Tutto è iniziato da un disegno, un’immagine dolorosa e tagliente come una lama conficcata nel cuore: il corpo di un bambino senza testa. A tracciarla su un foglio è stata Shahed, 7 anni, nipote di Mohammed Timraz, fondatore di heART of Gaza – Children’s Art from the Genocide. La mostra itinerante dei disegni dei bambini di Gaza, recentemente approdata a Lecco anche grazie al Comitato Lecchese Stop Genocidio, ospitata in Officina Badoni e nell’auditorium del Bovara, è un urlo silenzioso, un concentrato di emozioni che lacera e commuove: dolore, devastazione, paura… ma anche il fragile desiderio di speranza, il sogno di un futuro che questi bambini meritano di vivere.
A Lecco i disegni che gridano dal silenzio di Gaza
«Quando ho visto il disegno di mia nipote, le ho chiesto perché lo avesse fatto e lei mi ha detto di aver visto un video che ritraeva esattamente quella scena – racconta Mohammed Timraz, originario di Deir al-Balah, nel cuore della Striscia di Gaza – Da quel momento non ha più chiuso gli occhi: il sonno l’aveva abbandonata, e io ho capito che dovevo fare qualcosa».
Così, nel 2023, è nata la Tenda degli Artisti, un piccolo rifugio dove i bambini possono far emergere la loro voce, la loro sofferenza, il loro dolore. Dove per un’ora o due possono ritrovare la gioia, la leggerezza, la magia dell’infanzia che la guerra ha negato.
«Ho iniziato con venti bambini, dai 3 ai 17 anni – continua Mohammed, arrivato in Italia grazie a una borsa di studio come ricercatore di arte terapia all’Università di Parma – Stando con loro ho capito che l’arte può curare l’anima. Anche quando intorno c’è un genocidio in cui più di 40mila bambini hanno perso la vita».
Attraverso la forza e la purezza della creatività, la mostra heART of Gaza restituisce le emozioni più profonde di questi giovani artisti: sogni infranti, paure che scavano nel cuore, traumi indicibili… ma anche il desiderio, dolorosamente fragile, di immaginare un futuro diverso. Bambini e ragazzi che da oltre due anni vivono sotto i bombardamenti incessanti, che hanno visto le loro case sgretolarsi, i loro affetti dissolversi, la scuola diventare un ricordo lontano. Alcuni di loro, purtroppo, non ce l’hanno fatta.
GUARDA LA GALLERY (21 foto)
Tra questi volti, la storia di Ihsan è una ferita aperta: «Gli chiesi di disegnare l’inverno e lui tracciò il mare con un pesce. Gli chiesi il suo cibo preferito: ancora il mare e un pesce. Poi gli chiesi di disegnare un sogno: lo stesso mare, lo stesso pesce». Quando Mohammed gli chiese perché, Ihsan rispose che tutto gli ricordava il padre, che lo portava sempre al mare. Un padre che non c’era più, strappato dalla violenza del genocidio.
«Non parlava mai di queste cose – racconta Mohammed – E solo attraverso il disegno ha potuto dare forma al suo dolore». Ora possiamo conoscere queste storie proprio grazie al progetto, che è cresciuto nel tempo (le tende ad oggi sono 17 con 2000 giovanissimi coinvolti), diventando itinerante e portando la voce dei bambini di Gaza lontano dalla Striscia, fino a città come Lecco, dove la loro sofferenza ha incontrato gli occhi e i cuori dei cittadini. La reazione dei lecchesi è stata toccante: molti non sono riusciti a trattenere le lacrime.
«L’Italia è un Paese accogliente – prosegue – E anche a Lecco ho ricevuto sostegno e solidarietà. È stato bellissimo incontrare i ragazzi delle scuole: alcuni sanno già, altri devono ancora comprendere l’orrore. Il genocidio uccide tutto e tutti, senza guardare in faccia a nessuno. Ma noi continueremo a lottare, a far conoscere questa realtà, a far sì che per i bambini di Gaza questo non sia il futuro».
Oggi Mohammed guarda avanti con una consapevolezza dolorosa ma necessaria: un tratto di matita, un colore sul foglio, un minuto di ascolto possono diventare strumenti di resistenza. In mezzo alle macerie, questi bambini trasformano la sofferenza in creatività, e ogni disegno diventa un atto di vita, un grido silenzioso che sfida la guerra. Anche nel cuore più oscuro, l’arte diventa luce, fragile ma intensa, testimone che l’umanità può trovare spazi di vita anche tra le rovine.

