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Fondazione Cariplo: la storia dell’ente tra ieri e oggi

Giuseppe Guzzetti parla di Fondazione Cariplo e del suo futuro sotto la guida del neopresidente Fosti.

Fondazione Cariplo: la storia dell’ente tra ieri e oggi
Glocal news 11 Novembre 2020 ore 06:59

Fondazione Cariplo è nata nel 1997 e fino al 2018 ha visto la guida dell’avvocato Giuseppe Guzzetti. Oggi il testimone è stato passato a Giovanni Fosti, “una scelta che da subito si è rilevata provvida e positiva” afferma l’ex presidente. Nei suoi 22 anni di vita Fondazione Cariplo ha finanziato ben 30mila progetti erogando complessivamente 3 miliardi di euro.

La storia di Fondazione Cariplo tra ieri e oggi

Lei, avvocato Guzzetti, è stato l’artefice dello sviluppo di Fondazione Cariplo…

“Ho avuto la responsabilità di gestire la Cariplo, la più importante fondazione italiana e tra le più importanti a livello europeo. Il merito del lavoro fatto sta nella forza e nella qualità di chi ci lavora. Le persone che operano nella Fondazione Cariplo sono molto preparate, hanno studiato, fatto esperienze eccellenti anche all’estero e oggi formano un team di altissima qualità. Siamo partiti da zero, ma abbiamo costruito una squadra. Privilegiando la qualità, la professionalità, bandendo il clientelismo e erogando soldi secondo il merito e la bontà dei progetti. In 22 anni non c’è stata una polemica”.

Non sempre è stato a facile. Il rapporto con la politica, ad esempio, ha conosciuto momenti di tensione, anche perché le Fondazioni di origine bancaria disponevano e dispongono di ingenti patrimoni.

“L’autonomia ci è stata riconosciuta dalla legge Ciampi, ma, è vero, le Fondazioni sono state oggetto di molti attacchi. Nel 2002 Berlusconi, Bossi e Tremonti hanno cercato di mettere fine alla loro autonomia e di ricondurre le Fondazioni sotto il controllo pubblico. Sarebbe stato un grave errore. Per fortuna abbiamo vinto la battaglia ottenendo due sentenze della Corte Costituzionale che hanno confermato la definizione della legge Ciampi: “Enti privati senza scopo di lucro con piena autonomia statutaria e gestionale”. Questa definizione poggia su elementi non contestabili: il patrimonio delle Fondazioni è privato e lo Stato non ha mai messo un euro. Anzi, ha incassato fior di tasse nel corso degli anni. Se si vorrà mai tornare ad aggredire le Fondazioni la strada sarà molto difficile perché si dovrà passare da una legge costituzionale”.

Qual è il ruolo delle Fondazioni oggi?

“È fondamentale. Sono attuatori, con il Terzo settore, del principio di sussidiarietà affermato dalla nostra Costituzione. Anzi, sovente vanno oltre la sussidiarietà e fanno supplenza alla mancanza del pubblico. Rappresentano il terzo pilastro. C’è lo Stato, il mercato ovvero le aziende profit e il Terzo settore, cioè il no profit, il privato sociale. Noi abbiamo la missione di sostenere il privato sociale e di dare forza al terzo pilastro. Se questo pilastro è forte e più forte anche la democrazia”.

La Cariplo si occupa di grandi progetti ma è molto radicata anche sul territorio grazie alle Fondazioni comunitarie locali.

“Quella fu un’altra intuizione importante. Le abbiamo fatte nascere dotandole di un patrimonio iniziale, messo a disposizione dalla Cariplo, che poi è stato incrementato raccogliendo fondi dalle comunità locali. Rafforzando così il rapporto tra le Fondazioni, le comunità di riferimento e i cittadini. I quali avevano concorso a formare il patrimonio e hanno sentito le Fondazioni comunitarie locali come istituzioni proprie. Oggi le Fondazioni comunitarie locali sono 15, comprese le due piemontesi, Novara e Verbania-Cusio-Ossola. Il presidente Giovanni Fosti le sta valorizzando perché attraverso queste realtà è più facile individuare i bisogni del territorio e coinvolgere le comunità locali per la loro soluzione. È un’idea vincente”.

