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Piante tagliate a Bellano, Buizza: “Non basta un buco per condannare un albero”

Buizza: "Non basta mostrare le fotografie dei buchi per darsi ragione. Bisogna vedere anche quanto legno c’è attorno al buco, e di che consistenza è questo legno, e in che modo è avvenuta la compartimentazione"

Piante tagliate a Bellano, Buizza: “Non basta un buco per condannare un albero”

Continua la discussione sulle piante tagliate a Bellano. Dopo le foto pubblicate le le delucidazioni del sindaco Antonio Rusconi, sulla vicenda interviene l’agronomo Giorgio Buizza.

Piante tagliate a Bellano, Buizza: “Non basta un buco per condannare un albero”

Apprendo con stupore e rammarico la notizia  riguardante il taglio di alberi deciso e attuato dall’Amm.ne Com.le di Bellano. Non sono cittadino bellanese, ma credo che di fronte a questi monumenti naturali (si ipotizza l’età di 120/130 anni) situati in un contesto particolarmente interessante sotto l’aspetto paesaggistico (la sponda del lago, la posizione centrale, l’alta frequentazione, i riferimenti storici) la decisione sia alquanto discutibile e che sarebbe stato preferibile approfondire ulteriormente lo stato degli alberi per evitare di perdere questi elementi di grande valore culturale, oltretutto piantati a contorno di un monumento (in pietra) di un cittadino illustre.

Qualcuno ha sentenziato, dopo una vita secolare dei (poveri) grandi ippocastani, che di punto in bianco sono diventati pericolosi. Si sa che la parola d’ordine “pericoloso” apre la porta agli interventi più strampalati e fa superare vincoli che in altri momenti sono invece utili ed efficaci per la tutela dei beni.

Quando si parla di alberi non sono richieste riflessioni approfondite come quando si tratta di salvare la vita a un cane o una vacca scappata dal recinto; gli alberi non parlano, non protestano, non possono dichiarare il proprio stato di salute, non si nascondono, non possono scappare. Si possono solo valutare in base a ciò che si vede e, in parte, anche in base a ciò che non si vede direttamente, ma che può essere indagato con la strumentazione che gli specialisti del settore sanno bene impiegare; soprattutto si possono indagare mettendo in correlazione ciò che si vede in basso (fusto, radici) con ciò che si vede in alto (rami, gemme, accrescimenti, foglie, frutti).

Da un sommario esame delle condizioni attuali degli alberi ormai tagliati, si ha motivo di ritenere che la situazione non fosse poi così tragica da richiedere l’immediato abbattimento di tutti gli alberi in elenco destinati alla motosega; non solo quelli del lungolago, ma anche gli altri destinati a fare la stessa fine.

In base alla Legge 10/2013 gli alberi vetusti, dopo avere superato l’età di 70 anni, sono tutelati alla stregua degli altri monumenti di pietra o di sasso o di bronzo. I nostri non solo hanno superato abbondantemente i limiti di età, ma fanno parte di un contesto paesaggistico di rilevante interesse quale la sponda del lago al centro di un comune rivierasco, borgo tra i più belli d’Italia.

Per alcuni dei 18 alberi condannati in questa tornata gli elementi di decadimento fisiologico (chiome parzialmente secche, rami spezzati, marciumi visibili) l’abbattimento non è in discussione. Per altri alberi, tra cui quelli più in vista e di maggiori dimensioni, si ha motivo di ritenere che l’abbattimento avrebbe potuto essere evitato. 

Da notare che in tempi recentissimi (durante la corrente stagione invernale) tutti i vecchi ippocastani sono stati accuratamente potati, cimando accuratamente tutti i rami terminali ed eliminando le punte ricche di gemme che avrebbero dovuto garantire un’adeguata crescita e un’attraente fioritura nella prossima primavera. Qualcosa non ha funzionato, perché potare alberi per abbatterli nel mese successivo costituisce uno spreco di pubblico denaro oltre che una contraddizione programmatica. Questo è solo un dettaglio. Ma la vigoria vegetativa molto spesso coinvolge tutta la pianta: se le radici non funzionano non ci sono gemme numerose e vigorose, viceversa lo stato di salute dei rami terminali e delle gemme può essere indice di buona salute dell’intera pianta.

