Lettera

Il diritto di essere anziani al tempo del Coronavirus

La voce autorevole di un cardiologo, il dottor Vincenzo Locatelli, sugli anziani chiusi in casa e la risposta di Marco Calvetti

Il diritto di essere anziani al tempo del Coronavirus
Lecco e dintorni, 21 Aprile 2020 ore 10:30

La pandemia, che ha colpito maggiormente gli anziani, ha portato come conseguenza limitazioni particolarmente gravose nei confronti degli ultra 65enni che, pur affetti da qualche patologia, godono di buona autonomia funzionale.
Infatti, quale cardiologo, ai pazienti ischemici, ipertesi, diabetici, con sindrome metabolica, con patologia osteo-muscolare, oltre alla consueta terapia non ritiene opportuno consigliare o meglio prescrivere una adeguata attività motoria?
Queste patologie, indicate come rilevanti fattori di comorbilità nella causalità di morte per covid -19, sono state in questo periodo ignorate o meglio non monitorate da alcun controllo specialistico (chiusura dell’attività ambulatoriale).
La coercizione domiciliare, soprattutto per le persone anziane, oltre a compromettere il loro equilibrio funzionale, può scatenare e/o accentuare una sindrome ansioso – depressiva.
Quale rischio comporta alla collettività e a se stesso, un anziano che, nel rispetto del distanziamento sociale e munito di adeguata mascherina, esca da casa per la consueta passeggiata quotidiana?
Perché ingenerare in lui un senso di colpa e relegarlo nella categoria dei morituri?
Perché gli anziani, nell’ipotetico programma di ritorno alla normalità, vengono temporalmente relegati all’ultimo posto, quando nell’ottica di un armonico mantenimento del loro equilibrio psico-fisico di per sé fragile (senectus ipsa est morbus), dovrebbero avere una corsia privilegiata?
Ne deriva l’auspicio che, almeno i sopravvissuti, testimoni del tempo, mantengano la loro integrità e una voglia di futuro.

Dott. Vincenzo Locatelli
Cardiologo

Quando il buonsenso vale come la scienza

Uno squarcio ribelle nel cinico destino che si va  dispiegando per gli anziani. Non mi fa velo l’amicizia fraterna  con il dottor Vincenzo Locatelli, nel  ringraziarlo per una “uscita” desueta per un professionista di sicuro calibro e di pari riservatezza (ancora in attività e con qualche lustro di vita ospedaliera alle spalle), che scuote l’albero della rassegnazione e suscita le riflessioni fondate  e sentite.

Leggo, più o meno,  dieci giornali ogni dì, e insieme ai diktat sulle misure  di prevenzione e di sicurezza, cominciano ad affiorare copiose voci di protesta sia in difesa dell’universo della terza età (un terzo della popolazione italiana), sia a tutela di quei diritti alla libertà sanciti dalla Costituzione, troppo spesso citati a pretesto da chi magari non conosce neppure il testo. Condivido e sottoscrivo la “ricetta” del dottor Locatelli, senza lasciarmi ghermire da pretestuose faide ideologiche soprattutto laddove a ispirare il moto di legittima protesta sia il buonsenso intrecciato alla scienza spezzata sul campo.

Insomma, va bene la clausura, come monaci, passino i domiciliari, come i detenuti, sì alle distanze (come gli appestati), ma no alla dittatura  e ai totalitarismi mascherati.

Tracciati anche, ma non stracciati, come la carta da macero per colpa della carta di identità.

Marco Calvetti

 

 

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