciale della Lega di Lecco ha voluto salutare Umberto Bossi, storico fondatore della Lega che si è spento all’età di 84 anni nella sua residenza di Gemonio, dove viveva da tempo in condizioni di salute fragili. La notizia ha subito suscitato messaggi di cordoglio da tutta Italia e ricordi commossi dalla Lega locale.
E’ morto Umberto Bossi. I leghisti lecchesi: “Buon viaggio grande capo”
“Oggi non perdiamo solo un uomo, perdiamo un simbolo – sottolineano i membri del Carroccio lecchese – Umberto Bossi non è stato solo il fondatore della Lega: è stata la voce del popolo, il coraggio di dire ciò che altri non osavano, la forza di chi ha lottato senza mai piegarsi. Chi c’era, chi ci ha creduto, chi ha combattuto lo ha fatto seguendo un’idea, una visione, una speranza che lui ha acceso dentro ognuno di noi. Hanno provato a fermarlo, a ridurlo, a dimenticarlo… ma certe radici non si strappano. Perché la Lega non è solo un partito: è appartenenza, è identità, è cuore. Oggi salutiamo il nostro Senatùr con rispetto, orgoglio e un nodo in gola. Ma il suo spirito resta con noi, nelle piazze, nelle battaglie, in ogni bandiera alzata. Buon viaggio, Capo. Non ti dimenticheremo mai.”
“Aveva visto ciò che in molti non vedevamo, magari ingaggiati nella battaglia liberale, senza capire che il nocciolo di fuoco della libertà passa necessariamente per un’idea negoziale tra territori e Stato centrale, per un “contratto” tra interessi legittimi di popoli il e potere statuale – ha scritto il sottosegretario regionale di Lecco Mauro Piazza – Oggi è ancora più chiaro come la battaglia federalista e delle autonomie locali, la battaglia di Bossi, fosse e sia l’unica possibilità per una riforma e un efficientamento della pubblica amministrazione. Lo squilibrio in atto, sempre più marcato, tra territori e popoli da una parte e Stato centrale e Unione Europea dall’altro, non potrà che indebolire sempre di più il nostro Paese e il nostro continente. Umberto Bossi aveva visto lungo, aveva visto prima, aveva visto giusto”.
“Capo hai determinato tutta la mia vita…e i tuoi insegnamenti, il tuo carattere, la tua forza, le tue idee continueranno a guidarmi per tutta la vita!!!” queste le parole dell’ ex segretario provinciale della Lega Flavio Nogara Nogara.
Lutto anche a Calolzio espresso dall’assessore Luca Caremi.
“Scrivere in quest’ora dolorosa e solenne per il Popolo della Lega e per tutto il Popolo Padano non è affatto semplice, ma non posso esimermi dal farlo. – ha sottolineato Giovanni Pasquini, segretario cittadino Lega Lombarda sezione “Brianza Laghi – G. Miglio” e membro direttivo provinciale Lega Lombarda di Lecco. Umberto Bossi, padre fondatore della Lega Nord, è scomparso oggi a Varese. Con lui se ne va un leader politico autentico e sincero, popolano e popolare, a volte rude ma sempre diretto e concreto, capace di scuotere le coscienze della gente del Nord, riportando orgoglio e dignità di appartenenza ad un Popolo che rischiava di smarrire la consapevolezza di se nel mare magnum della globalizzazione. La battaglia federalista che ha condotto con piglio e abnegazione, mettendo a repentaglio la propria salute, le intuizioni antesignane sul destino degli Stati nazionali e dell’Europa superstato restano come pietre miliari per una politica del domani che sappia riprendere con vigore il cammino nel solco da lui tracciato. Oggi muore l’uomo, ma non muore l’idea che lo ha animato e che ha acceso i cuori della sua gente. Ricordo un comizio nel quale Umberto, parlando delle fine inesorabile del centralismo romano, disse: “Sulla mia tomba scriveranno: uno dei figli del grande Popolo del Nord!”. Sempre con noi Umberto, sempre, perché il futuro è e rimane indipendenza.
A esprimere cordoglio agli alleati leghisti e alla famiglia di Umberto Bossi è stato Alessandro Negri, presidente di Fratelli d’Italia nella provincia di Lecco. Questo il suo messaggio. “Il coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia Lecco esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi, figura storica della politica italiana e protagonista di una lunga stagione istituzionale e territoriale”.
“In questo momento di lutto – dichiara il presidente provinciale Alessandro Negri – desidero esprimere, a nome di tutto il coordinamento lecchese di Fratelli d’Italia, la nostra vicinanza alla comunità della Lega, ai suoi militanti e dirigenti, e in particolare al segretario provinciale Daniele Butti. Alla sua famiglia e a tutta la Lega va il nostro cordoglio in questo momento di dolore”.
La vita di Umberto Bossi
Il percorso politico di Bossi prende ufficialmente avvio il 12 aprile 1984 con la fondazione della Lega Autonomista Lombarda. Il leader varesino riuscì a trasformare il malcontento territoriale in un progetto politico strutturato, focalizzato sulla critica al centralismo romano. Nel 1987 viene eletto al Senato, guadagnandosi il soprannome di “Senatùr” come unico rappresentante del movimento in un Parlamento allora dominato dai partiti tradizionali. La sua comunicazione diretta, accompagnata da slogan come “Roma ladrona”, mirava a ottenere maggiore autonomia fiscale per le regioni settentrionali. Nel 1991 coordina la fusione delle sigle autonomiste regionali, dando vita alla Lega Nord, partito che conquistò il consenso della piccola e media impresa del Nord Italia durante Tangentopoli.
La collaborazione con Silvio Berlusconi segna l’ingresso della Lega nelle istituzioni nazionali. Bossi ricopre la carica di Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione, promuovendo leggi volte a trasferire competenze dallo Stato alle Regioni. Nonostante le tensioni per la secessione della Padania, culminate con la proclamazione simbolica di Venezia nel 1996, l’azione politica di Bossi si concentra poi sulla riforma federalista della Costituzione. La sua attività parlamentare subisce un brusco stop nel 2004 a causa di un grave ictus. Malgrado la malattia, resta alla guida del partito fino al 2012, quando si dimette da segretario federale a seguito di inchieste sulla gestione dei finanziamenti pubblici.
Dopo aver lasciato la gestione operativa, il consiglio federale lo nomina Presidente a vita. Negli anni successivi, il leader mantiene posizioni distanti dalla nuova linea sovranista del partito, restando fedele alle origini del settentrionalismo. La sua scomparsa segna la chiusura di un’epoca politica, quella della Seconda Repubblica, di cui è stato tra i principali protagonisti.
