Fra le tante imprese che operano quotidianamente sul nostro territorio c’è anche Fomas Group, realtà che complessivamente dà lavoro a 1.400 persone, di cui ben 380 nella sede centrale di Osnago. Ad esprimersi in merito all’imminente chiusura del ponte di Brivio è l’amministratore delegato Roberto Cutuli: «La chiusura del ponte di Brivio non avrà ripercussioni sulla nostra operatività. I flussi logistici in ingresso e in uscita dallo stabilimento di Osnago si sviluppano già oggi su direttrici alternative, che non risultano interessate dal provvedimento. Lo stesso vale per i percorsi utilizzati dai nostri principali fornitori. Siamo consapevoli, tuttavia, che la situazione potrà comportare del disagio per una parte dei nostri collaboratori, in particolare per coloro che risiedono sulla sponda bergamasca dell’Adda. Per loro sarà necessario allungare il tragitto quotidiano per raggiungere la sede. Continueremo a monitorare con attenzione l’evoluzione del contesto, garantendo piena continuità operativa e mantenendo sempre al centro l’attenzione verso le nostre persone».

L’intervento di Marco Frigerio
Fra gli imprenditori interpellati c’è naturalmente chi dimostra preoccupazione, basata su alcuni «episodi» relativi al recente passato: «Penso che inevitabilmente ci saranno dei disagi per tutti. A fine 2025, quando è stata realizzata la rotonda sulla Sp169 fra Brivio e Villa d’Adda. in località Broseta, la sola interruzione alternata del traffico nella giornata di sabato ha portato ore di code da Cisano e da Carvico e Calusco. Inoltre anni fa è stato temporaneamente sospeso il traffico sul ponte di Brivio e ancora ci ricordiamo i problemi».
A dirlo è Marco Frigerio, amministratore delegato di Metallurgica Frigerio, azienda di Villa d’Adda con 80 dipendenti e 20 lavoratori esterni. E da lui arriva una proposta: «Alcuni nostri dipendenti e collaboratori stanno pensando di utilizzare il traghetto di Leonardo ad Imbersago, progettato all’inizio del 1.500. A livello generale lascio fare previsioni ad altri ma ho il timore che i primi autotrasportatori che arriveranno da noi, a fronte del maggior tempo speso, chiederanno un aumento dei compensi».
I timori di Luigi Rosa
Anche Luigi Rosa, amministratore di R4 Automazioni, impresa di Cisano Bergamasco per cui lavorano 18 persone, vede nuvole nere all’orizzonte: «Molto probabilmente rimarremo tutti imbottigliati. Via Tre Fontane è chiusa, il traffico sarà fortemente congestionato su Cisano, chi viene ora da Brivio arriverà poi su Cisano. Non solo: già attualmente chi proviene da Brivio ha già incrementato di 15 minuti i tempi di percorrenza, con la chiusura del Ponte sarà necessario mettere in conto almeno mezz’ora in più rispetto alle tempistiche standard».
Secondo Rosa sarà necessaria una riorganizzazione interna del lavoro: «Un anno e mezzo di fermo non è uno scherzo da poco, il nodo di Cisano sarà congestionato fortemente. Ciò inciderà sulla nostra operatività, sarà necessario più tempo. Siamo preoccupati, anche perché in situazioni come questa si conosce la data di inizio ma non quella reale di fine lavori…».

Spazio anche ad Angelo Cortesi
Infine si è espresso sull’argomento anche Angelo Cortesi, titolare della Coel di Torre de’ Busi: «Capisco che la chiusura porterà delle difficoltà, ma se l’alternativa non c’è… meglio intervenire ora prima di problemi più gravi». Quindi ha concluso guardando al cronoprogramma: «Di certo la tempistica stimata mi sembra un’esagerazione: 15 mesi sono tanti e sappiamo che se c’è la volontà i tempi possono essere tagliati, naturalmente con investimenti economici maggiori».
