Antonio Conrater tra sogni, Forza Italia e il futuro di Merate INTERVISTA INTEGRALE

Parla il responsabile provinciale dei seniores azzurri

Antonio Conrater tra sogni, Forza Italia e il futuro di Merate INTERVISTA INTEGRALE
Meratese, 20 Gennaio 2018 ore 08:53

Antonio Conrater ha un sogno nel cassetto. Riportare in Forza Italia, dopo il grande ritorno di Mauro Piazza e Daniele Nava, tutta la squadriglia che nel settembre del 2013 fondò il club azzurro cittadino così da ricomporre in città il centro destra e lanciarlo compatto nella corsa elettorale del 2019. Magari con l’attuale assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Procopio come candidato sindaco.

Antonio Conrater l’intervista integrale

Non solo. Pur salutando con entusiasmo il rientro nei ranghi di Nava e Piazza, suggerisce che nell’interesse del partito e dei suoi elettori i «due big della politica» rimangano «fermi un giro», pena il far passare il concetto che i politici siano «capi tribù» che si trascinano dietro il loro esercito ovunque si spostino. Sono posizioni forti, ma espresse con la calma e la compostezza che gli sono peculiari, quelle assunte dal responsabile provinciale dei seniores di Forza Italia. In una lunga intervista rilasciata al Giornale, l’ex sindaco di Cernusco Lombardone, ex assessore ai Servizi sociali della Provincia di Lecco ed ex membro dei Cda di Retesalute e dell’Associazione Fabio Sassi, nonché membro del Coordinamento provinciale di Forza Italia, dice la sua opinione sugli ultimi fatti che hanno scosso la politica lecchese e cosa sta facendo, pur tra tante difficoltà, per ricostituire il movimento azzurro sul territorio con lo sguardo puntato sulle amministrative di Robbiate prima e di Merate poi.

