A Lecco uno spazio gratuito aperto a tutti diventa presidio di salute, ascolto e comunità. Lo Spazio Accoglienza e Salute del quartiere Santo Stefano è un’esperienza condivisa, oggi punto di riferimento, che mette al centro gli anziani e il loro benessere.
Insieme per gli anziani del quartiere
Allo Spazio Accoglienza e Salute di Lecco si intrecciano voci e competenze diverse. A raccontarlo oggi, martedì 20 gennaio 20256, sono stati Pietro Baccomo, medico, Giuseppe Butta, presidente della Società San Vincenzo De Paoli, Emanuele Manzoni, assessore al Welfare del Comune di Lecco e Vitale Maninetti, parroco della parrocchia di San Francesco d’Assisi.
Il servizio è attivo il martedì, giovedì e venerdì dalle 9.30 alle 11.30, alla parrocchia di San Francesco d’Assisi in piazza Cappuccini 3A, con accesso libero e gratuito. Nato nel febbraio 2023 dalla collaborazione tra Comune di Lecco, Società San Vincenzo De Paoli, parrocchia San Francesco D’Assisi e medici di medicina generale del quartiere, il progetto si propone come luogo di attenzione, prevenzione, informazione e ascolto attivo per le persone anziane. «Volevamo ricreare luoghi di cura e riguardo nella città – ha sottolineato Manzoni – luoghi di incontro che rispondano ai bisogni reali delle persone».

Il valore sanitario e rieducativo del progetto è emerso con forza nelle parole del dottor Baccomo: «Il mio punto di vista medico è anche un aspetto di rieducazione».
L’area permette di monitorare parametri di salute, affrontare dubbi e prevenire situazioni di rischio, anche grazie al lavoro di infermieri e volontari. Baccomo ha richiamato anche l’importanza di proteggere l’esperienza senza far sì che venga rovinata da esterni: «Nel mio girare trovo bottiglie rotte e vetri infranti, mettete le telecamere per difendere queste esperienze», sottolineando come l’interesse passi anche dal rispetto dei luoghi. Inoltre ha puntualizzato che dopo il Covid, è emersa l’utilità di creare piccoli centri per far affluire poche persone in modo controllato, come avvenuto anche con i piccoli hub vaccinali.

Dal punto di vista comunitario, Giuseppe Butta ha ricordato per quale motivo il progetto sia nato, ovvero per rispondere ai bisogni degli anziani emersi dopo il lockdown: «Molti anziani dei quartieri si trovavano tutti a casa e non uscivano, mi chiedevo che fine avrebbero fatto».
Grazie alla disponibilità dei locali della parrocchia, l’iniziale gruppo di sei volontari è diventato il doppio, consentendo l’ampliamento del servizio da due a tre giorni settimanali. «Questo progetto è la somma di tutti gli interventi – ha aggiunto Butta – ognuno può fare qualcosa di importante per la responsabilità civile della comunità. Non si tratta solo di ambulatorio, ma luogo di confronto e connessione con la città. Lo abbiamo chiamato così perché significa sentirsi bene all’interno di una comunità».

Numeri, storie e attenzione quotidiana
Rosarua Ravasio, operatrice socio-sanitaria del comune ha chiarito che accanto alla dimensione istituzionale e sanitaria, c’è quella umana e relazionale, infatti i numeri del 2025 confermano l’impatto del progetto: 173 persone accolte, di cui 72 uomini e 101 donne, con un’età media di 75 anni (fascia 60–90). Gli accessi totali sono stati 650, con una media di 8 presenze al giorno, e 6 anziani frequentano abitualmente lo spazio una o due volte alla settimana. Le persone arrivano principalmente su invio dei medici di base, tramite passaparola o segnalazioni dei servizi comunali e delle associazioni del territorio. I bisogni rilevati spaziano dal supporto sanitario alle informazioni su opportunità di incontro, fino a prese in carico più complesse con invii ai servizi dedicati. L’infermiera volontaria Rita Ferraris precisa due punti connessi, il ruolo fondamentale dei prestatori di servizio volontario come lei e come lo spazio permetta di fare educazione sanitaria e ascolto: «Le persone anziane hanno molti dubbi che al medico non riescono ad esprimere» continua l’operatrice sanitaria «e si confidano con noi. Utilizziamo un diario della salute dove annotiamo pressione, saturazione e glicemia, per noi è importante tenerli sotto controllo».
E Gianni Riva, utente del servizio ha riassunto il senso dell’esperienza: «È bello sentirsi in comunità e curati». Una realtà che, avendo premura dei propri anziani, guarda al futuro.