Gli stessi periti, per loro dichiarazione, riconoscono di avere di fronte la possibilità di utilizzare “un’ottica conservativa” oppure “un’ottica non conservativa“: hanno optato sistematicamente per la seconda, decidendo l’abbattimento immediato.

Se si provasse a utilizzare l’ottica conservativa si potrebbe forse giungere a conclusioni diverse, meno distruttive

Il Sindaco dichiara di provare grande dispiacere nel procedere al taglio di alberi così grandi e imponenti. Non si è posto nella condizione di non provare questo grande dispiacere utilizzando egli stesso “un’ottica conservativa” che, eliminando il pericolo per i pedoni e le auto, allo stesso tempo, conservasse questi elementi caratterizzanti il paesaggio del suo Borgo, dimostrando lungimiranza, attenzione all’ambiente, sensibilità culturale.

La perizia tecnica che supporta, giustifica e condivide i numerosi tagli fornisce indicazioni anche per il dopo-taglio e propone di piantare, invece dei tradizionali platani, ippocastani, cedri, che popolano da decenni il Lungo Lago, niente meno che Ginkgo biloba, pianta del tutto esotica e fuori contesto, introvabile sulle rive del Lario, che raggiunge dimensioni notevolissime , e che ha l’inconveniente che produce frutti puzzolenti. 

Sconsiglia inoltre di reimpiegare ippocastani perché attaccati da parassiti e funghi incurabili.

La natura però si avvale di soluzioni alternative, i vivaisti e i progettisti possono assecondarle; l’ibrido di ippocastano, con i fiori rosa non viene attaccato dalla cameraria e quindi i disseccamenti fogliari non sono evidenti come sull’ippocastano tradizionale.

Altri suggerimenti fantasiosi per la gestione futura degli ippocastani (quelli che si salveranno) dovrebbe essere quella di trasformare le chiome espanse in chiome a forma obbligata (come quelle dei platani e dei tigli). Ma gli ippocastani sono diversi geneticamente e non si adeguano, nonostante lo sforzo dei giardinieri, a formare le cosiddette “teste di salice” ben visibili nei numerosi platani e tigli già esistenti nelle aree pubbliche del Comune  di Bellano.

Le fotografie mostrano fusti col buco, ma i buchi nei fusti, oltre che essere dimostrazione di errata gestione del passato (di cui gli attuali gestori non sono responsabili) non sono automaticamente segno di pericolo e debolezza strutturale. Il famoso prof. Shigo ha studiato nei dettagli le cavità e le barriere che i fusti formano naturalmente per contenere i danni provocati da ferite, da potature sconsiderate, da rottura accidentali. Non basta mostrare le fotografie dei buchi per darsi ragione. Bisogna vedere anche quanto legno c’è attorno al buco, e di che consistenza è questo legno, e in che modo è avvenuta la compartimentazione.

Oltre che dare cattivi consigli per supervalutazione di pericolo a giustificazione degli abbattimenti, i cattivi consigli proseguono anche nelle indicazioni di future manutenzioni: né è un esempio  la prescrizione di tagliare un gruppo di 4 cedri dell’atlante nell’area deli giardini pubblici perché troppo alti e troppo larghi. Per il nostro futuro abbiamo bisogno di tanti alberi grandi e belli e possibilmente sani; invece qui si prescrive di tagliare le punte e i rami di quattro cedri che attualmente godono di ottima salute e svolgono pienamente la loro funzione così come sono.

Potrei continuare evidenziando come alcune indicazioni di abbattimento (per es. l’albero CT05 oppure l’albero LL 05) risultino del tutto inappropriate.

Faccio quindi appello alla sensibilità e al potere del Sindaco affinchè si provveda ad un più equilibrato e sereno esame della situazione allo scopo di accorciare la lista dei “condannati” togliendo dall’elenco quelli “senza giusta causa”.

10.02.2026

Giorgio Buizza

Dottore agronomo- Lecco