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Sicurezza e ordine pubblico il compito delle istituzioni

Il sottosegretario al Ministero dell'Interno Nicola Molteni ha incontrato gli Amici del Giornale di Lecco

Glocal news 22 Novembre 2021 ore 10:47

La pandemia ha ampliato i significati della parola "sicurezza", il cui perimetro oggi abbraccia gli ambiti della sanità, dell'economia e della società. Quest'ultima ha saputo reggere all'urto dell'emergenza ma ora è alle prese con episodi di violenza e tensioni, dovendo pure fare i conti con le cattive abitudini che tradizionalmente hanno come protagoniste alcune sue frange. Insistere sulla vigilanza urbana e, contemporaneamente, sensibilizzare sul lavoro educativo da parte di tre agenzie fondamentali - famiglia, scuola e Terzo settore - può essere tuttavia un mix vincente per superare il momento critico. Ne è convinto il sottosegretario di Stato al Ministero dell'Interno nel Governo Draghi, Nicola Molteni, intervenuto venerdì 19 novembre al Ristorante da Giovannino di Malgrate al debutto del ciclo di incontri organizzati dal nostro circuito editoriale Netweek insieme agli Amici del Giornale di Lecco.

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L'intervento dell'On. Molteni

Ad alimentare il senso di insicurezza dei cittadini è la summa di episodi come il vandalismo, il disagio giovanile, le dipendenze, le occupazioni abusive, i rave party, le baby gang, ma anche le violenze, le risse e la mala movida. Ma, ha avvertito Molteni:

"l'azione repressiva non rappresenta l'unica soluzione. Educazione e socialità possono, al contrario, giocare un ruolo decisivo per mettere al tappeto certi fenomeni".

Un esercizio, quello della sicurezza, che va di pari passo con l'affermazione delle libertà dell’individuo e collettività. Per fare un esempio concreto, il parlamentare del Carroccio ha fatto riferimento agli esercizi commerciali che intendono svolgere il proprio lavoro senza essere impediti da manifestazioni che possono generare disagi di ordine pubblico e danni per i locali, anche in termini di immagine rispetto alla clientela. L'obiettivo del Viminale, tuttavia, resta quello di rafforzare la presenza statale di fronte alle infiltrazioni della criminalità organizzata.

"La Lombardia è la patria delle eccellenze imprenditoriali, dell'economia sana, del know how dei territori. Al contempo però è un territorio alle prese con grossi problemi legati alla criminalità organizzata. Recenti inchieste hanno dimostrato come la Mafia si infiltri dove c'è bisogno. Dove c'è crisi e povertà ricopre un ruolo di Welfare State. Ma si inserisce in modo particolare dove il tessuto è ricco. Personalmente, sono convinto che la nostra regione abbia gli anticorpi per debellare la criminalità organizzata. Se gli imprenditori devono fare la loro parte denunciando, eventualmente, chi intende fare affari sporchi, l'impegno della politica deve essere quello di portare una cultura della legalità nella società ed eliminare le cosiddette zone grigie, dove è più facile che i fenomeni criminosi trovino terreno fertile. Servono dunque azioni repressive ma anche colpi al patrimonio immobiliare di chi delinque".

Lo stesso ha spiegato inoltre l'importanza di difendere i presidi di sicurezza sui territori, in quanto "toglierli è un passo indietro", e fornito una fotografia sulla sicurezza nel Belpaese:

"Oggi la polizia conta 97mila agenti, a fronte di un fabbisogno di 108mila. Per questo, come Viminale, stiamo facendo un'iniezione di donne e uomini della Polizia di Stato. Le Forze di polizia attuali, lo ricordo, fanno del nostro sistema uno dei più avanzati del mondo per efficienza, competenza e capacità di tenere sotto controllo ciò che accade in rete".

Un importante ruolo, in tal senso, è quello giocato dalla Polizia locale, le cui strutture e funzioni, nel corso degli anni, si sono notevolmente allargate.

Il tema dell'integrazione dei giovani

C'era anche monsignor Davide Milani venerdì all'incontro ospitato al Ristorante da Giovannino di Malgrate e dedicato a uno dei temi più discussi all'interno del dibattito pubblico: la sicurezza. Che a detta del prevosto di Lecco deve trovare garanzie nell'opera di ascolto di sogni e aspirazioni dei giovani così come della società civile in generale.

"Prima di  interrogarci sul senso della sicurezza al giorno d'oggi, dobbiamo piuttosto interrogarci su quante ragioni di vita abbiano oggi le persone e quanto la comunità faccia in modo di assecondarle. Faccio un esempio pratico: se desidero diventare la persona più ricca di Lecco e mi mancano alcuni riferimenti etico-morali, la strada per me sarà in salita".

