Il passaggio generazionale nelle imprese della Brianza non è più un processo naturale e quasi automatico come avveniva in passato. Oggi la successione alla guida delle aziende familiari richiede riflessioni più approfondite e una pianificazione attenta, in un contesto economico molto più complesso rispetto a qualche decennio fa. Un tema che riguarda da vicino anche molte realtà produttive del Lecchese e della Brianza lecchese, territori caratterizzati da una forte presenza di imprese a conduzione familiare.
Se ne è parlato ieri, lunedì 16 marzo 2026 al Polo territoriale di Lecco del Politecnico di Milano, durante la presentazione del rapporto Dall’impresa familiare alla famiglia imprenditoriale, realizzato da Fondazione Costruiamo il Futuro insieme al Censis. Lo studio analizza il tema del ricambio generazionale nelle imprese della cosiddetta Grande Brianza, un’area che comprende i territori delle province di Lecco, Monza e Brianza e Como.
Chi guiderà nostre le imprese? Oltre il 70% senza piano di successione
Uno dei dati più significativi riguarda proprio il ritardo nell’avvio dei processi di successione. In provincia di Lecco il 74,1% delle imprese non ha ancora avviato alcuna forma di ricambio generazionale. Percentuali ancora più elevate si registrano nelle altre due province considerate dall’indagine: 81,8% a Monza e Brianza e 80,1% a Como. Numeri che mettono in evidenza quanto il tema sia centrale per il futuro del sistema produttivo locale.
Quando il passaggio generazionale avviene, nella grande maggioranza dei casi resta comunque all’interno della famiglia. A Monza e Brianza il 97,6% delle successioni avviene con l’obiettivo di mantenere o rafforzare il controllo familiare dell’impresa: nel 72,1% dei casi per conservarlo stabile, nel 25,5% per consolidarlo ulteriormente. Uno scenario simile si registra anche nel Lecchese, dove il 96,4% dei passaggi resta in ambito familiare: nel 79,5% dei casi per mantenere il controllo e nel 16,9% per rafforzarlo.
A Como la percentuale complessiva scende leggermente, ma rimane comunque molto elevata, con il 92,7% delle successioni che continuano a svolgersi all’interno della famiglia proprietaria. Anche qui la motivazione principale resta quella di garantire la continuità del controllo: nel 63,5% dei casi per mantenerlo e nel 29,2% per rafforzarlo. Restano invece marginali le situazioni in cui il passaggio generazionale porta a una riduzione o alla perdita del controllo familiare sull’azienda.
Accanto a questi dati, la ricerca evidenzia però un cambiamento culturale nel modo in cui le nuove generazioni guardano al ruolo imprenditoriale. Rispetto al passato, i giovani percepiscono la guida di un’azienda come una responsabilità molto più impegnativa, esposta a rischi e incertezze legati alla globalizzazione dei mercati e alla crescente complessità del contesto economico.
Questo non significa che i figli degli imprenditori rifiutino l’idea di proseguire l’attività di famiglia. Piuttosto, il subentro alla guida dell’impresa viene oggi valutato con maggiore attenzione, tenendo conto delle aspettative personali e della sostenibilità di un ruolo che richiede una dedizione quasi totale. In questo senso, la continuità nell’impresa familiare non è più percepita come uno sbocco naturale e obbligato, ma come una delle possibili scelte di percorso professionale.
«Nei comuni della Grande Brianza sono presenti circa 139 mila sedi d’impresa, con oltre mezzo milione di addetti – sottolinea Elisa Mattavelli, vicepresidente della Fondazione Costruiamo il Futuro –. Dietro ogni laboratorio, ogni azienda manifatturiera o bottega c’è quasi sempre una storia familiare che prima o poi deve interrogarsi su come continuare il proprio percorso. La ricerca restituisce l’immagine di un sistema imprenditoriale in cui la continuità familiare resta un riferimento importante, ma non è più un obiettivo automatico: deve confrontarsi con trasformazioni che richiedono capacità di adattamento e scelte strategiche sempre più consapevoli».
Un altro elemento centrale emerso dall’indagine riguarda il tema delle competenze. Se un tempo il passaggio alla generazione successiva avveniva quasi automaticamente, oggi la gestione di imprese spesso internazionalizzate richiede professionalità specifiche e una preparazione manageriale adeguata. Non sempre queste competenze sono presenti all’interno della famiglia e, proprio per questo motivo, molte aziende scelgono di affiancare o inserire manager esterni anche in ruoli di vertice.
In altre parole, il cognome non è più sufficiente per garantire la successione alla guida dell’azienda. Le nuove generazioni devono dimostrare di possedere capacità e competenze adeguate per gestire realtà produttive sempre più articolate e inserite in mercati globali. Quando queste condizioni non si verificano, la proprietà può decidere di mantenere il controllo dell’impresa affidando però la gestione operativa a figure professionali esterne.
Secondo Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, proprio il momento del passaggio generazionale può rappresentare un’opportunità importante per il rinnovamento delle imprese. «La direzione che sta prendendo il ricambio nelle aziende della Brianza è, per molti aspetti, rappresentativa di ciò che sta accadendo nell’intera economia lombarda e italiana. Se gestito in modo costruttivo, questo passaggio può diventare l’occasione per introdurre innovazioni organizzative, ridefinire le strategie aziendali e rafforzare il posizionamento sui mercati».
Il ricambio generazionale viene quindi interpretato sempre meno come una semplice trasmissione della proprietà e sempre più come un processo complesso di riorganizzazione dell’impresa. Un equilibrio delicato tra continuità e cambiamento: da un lato la famiglia continua a rappresentare il punto di riferimento per i valori e l’identità dell’azienda, dall’altro cresce la necessità di distinguere con maggiore chiarezza tra il ruolo di proprietario e quello di manager.
In questa prospettiva, la successione non è soltanto un passaggio tra generazioni, ma un momento cruciale per ridefinire il futuro dell’impresa, garantendone la continuità nel tempo e rafforzandone il legame con il territorio. Una sfida che riguarda migliaia di aziende della Brianza e del Lecchese e che, nei prossimi anni, sarà decisiva per l’evoluzione del sistema economico locale.
Andrea Gianviti
