Lettere al Giornale

In principio non era il debito!

di Germano Bosisio (Oggiono)

In principio non era il debito!
10 Novembre 2020 ore 10:56

In principio non era il Debito.

E il Debito non era presso gli Uomini.

E il Debito non era Dio.

Come non far riecheggiare ben altre e assai più importanti Parole se di Debito, o di rimandi più o meno espliciti ad esso, sono costantemente intrise le analisi economiche dei cosiddetti esperti ?

Non passa infatti alcun giorno sulla Terra, specie quella italiana, senza che non ci ricordino del cappio che grava quasi su ogni aspetto del nostro vivere, facendone sentire gli effetti – si afferma con enfasi –  a partire su chi incolpevolmente si affaccia alla vita e sulle future generazioni.

E non c’è discussione o analisi mediatica che non subordini qualsiasi manovra migliorativa alle conseguenze sul Debito.

E non sembra bastare a sfatare ciò l’ormai oggettiva e diffusa costatazione che questa maledetta pandemia abbia contribuito ulteriormente a scoperchiare tutte le palesi contraddizioni di un sistema che ruota attorno ad un unico paradigma : il profitto e le sue varie articolazioni.

E le dimostrazioni fioccano anche per i più restii ad ammetterlo : basti pensare, solo considerando gli aspetti salutistici, ai disastri prodotti dal costante smantellamento della sanità pubblica o alla iniziale penuria di mascherine, reagenti e simili prodotti dovuta all’averne delegato la produzione a pochissimi Paesi extraeuropei perché non sufficientemente redditizia.

E giusto per stare all’essenziale come non pensare alla questione climatica o all’aumento delle disuguaglianze sia tra gli Stati che al loro interno… e ognuno potrebbe continuare con un lungo elenco.

Ma perché allora non si cerca di andare all’origine di questo sistema, o modello di sviluppo che dir si voglia, che ha tra i suoi capisaldi proprio quello che alcuni definiscono  come “La trappola del Debito”.

Niente a che vedere col doveroso onorare i debiti contratti  nella vita civile di ognuno di noi perché quelli cosiddetti “Sovrani”, e cioè contratti dagli Stati, viaggiano su presupposti spesso condizionati da logiche puramente speculative dei cosiddetti “Mercati” o simili ingiusti meccanismi.

Logiche e “leggi di Mercato” che spesso sovrastano quelle che dovrebbero essere le originali funzioni statali quando non addirittura la Democrazia stessa dei popoli.

Leggi e regole, a partire da quelle vigenti – perlomeno sinora – in un Europa che non è certo quella socialmente virtuosa immaginata dai suoi Padri Fondatori, che sembrano subordinate nei fatti a logiche spesso solo tendenti alla stabilità monetaria e alla sostenibilità ragionieristica dei bilanci e non invece all’effettivo interesse collettivo dei propri cittadini.

Non sembri un’eresia ma, per fortuna, questa maledetta pandemia sembra costringere a livello planetario anche i più ideologizzati e ferventi sostenitori di queste “teorie” ad abbandonarle (bisognerà vigilare perché non sia solo temporaneamente) proprio in ragione del primato delle necessità umane essenziali quali la salute ed un benessere sociale ed economico realmente diffuso e assai meglio distribuito.

Ed allora, per stare solo nel campo europeo ma dagli inevitabili quanto auspicabili riflessi planetari, perché invece che continuamente sragionare su prestiti, Mes, contributi a fondo perso o simili non si procede strutturalmente – adeguando la cosiddetta architettura europea – nella direzione da vari anni perseguita dalla Fed, la banca centrale  statunitense, che “stampa” (sostanzialmente crea dal nulla moneta elettronica) e fa da garante di ultima istanza, di fatto annullando gli effetti dell’indebitamento ? E peraltro senza procurare particolari effetti sull’inflazione, così tanto temuta dai cosiddetti esperti.

Perché la BCE non potrebbe, se ci fosse l’effettiva  volontà politica, comportarsi in modo simile partendo dalla modifica del proprio statuto ed intanto, con le attuali regole, continuare in modo prolungato l’azione tutelativa nel confronto degli Stati in evidente difficoltà?

Perché in sostanza non azzerare definitivamente gli effetti dell’indebitamento almeno per questa innegabile emergenza umanitaria?

Del resto è proprio in questa direzione che sembrano volersi muovere Paesi come la Spagna e il Portogallo e , più timidamente anche il nostro : perché non costruire una coalizione per il cambiamento effettivo, visto che i gravissimi effetti della pandemia stanno pesando su tutti i Paesi europei ?

Non sarebbe questo un modo, tutt’altro che irrealistico per riaffermare, nei fatti e non nelle semplici enunciazioni di principio, il primato dell’interesse collettivo e solidale all’interno dei popoli e tra di essi?

Non era questo il motivo fondativo di questa Europa come anche dell’interdipendenza planetaria?

Vale più il rispetto di parametri spesso astratti di economia ( molte volte a vantaggio di sempre più pochi) o la vita reale delle genti? 

C’è qualcuno che voglia dimostrare che queste siano utopie poggianti sopra strampalate teorie non solo economiche?

 

Germano Bosisio

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