Un concetto che don Davide ha esteso anche ai giovani:

"Che cosa stiamo facendo affinché i ragazzi abbiano obiettivi di vita? La "questione" giovanile non è una novità, c'è sempre stata. Possiamo dire che è nella storia dell'uomo. Il motivo è che i ragazzi vivono un'età di transizione e per crescere hanno bisogno del supporto della società".

Una società dalla quale gli stessi devono puntare a far emergere la sua parte migliore: i modelli buoni.

"ci sono esempi positivi che bisogna mettere in risalto. Mi riferisco ai 250 ragazzi di quarta e quinta superiore che in basilica nei giorni scorsi hanno svolto esercizi spirituali alla presenza dell'arcivescovo. Lo stesso vale per chi pulisce i sentieri oppure è bravo a scuola. Sono storie che vanno raccontate, tanto quanto gli episodi tristi. Dobbiamo essere in grado di diffondere un'energia positiva. Le mele migliori fanno maturare quelle acerbe. Diamo quindi voce ai ragazzi e, solo se serve, presidiamo i bordi. La vera sicurezza, per loro, risiede nel fatto di sapere dove andare".

Migliorare la sicurezza coltivando la parte buona della città

Lo Stato deve fare la sua parte, ma la sicurezza di un territorio si garantisce anche valorizzando elementi e luoghi positivi, come la scuola, l’oratorio, le associazioni sportive e le associazioni imprenditoriali. E la collaborazione tra i vari enti pubblici è fondamentale. Questi concetti sono stati ribaditi da Molteni, al termine del pranzo al Ristorante da Giovannino di Malgrate, dopo aver raccolto domande e sollecitazioni da parte degli Amici del Giornale di Lecco intervenuti. Il primo a rompere il ghiaccio è stato il titolare dello storico ristorante che ospitava l’evento, Fabio Dadati, nonché presidente del Consorzio Albergatori Lecchesi, che ha espresso forte preoccupazione per la situazione della cosiddetta mala movida, con conseguenze negative sulle attività commerciali, la vita sociale dei giovani e il turismo.

In ambito educativo e sociale gioca un ruolo importante lo sport, come ha testimoniato Dario Righetti, presidente Picco Lecco, ricordando che "fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce". E si è detto fiducioso che rispetto ad alcuni giovani esempi negativi c’è una maggioranza silenziosa positiva su cui bisogna sempre lavorare. In tema sicurezza e recupero sociale, Antonio Bartesaghi, presidente del Gruppo Omet, ha poi suggerito di prendere esempio da esperienze che avvengono all’estero: la sua stessa azienda, in Repubblica Ceca, impiega come personale delle detenute del carcere femminile, un’interessante possibilità di riabilitazione sociale e di sostentamento dei costi per lo Stato. Inoltre, ha lamentato delle criticità nelle leggi italiane che andrebbero modificate, poiché presentano delle falle che favoriscono la delinquenza. Su questo tema è intervenuto anche l’avvocato Richard Martini, lanciando un grido d’allarme sulla situazione della procura di Lecco, dove invece di esseri otto magistrati ce ne sono solo due, con tutte le conseguenze negative sulla gestione della giustizia.

Mentre sul valore del lavoro come strumento di integrazione, Gigi Gianola, direttore strategico delle vendite di Gi Group, ha ricordato come in Italia un terzo delle aziende non trovi personale competente, e nel Lecchese anche la metà. E ha puntato il dito contro il reddito di cittadinanza: bisogna superare l’assistenzialismo e valorizzare i talenti, perché servono un lavoro e uno stipendio adeguato per non essere portati a delinquere.

Come ha ricordato anche il sottosegretario Molteni, alla fine tutto arriva al sindaco, anche se non gli compete: e il primo cittadino di Lecco, Mauro Gattinoni, ha ribadito che la vera sfida è incoraggiare la parte buona dei giovani e della società, promuovendo la comunità educante, che facendo rete possa sostenere i giovani, che sono davvero il nostro futuro. Sul fronte delle istituzioni locali, anche Regione Lombardia sta cercando di fare la sua parte, come ha raccontato il consigliere regionale Mauro Piazza: nonostante risorse limitate, ha sottolineato Piazza, molti sono gli interventi da parte della Regione, sui giovani, sul volontariato e lo sport, sulla formazione e il lavoro.

L’interessante e vivace incontro con il sottosegretario Molteni è stato chiuso dall’amministratore delegato del Gruppo Netweek, editore anche del Giornale di Lecco, Alessio Laurenzano, che ha sintetizzato come istruzione e lavoro siano i due pilastri per far crescere un senso generale di sicurezza, soprattutto per i giovani. E proprio per ascoltare e dare spazio ai giovani, ha annunciato che sui siti di informazione Netweek presto ci sarà spazio per una sezione dedicata e gestita dagli studenti.