Le ipotesi sul tavolo

Governo Draghi: via al Totoministri, ecco i nomi in pole position

Tante donne e molti lombardi. Vediamo quali sono i nomi ricorrenti a Palazzo.

Governo Draghi: via al Totoministri, ecco i nomi in pole position
Glocal news 09 Febbraio 2021 ore 11:14

Impazza nelle ultime ore il totoministri. Chi saranno le figure che affiancheranno Mario Draghi in un Governo di “alto profilo”, per citare le volontà del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella? Anche se le note ufficiali fanno sapere che è troppo presto per parlare di nomi, il Palazzo mormora. Vediamo quindi quali sono le personalità più accreditate per assurgere ai vari ministeri.

La compagine veneta

Per ciò che concerne uno dei ministeri chiave, ovvero quello dell’Economia, ricorre frequentemente il nome di Daniele Franco. Amico e braccio destro di Draghi ai tempi di Bankitalia, che dal 2013 al 2019 ha guidato la Ragioneria generale dello Stato. Veneto doc, nato a Tricania (Belluno) il 7 giugno del 1953, è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Padova nel 1977. Il suo percorso di studi è proseguito con un master nel Regno Unito. Ha ricoperto anche la carica di Consigliere Economico presso la Direzione Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea. Franco, attento a far quadrare i conti, potrebbe essere la figura ideale per monitorare i flussi del Tesoro e alla gestione dei 209 miliardi di fondi europei.

Altra veneta, stavolta d’adozione, che potrebbe ambire al ministero della Salute sarebbe Antonella Viola. La professoressa Ordinaria di Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova, nata a Taranto il 3 maggio 1969, è ormai padovana a tutti gli effetti. Se la dovrà vedere, però, con Roberto Speranza (Leu) ministro uscente della Sanità nonché uno dei politici che ha raccolto maggiori consensi durante il Conte bis. Non si esclude che il potentino 42enne resti al suo posto.

Un esercito di lombardi

Veniamo ora alla compagine lombarda, assai nutrita. Iniziamo da lui, Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega e – si mormora con insistenza – capace di aver fatto accettare a Matteo Salvini il “calice amaro” del Governo europeista del fuoriclasse Draghi. Per il bocconiano varesino, nato il 16 dicembre 1966 a Cazzago Brabbia, si è ipotizzato addirittura il ruolo di braccio destro del premier, in veste di sottosegretario. Non si escludono per lui nemmeno degli ipotetici ministeri come il Mise o i Rapporti con il Parlamento.

Altro ministero bollente è quello della Giustizia, dopo la riforma della prescrizione, voluta da Alfonso Bonafede. Draghi — in linea con le indicazioni della Commissioni europea — ha indicato come prioritaria la riforma della giustizia civile, uno dei nodi principali segnalati da tutti gli studi internazionali come causa degli scarsi investimenti esteri nel nostro Paese, nonché fra gli obiettivi espliciti del Recovery plan. La favorita per il ruolo sarebbe la legnanese Marta Cartabia, costituzionalista ed ex presidente della Consulta. Professionista che gode di grandissima stima da parte di Draghi. Il suo nome era circolato anche in seguito alla caduta del primo governo Conte, si era infatti ipotizzato che la donna potesse assurgere al ruolo di premier subentrando all’avvocato. Marta Maria Carla Cartabia (San Giorgio su Legnano, 14 maggio 1963) è stata dal 2019 al 2020 presidente della Corte costituzionale: prima donna ad occupare tale carica.

Per ciò che concerne il ministero dell’Istruzione fra i nomi che ricorrono più insistentemente oltre a quello di Patrizio Bianchi (professore di politica industriale ed ex assessore in Emilia-Romagna) c’è quello della monzese Cristina Messa, classe 1961, ex rettrice dell’Università Bicocca di Milano: prima donna di un ateneo milanese e quarta in Italia.

Per l’Economia, oltre al veneto Franco, ritorna sul tavolo l‘ipotesi Mario Cottarelli, economista cremonese e ormai volto noto per gli italiani. Altri papabili sarebbero il vicepresidente della Bei Dario Scannapieco, l’economista Lucrezia Reichlin, il manager Vittorio Colao e il vicedirettore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini.

A minacciare la permanenza di Luigi di Maio agli Esteri anche la milanese Marta Dassù, classe 1955, saggista e politica italiana, che è stata Viceministro degli affari esteri nel Governo Monti e nel Governo Letta.

Per il ministero delle Pari Opportunità si vocifera che l’avvocatessa e senatrice leghista palermitana di nascita, ma milanese d’adozione, Giulia Bongiorno, possa essere in pole position.

Potrebbe non subire smottamenti invece il ministero degli Interni, con Luciana Lamorgese salda al timone. Medesimo destino conservativo potrebbe toccare all‘Agricoltura, con la renziana Teresa Bellanova. 

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