Cominciamo dall’inizio. Come sta andando il suo lavoro di ricomposizione del gruppo azzurro dei seniores?
«Sta procedendo con calma e con qualche difficoltà, non lo nascondo. Ho cominciato con il creare un gruppo whatsapp: sono partito da zero, ma oggi sono arrivato a 70 contatti, che non è poco».
Come gestisce il gruppo?
«Da vecchio democristiano qual sono, credo molto nella forza delle relazioni personali. Per questo ho organizzato una prima cena nel Meratese cui hanno partecipato una quarantina di persone, una seconda a Lecco e ora conto di organizzarne una terza in Valsassina. Non nascondo che ci sono delle difficoltà, ma vado avanti. Sono convinto che le cose giuste, fatte per bene e con calma, alla fine restino».
Può farci alcuni dei nomi di questi 70 seniores?
«A Merate ci sono i soliti: Giorgio Rughetto, Silvana Lodi, Ruggero Riva, Giuseppe Zaffarano, Antonio Mandelli, Renzo Ghisleni. E ancora Gabriele Maggioni, Piera Comi e Luciano Mottadelli a Missaglia, Dante Perego a Brivio, Luisa Corti a Olgiate, Angelo Bini e Leandro Pelamatti a Robbiate, Dario Ghezzi e Tino Gatti a Cernusco, Fabrizio Bocci a Lecco… Sono tutti quelli che negli anni sono stati vicini a Forza Italia e che per qualche delusione si sono un po’ allontanati».
Cosa pensa del ritorno a casa di Nava e Piazza? Intanto, ne sapeva qualcosa?
«Non ne sapevo nulla, perché la cosa è stata decisa a un livello superiore, regionale. In ogni caso penso che sia un grande ritorno, nonostante i nostri trascorsi».
Allude alla rottura che si consumò nel 2014?
«Sì, quando Nava, all’epoca presidente della Provincia, mi revocò la delega di assessore provinciale ai Servizi alla persona e alla famiglia. Una decisione causata sia dalla divisione che si era venuta a creare tra le due anime dell’ex Pdl (Nava confluì con Piazza nell’Ncd, mentre Conrater rimase in Forza Italia, ndr), sia dalla rottura causata dalla mia decisione di far confluire in Retesalute i servizi per i disabili sensoriali della Provincia di Lecco, cosa che il presidente non gradì affatto».
Perché decise di rimanere in Forza Italia?
«A quell’epoca Berlusconi lo stavano massacrando, non si faceva altro che parlare di Ruby e di donne. Mi sembrava ingiusto e non volevo rendermi complice di questa cosa per cui decisi di rimanere in Forza Italia».
Nonostante questi trascorsi saluta positivamente il ritorno di Nava e Piazza…
«Sì perché sono convinto che con loro Forza Italia riuscirà a recuperare quelle risorse periferiche nei vari comuni del territorio che erano rimaste nel loro gruppo. Tutto questo però a una condizione, che esprimo a titolo personale perché ovviamente mi adeguo a quanto il coordinamento provinciale deciderà di fare in proposito».
Quale?
«Che alle prossime elezioni non si candidino in Forza Italia, perché secondo me questo proietterebbe prima su di loro e poi su di noi l’idea di una politica fatta di opportunismo e spregiudicatezza che non meritiamo noi e neppure tanta gente che vota Forza Italia».
Può spiegarsi meglio?
«Questo dà un’idea della politica sbagliata, un’immagine tribale, come se il politico fosse un capo tribù che ha un esercito di persone che si sposta da una parte all’altra con lui, ma non è mica così. Ritengo che non dovrebbero candidarsi per loro stessi. Stiano fermi un giro. Del resto le cose vanno maturate e in politica le risorse più importanti rimangono le persone».
Sono davvero trecento gli amministratori che Nava e Piazza possono contare tra i loro ranghi?
«Non so se sono 300, ma sono certamente tanti. La stragrande maggioranza degli amministratori che erano in Forza Italia e poi nel Popolo delle libertà sono rimasti legati a loro, non così però la fascia dell’elettorato di base e questo l’ho visto nel mio peregrinare tra i seniores».
Nel 2014 ha sostenuto con Forza Italia la lista di Prospettiva Comune con candidato sindaco Massimo Panzeri.
«Nonostante fossi molto conosciuto sul territorio per via dei vari incarichi ricoperti nel tempo, raccolsi pochi voti. Ho scoperto a mie spese che per correre a Merate occorre essere di Merate».
Come si sta muovendo Forza Italia in vista delle amministrative 2019?
«Sono dell’idea che a Merate si debba ricostituire il centro destra unito, e il ritorno di Nava e Piazza va in questa direzione».
Cosa si augura?
«Che si dia vita a un tavolo a tre gambe sostenuto dalla lista Massironi, dalla Lega e da Forza Italia. Di questo tavolo noi siamo l’elemento più debole, non lo nego. Del resto storicamente Forza Italia è sempre stata molto debole a Merate, solo con l’Amministrazione Robbiani il Popolo delle libertà, il centro destra, ha vissuto la sua stagione migliore. Poi però tutti quanti sono passati con armi e bagagli con Massironi ed è venuta meno anche Cl. Ho comunque un sogno nel cassetto».
E quale sarebbe?
«Ricostituire il gruppo cittadino di Forza Italia fondato nel 2013».
Formato allora da lei, Alfredo Casaletto, oggi senza casacca; Paolo Felice Colombo (l’eminenza grigia di Più Merate); Francesco Sangiorgio, che poi si è defilato; Massimiliano Vivenzio, oggi in Energie per l’Italia; Giuseppe Procopio da poco con «Noi con l’Italia»; e Luciano Marsoni, rimasto in Forza Italia con Silvana Lodi. Sarà dura riportarli tutti a casa…
«Non è detto. Non mi scandalizza l’idea di candidare sindaco del centro destra unito Giuseppe Procopio. In ogni caso sarà fondamentale portare nuova linfa in Forza Italia e volti nuovi. Vorrei riuscire a convincere la gente che l’esperienza amministrativa in fondo può essere molto importante e significativa nella vita di una persona».
Niente lista civica dunque.
«Mi sono fatto l’idea che le liste civiche non aiutino il sistema, perché confondono le carte e mischiano le persone. Molto meglio dichiarare apertamente l’orientamento politico che è espressione anche di una serie di valori e posizioni. La lista civica invece interrompe i rapporti con la base o li nasconde creando una serie di equivoci. Per questo motivo io sto lavorando ad una lista che sia di Forza Italia in maniera dichiarata. Mi hanno detto che sono un illuso, ma alla mia età posso permettermi di esserlo».

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