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Retesalute: mentre l’azienda annaspa, a Lecco il Pd… sogghigna

Dopo l’apertura del vaso di Pandora si sono ribaltati gli scenari

Retesalute: mentre l’azienda annaspa,  a Lecco  il Pd… sogghigna
Politica Lecco e dintorni, 14 Maggio 2020 ore 17:31

Che sia una rete non c’è che dire, a giudicare dall’intricatissimo groviglio contabile, politico e amministrativo che sta venendo alla luce. Quanto allo stato di salute, vocabolo anch’esso contenuto nella denominazione sociale, qualche dubbio in più è lecito porgerselo, salvo che non si voglia specificare con più chiarezza la salute di chi.
Già, perché in questi mesi di infezione planetaria, la società ReteSalute si è distinta come paziente gravemente colpito dai più micidiali virus per un’azienda: la mala gestione e i debiti.
Proviamo a ricostruire, in attesa di elementi più certi che verrano certamente alla luce.

Retesalute: mentre l’azienda annaspa, a Lecco il Pd… sogghigna

ReteSalute è l’azienda speciale dei Comuni della Brianza lecchese che si occupa di servizi socio assistenziali per i cittadini, in particolare per i più fragili. Svolge un ruolo importante, da molti anni, ed è un modello di gestione di questo tipo di servizi alternativo a quello che, nella nostra stessa Provincia, viene adottato da Lecco e comuni limitrofi.
La soddisfazione dei Comuni-soci è sempre stata ampia, così come quella degli utenti che hanno sempre trovato in ReteSalute un soggetto attento ai bisogni e con alti standard qualitativi. I servizi socio assistenziali sono stati resi in parte facendo ricorso a cooperative sociali e in parte, sempre crescente, con personale dipendente e discreto stuolo di consulenti.

Dopo l’apertura del vaso di Pandora si sono ribaltati gli scenari

Tutto bene, insomma, finché non è stato aperto il vaso di Pandora. Un’apertura, concomitante con il cambio di Consiglio di Amministrazione, che ha lasciato molti a bocca spalancata e altrettanti a bocca sigillata. È emerso infatti un quadro contabile e finanziario molto compromesso, che negli anni ha “nascosto” una grande quantità di debiti (qualcuno dice 3, qualcuno addirittura 6 milioni di euro) e che ora rischia di mandare l’azienda a gambe all’aria.
Dentro questo quadro si riconoscono inoltre le tinte fosche della politica: ReteSalute è sempre sembrata una riserva di caccia del PD locale e provinciale, in un frullato di parentele, cariche politiche, ruoli impiegatizi e dirigenziali, sindaci dipendenti e dipendenti sindaci, che non possiamo certo mettere tra le coccarde della trasparenza.
Ma anche il centodestra, per quanto da sempre in netta minoranza sia come soci che nel CdA, ha la propria responsabilità; una scarsa vigilanza, la poca voglia di indagine e un misto di indulgenza e connivenza hanno permesso che la situazione degenerasse al punto in cui siamo ora.
Tutta la vicenda è condita con una serie di aneddoti che sindaci e responsabili vecchi e nuovi sussurrano tra di loro: la moglie di tizio che teneva di conto, il filosofo chiamato a fare il ragioniere, il direttore come capro espiatorio, il presidente più assente che presente, il Comune che comprava servizi prima ancora che fosse chiaro se ve ne fosse bisogno. Insomma un calderone dove tutti mettevano tutto, convinti che qualcuno, alla fine, avrebbe pagato.

Serve trasparenza

Noi, al contrario, speriamo fortemente che il conto arrivi non solo ai cittadini che versano le tasse (anche comunali), ma colpisca soprattuto le tasche di chi è responsabile di tutto ciò. Ci pare questo un dovere di trasparenza decisivo, e se qualcuno ha sibilato “se affondo io porto a fondo tutti” non ci spaventa affatto l’idea di vedere un folto gruppo di relitti politici inabissarsi per sempre.
Ora che ne sarà di questo fondamentale tassello del nostro sistema territoriale? Non sappiamo dire. I sindaci potrebbero mettere mano al portafogli, che è poi sempre il nostro come ricordava Margaret Thatcher, ripianare il debito, mettere in bolla la gestione e continuare con ReteSalute.
Oppure potrebbero chiudere la serranda per sempre e rientrare nell’orbita del sistema socio assistenziale lecchese a cui fa certamente gola qualche milione di euro di servizi ogni anno. Quest’ultima opzione è da molto tempo il mal nascosto obiettivo di una parte del Partito Democratico, ma le posizioni dei primi cittadini/soci appaiono oggi disomogenee, divisi tra chi vuol far saltare il banco e chi è più votato alla prudenza. Vedremo.

La presunta superiorità

Una cosa, tuttavia, la sappiamo per certa. Che qualcuno a Lecco sta sorridendo, anzi ghignando. Un po’ perché vede un nuovo possibile boccone entrare nell’orbita del sistema lariano. Un po’ perché, dopo decenni in cui “la Brianza” ha menato vanto di un sistema superiore a quello lecchese, gli anni belli degli sguardi dall’alto in basso si sono trasformati in un imbarazzato tempo di sguardi bassi e basta.
E tacciono, improvvisamente, i flauti di quei pifferi che in questi anni hanno solo alzato le osanna per dire e scrivere “quanto siamo bravi a confronto dei lecchesi”, senza un minimo di critica, di analisi, di approfondimento. Ora si trovano in mano solo il requiem per un mezzo funerale politicamente brutto e socialmente amaro.