Un appuntamento denso di testimonianze e riflessioni quello andato in scena lo scorso week end al centro Monte Due Mani di Ballabio, promosso dall’associazione Ballabio Futura. A introdurre l’incontro è stata Cristina Risposi, che ha presentato i tre ospiti – tutti volontari di Emergency – ricordando le radici e la missione dell’organizzazione fondata nel 1994 da Gino Strada.
Successo a Ballabio per la serata con Emergency
Ad aprire gli interventi è stato Adriano Crisafi, referente dei gruppi territoriali di Emergency per Lecco, Sondrio, Monza e Bergamo, che ha tracciato un intenso ritratto del fondatore. Figlio di un operaio della Breda di Sesto San Giovanni, medico chirurgo formatosi anche all’estero, Strada ha maturato la propria esperienza tra il 1988 e il 1994 in numerosi contesti di guerra e crisi – dal Pakistan alla Somalia, dall’Etiopia alla Bosnia – operando con la Croce Rossa Italiana. Da quelle missioni è nata una visione chiara: la solidarietà come scelta di vita e l’intervento umanitario come risposta concreta alla disumanità dei conflitti. Emergency è stata fondata con un obiettivo semplice e radicale: curare chiunque, gratuitamente, senza distinzioni. Un principio portato avanti fino alla morte di Strada, avvenuta nel 2021, e che oggi continua a vivere attraverso ospedali, ambulatori e centri di eccellenza nei luoghi dove il diritto alla cura è negato. Per Strada, ha ricordato Crisafi, non esisteva alcuna “guerra giusta”: solo l’assurdità della sofferenza inflitta alle persone.
È poi intervenuta la dottoressa Nicoletta Erba, ematologa con una lunga esperienza all’ospedale di Lecco e da sei anni volontaria presso il Centro di Cardiochirurgia “Salam” di Khartoum, in Sudan. Nato nel 2007, il centro rappresenta un presidio sanitario di altissimo livello per un’area vastissima dell’Africa sub-sahariana, offrendo non solo assistenza di base ed emergenziale, ma anche interventi cardiochirurgici complessi. Erba ha raccontato il suo lavoro legato al monitoraggio delle terapie anticoagulanti, fondamentali per i pazienti sottoposti a interventi a cuore aperto con sostituzione delle valvole. I numeri danno la misura dell’impatto del progetto: oltre 10.000 interventi chirurgici, 8.000 valvole cardiache impiantate e circa un milione di terapie anticoagulanti somministrate.
Negli ultimi anni, ha spiegato la dottoressa, la situazione è diventata drammatica soprattutto per la popolazione infantile, oggi largamente rappresentata tra i pazienti. Il ritorno della guerra civile nel 2023 ha devastato il Sudan: Khartoum ha visto crollare la propria popolazione da sette a tre milioni di abitanti, le strutture sanitarie sono state in gran parte distrutte e garantire la continuità delle cure è diventato una sfida quotidiana. La risposta di Emergency è stata chiara: restare. Riorganizzare i servizi, affrontare l’aumento dei traumi legati al conflitto, seguire i pazienti dispersi in diverse aree del Paese. Da qui la creazione di cliniche satelliti collegate al centro principale, l’apertura di un Trauma Center, di ambulatori pediatrici e, successivamente, di una vera e propria clinica pediatrica. Uno sforzo enorme, sostenuto dalla speranza che il rientro dei profughi consenta al “Salam” di tornare pienamente operativo per una popolazione stremata.
A completare il quadro è stato l’intervento della giornalista Roberta Piazza, volontaria del gruppo scuola di Emergency, che ha illustrato le principali attività attualmente in corso. L’attenzione si è concentrata in particolare su Gaza, dove la situazione umanitaria resta gravissima anche a causa del blocco degli aiuti. Condizioni climatiche rigide, carenze alimentari, emergenze igienico-sanitarie e difficoltà di accesso alle cure rendono l’intervento estremamente complesso. In assenza di un sostegno adeguato da parte delle istituzioni internazionali, il contributo dei cittadini diventa decisivo. Piazza ha poi ricordato l’impegno dell’organizzazione in Ucraina con decine di ambulatori attivi, in Iraq con il centro per le protesi, in Afghanistan con il reparto maternità e l’ospedale di Kabul, oltre alla nave Life Support nel Mediterraneo e ai diversi presidi presenti anche in Italia, soprattutto nel Sud.
Non è mancato un riferimento alla campagna “Ripudia”, lanciata nel 2024, che richiama l’articolo 11 della Costituzione italiana. In un contesto globale segnato dall’aumento dei conflitti e della spesa militare, ripudiare la guerra non è solo un principio costituzionale, ma una responsabilità morale. Centrale, infine, l’impegno educativo nelle scuole della provincia di Lecco, rivolto fin dalla primaria per sensibilizzare le nuove generazioni ai temi della pace e dell’azione umanitaria.
Nonostante le temperature rigide all’interno della sala – scese sotto i 13 gradi in serata – il pubblico ha partecipato con numerosi interventi, dando vita a un confronto intenso e partecipe. A conclusione dell’incontro sono stati raccolti 230 euro a sostegno di Emergency, segno concreto di un coinvolgimento che è andato ben oltre l’ascolto.