Di Germano Bosisio

Sud chiama nord, nord chiama sud: quando globalizzazione e cinismo schiacciano il lavoro

Intervento di Germano Bosisio

Sud chiama nord, nord chiama sud: quando globalizzazione e cinismo schiacciano il lavoro
Lettere al giornale 27 Dicembre 2020 ore 16:44

Sarà che ci sono, purtroppo come tanti, passato anch’io, ma queste scandalose vicende della Voss di Osnago (della multinazionale tedesca Voss) e della  Meridbulloni  di Castellammare di Stabia (del Gruppo Multinazionale Fontana di Veduggio) non possono non suscitarmi, oltre che indignazione anche un sempre vivido ricordo e soprattutto qualche importante ed ineludibile considerazione.

Per le modalità e le logiche e così pure per i numeri dei lavoratori coinvolti non posso non rivivere quanto era successo alcuni anni fa da noi alla Leuci di Lecco : 

il frutto comune di queste tre vicende è legato ad operazioni ciniche di delocalizzazione globalista, come molte altre simili in questa martoriata Italia e non solo, che di fatto hanno depredato e cercano ancora purtroppo, a getto continuo, di depredare interi territori del patrimonio occupazionale e di conoscenze professionali accumulati in anni di attività lavorative. Con tutto quanto di economico e sociale questo comporta in primis per migliaia di famiglie !

Avendo peraltro conoscenze ed amicizie  in entrambe queste attuali situazioni critiche mi sono permesso e mi permetto ancora di suggerire loro qualche modesto consiglio, ma soprattutto alcune considerazioni trasversali a tante altre vicende simili,  ovviamente ben cosciente della non piena sovrapponibilità di situazioni diverse e con possibili fisiologiche variabili.

Il non consentire l’uscita dei macchinari, il contrastare processi immobiliari speculativi sulle rispettive aree, il proporre percorsi alternativi realisticamente praticabili, l’utilizzo sapiente dei media a scopo d’immagine sulle rispettive controparti e quant’altro si può mettere coraggiosamente in campo per cercare di vincere una partita assai difficile … : do per scontato che tutte queste cose e quant’altro sia utile fare, una sapiente strategia sindacale e delle RSU le sappia ben gestire. Anche la meritoria solidarietà dell’intero territorio circostante, del resto ben rilevata dai media, può certamente contribuire a supportare e delineare soluzioni concrete.

Ma per chi non si voglia consapevolmente limitare alle pur doverose ed indispensabili azioni di contrasto/proposta, occorrerebbe, a mio parere, andare oltre mettendo a frutto anche il patrimonio di esperienze accumulate nel tempo da svariate altre situazioni simili.

Situazioni che non possono non evidenziare a tutti noi quello che è il trasversale vizio d’origine che le accomuna : una logica strutturale che privilegia il profitto e non la funzione sociale delle attività imprenditoriali, mentre perlomeno queste due componenti dovrebbero convivere e semmai con il primato della seconda sulla prima, come ci ricorda la preziosa e sempre lungimirante nostra Costituzione.

Mi limito ad allegare a questo proposito un mio vecchio scritto che svariati anni fa (2009) già tracciava le linee essenziale del “problema” ma che ora di fatto risulta sempre più pressante e direi ineludibile anche proprio alla luce di quella che viene definita un vera e propria crisi strutturale di sistema. Quella, occorre ben dirlo senza infingimenti,  del modello di sviluppo neoliberista i cui effetti nefasti a livello locale quanto globale sono ulteriormente amplificati da questa gravissimo “passaggio” pandemico, che non sarà, intuibilmente da quanto sta emergendo, di certo l’unico nei prossimi anni.

Una crisi ormai denunciata da più parti che ad esempio trova una delle sue massime espressioni in quel Papa Francesco che evangelicamente evidenzia le contraddizioni antiumane di certe regole del cosiddetto Mercato e della Finanza e soprattutto di quello che lui stesso nei suoi vari pronunciamenti, autorevoli non solo dal punto di vista ecclesiale, definisce come “dittatura di una economia senza volto e senza scopo veramente umano…”.

Ed allora perché la “Politica” (quella con la P maiscola e non quella che quotidianamente ci dobbiamo sorbire) non s’impegna realmente ( e non solo con parole e iniziative “palliative”) a predisporre leggi e norme attuative concrete che possano realmente scoraggiare operazioni ciniche  a scapito dell’intero sistema sociale (non quelle timide e limitate prodotte ad esempio dall’ex ministro dello sviluppo Di Maio, pur apprezzabili ma comunque insufficienti). 

Perché ad esempio la Germania (Voss peraltro è una multinazionale tedesca) le prevede già ed in Italia ciò non è stato ancora possibile ?

Perché ad esempio le Associazioni Imprenditoriali non isolano al loro interno comportamenti cinici e predatori  ( altra cosa sarebbe riconoscere da parte di tutti il merito lungimirante di far tutto quanto sia possibile per reggere la competizione dei cosiddetti Mercati e quindi non adagiarsi su “comode” delocalizzazioni in terre più “favorevoli” e più “permissive” in termini socio-economici ed ambientali) ?

E perché quasi sempre il Sindacato si appiattisce solo sulla cosiddetta “riduzione del danno” limitandosi, nei fatti, ai pur doverosi e necessari “ammortizzatori sociali” ? E che forza avrebbe l’orientare milioni di lavoratori e altre categorie in sofferenza e spesso mal rappresentate dalle loro rispettive associazioni d’appartenenza ( come artigiani, partite iva, e simili realtà di “Lavoro reale” e non “speculativo finanziario”) in una seria opera di cambiamento strutturale dei paradigmi posti alla base della nostra Convivenza civile, sociale ed economica ? 

E come sarebbe importante interrogarsi tutti, come già in vari autorevoli contesti si sta facendo, su modelli e prassi praticabili già da ora alternativi a questo cosiddetto modello di sviluppo che, sotto gli occhi di tutti, sta di fatto producendo strutturalmente un aumento delle disuguaglianze sia tra i Paesi del mondo che all’interno di essi ?

Tutto questo non toglierebbe di certo valore e sostanza alle singole lotte, come quelle sopra richiamate, ma, al contrario darebbe loro quel respiro e quegli strumenti in più per veramente cercare di risolverle in radice !

Quindi massimo aiuto e concretezza di percorsi per le vicende in atto (ma anche ad esempio seguire come si svilupperà la destinazione dell’area ex Leuci a Lecco per non darla vinta ad una, a detta di molti, preordinata chiusura della preesistente pluriennale attività manifatturiera) ma contemporaneamente sviluppare un reale cambiamento delle “regole”, l’unico che potrebbe rendere realmente possibile il contribuire a rimuovere le cause strutturali di certi processi antisociali.

 

Germano Bosisio

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