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Bellano, parla l’agronomo: “Abbattere alberi: una decisione evitabile”

Tra tutela del paesaggio, contraddizioni amministrative e mancate scelte conservative

Bellano, parla l’agronomo: “Abbattere alberi: una decisione evitabile”

Dopo l’annuncio dell’abbattimento di 18 alberi a Bellano riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’agronomo Giorgio Buizza.

Bellano, parla l’agronomo: “Abbattere alberi: una decisione evitabile”

Apprendo con stupore e rammarico la notizia riguardante il prossimo taglio di alberi deciso dall’Amministrazione Comunale di Bellano. Non sono cittadino di Bellano, ma credo che di fronte a questi monumenti naturali (si ipotizza un’età di 120/130 anni), situati in un contesto particolarmente interessante sotto l’aspetto paesaggistico (la sponda del lago, la posizione centrale, l’alta frequentazione, i riferimenti storici), la decisione sia alquanto discutibile e che sia necessario approfondire ulteriormente lo stato degli alberi per evitare di perdere elementi di grande valore culturale, oltretutto piantati a contorno di un monumento (in pietra) di un cittadino illustre.

Qualcuno ha sentenziato, dopo una vita secolare dei (poveri) grandi ippocastani, che di punto in bianco sono diventati pericolosi. Si sa che la parola d’ordine “pericoloso” apre la porta agli interventi più strampalati e fa superare vincoli che in altri momenti sarebbero invece utili ed efficaci per la tutela dei beni.

Quando si parla di alberi non servono riflessioni approfondite come quando si tratta di salvare la vita a un cane o a una vacca scappata dal recinto; gli alberi non parlano, non protestano, non possono dichiarare il proprio stato di salute, non si nascondono. Si possono solo valutare in base a ciò che si vede e, in parte, anche in base a ciò che non si vede direttamente, ma che può essere indagato con la strumentazione che gli specialisti del settore sanno bene impiegare; soprattutto si possono indagare mettendo in correlazione ciò che si vede in basso (fusto, radici) con ciò che si vede in alto (rami, gemme, accrescimenti, foglie).

Da un sommario esame delle condizioni attuali degli alberi “condannati” si ha motivo di ritenere che la situazione non sia poi così tragica da richiedere l’immediato abbattimento di tutti gli alberi in elenco destinati alla motosega.

In base alla Legge 10/2013 gli alberi vetusti, dopo aver superato l’età di 70 anni, sono tutelati alla stregua degli altri monumenti di pietra, di sasso o di bronzo. I nostri non solo hanno superato abbondantemente i limiti di età, ma fanno parte di un contesto paesaggistico di rilevante interesse quale la sponda del lago al centro di un comune rivierasco, borgo tra i più belli d’Italia.

Per alcuni di essi, a fronte di evidenti elementi di decadimento fisiologico (chiome parzialmente secche, rami spezzati, marciumi visibili), l’abbattimento non è in discussione. Per altri alberi, tra cui quelli più in vista e di maggiori dimensioni, si ha motivo di ritenere che l’abbattimento non sia l’unico provvedimento possibile.

Da notare che in tempi recentissimi (durante l’attuale stagione invernale) tutti i vecchi ippocastani sono stati accuratamente potati, cimando i rami ed eliminando le punte ricche di gemme che avrebbero dovuto garantire una adeguata crescita e una fioritura attraente nella prossima primavera. Qualcosa non ha funzionato, perché potare alberi per abbatterli nel mese successivo costituisce uno spreco di pubblico denaro oltre che una contraddizione programmatica.

Gli stessi periti, per loro dichiarazione, riconoscono la possibilità di utilizzare “un’ottica conservativa” oppure “un’ottica non conservativa”: hanno optato sistematicamente per la seconda, decidendo l’abbattimento immediato.

E se si provasse a utilizzare l’ottica conservativa, a quali conclusioni si potrebbe arrivare?

Il Sindaco dichiara di provare grande dispiacere nel procedere al taglio di alberi così grandi e imponenti. Non si è posto nella condizione di evitare questo dispiacere utilizzando egli stesso un’ottica conservativa che, eliminando il pericolo per pedoni e auto, conservi allo stesso tempo questi elementi caratterizzanti il paesaggio del suo borgo, dimostrando lungimiranza, attenzione all’ambiente e sensibilità culturale.

La perizia tecnica che supporta i numerosi tagli propone, per il dopo-abbattimento, di piantare – al posto dei tradizionali platani, ippocastani e cedri che popolano da decenni il lungolago – il Ginkgo biloba, pianta del tutto esotica e fuori contesto, introvabile sulle rive del Lario, che raggiunge dimensioni notevoli e produce frutti maleodoranti.

Altri suggerimenti fantasiosi riguardano la gestione futura degli ippocastani superstiti, proponendo di trasformare le chiome naturali in forme obbligate, come avviene per platani e tigli. Ma gli ippocastani, geneticamente diversi, non si prestano a tali forzature, nonostante lo sforzo dei giardinieri.

I cattivi consigli proseguono anche nelle indicazioni di future manutenzioni, come la prescrizione di tagliare quattro cedri dell’Atlante nei giardini pubblici perché ritenuti troppo alti e troppo larghi, nonostante siano in ottima salute. Per il nostro futuro abbiamo bisogno di alberi grandi, belli e sani, non di piante ridotte per eccesso di zelo.

Potrei continuare evidenziando come alcune indicazioni di abbattimento (ad esempio CT05 o LL05) risultino del tutto inappropriate.

Faccio quindi appello alla sensibilità e al potere del Sindaco affinché si proceda a un esame più equilibrato e sereno della situazione, con l’obiettivo di accorciare la lista dei “condannati”, eliminando quelli senza giusta causa.

01.02.2026
Giorgio Buizza
Dottore agronomo – Lecco