Fondazione Cariplo è una grande e virtuosa istituzione filantropica che, nel corso della sua esperienza durata 22 anni, ha finanziato ben 30.000 progetti erogando complessiva- mente 3 miliardi.

“Intanto la Cariplo ha sempre investito bene il suo patrimonio ottenendo i mezzi per operare con generosità nelle sue quattro aree di azione: servizi alla persona, arte e cultura, ambiente e ricerca scientifica. Ma non si è limitata a fare erogazioni. Ha promosso bandi, sollecitato progetti per rendere più efficace anche l’attività erogativa. Ha sempre pensato la Fondazione come centro di innovazione e ha pure individuato la risposta a bisogni mai soddisfatti”.

Quali?

“Vi era – e c’è tuttora – una domanda di alloggi a canoni molto ridotti per giovani coppie, universitari e anziani, ma anche per immigrati che lavorano e possono pagare un canone, ma non a costi di libero mercato. Questa domanda sociale mai soddisfatta è stata positivamente risolta dalla Fondazione Cariplo mediante l’housing sociale. Dopo tre interventi in Lombardia (uno a Crema e due a Milano) è diventato un progetto nazionale realizzato con la Cassa Depositi e Prestiti e altri enti.

La povertà infantile con la presenza solo a Milano di 20 mila bambini. Il progetto QuBi è un programma pluriennale da 25 milioni che si occupa di questa emergenza insieme ad altre fondazioni e istituzioni. Nei prossimi tre anni questa piaga sociale che nega il futuro ai nostri bambini deve essere estirpata.

È stato avviato il progetto Cariplo Factory. L’innovation hub dove al centro vi sono i giovani, il lavoro, l’innovazione e soprattutto l’occupazione giovanile. In Lombardia, ma il problema è nazionale, abbiamo migliaia di posti di lavoro nelle aziende manifatturiere che non vengono occupati perché i nostri giovani non sono adeguatamente formati. Gli istituti professionali che dovrebbero formarli hanno strutture e laboratori che risalgono agli Anni Novanta e non possono quindi preparare gli studenti con le competenze oggi necessarie per le nostre aziende.

La Fondazione Cariplo, nel settore della meccanica e della meccatronica, ha lanciato il progetto S.I.F. (Scuola, impresa e famiglia). Dotando gli istituti professionali di questo settore delle attrezzature più moderne consentendo quindi alla scuola, in stretta collaborazione con le imprese e le famiglie, di qualificare i nostri giovani secondo le necessità delle aziende. E’ stato un esperimento molto importante che indica allo Stato e alle Regioni la strada da percorrere innovando i sistemi scolastici e dotando le scuole delle attrezzature. Lo Stato e le Regioni, facendo tesoro di questa esperienza, dovrebbero intervenire sull’intero comparto della formazione professionale”.

L’8 aprile 2019, dopo 22 anni, ha passato il testimone a Giovanni Fosti.

“Una scelta che da subito si è rilevata provvida e positiva. Il presidente Fosti – che aveva alle spalle l’esperienza di sei anni nella Commissione Centrale di Beneficenza – conosce bene la Fondazione e ha dimostrato da subito tutta la sua capacità di guida nel dare risposte efficaci, rapide e puntuali proprio di fronte all’emergenza della pandemia. La qualità sua, dei componenti della Commissione Centrale di Beneficenza, del Consiglio d’amministrazione e del Collegio sindacale rappresentano una certezza per il futuro. Un futuro fondato su autonomia e capacità di affrontare temi strategici.

La pandemia sta distruggendo posti di lavoro, allarga il disagio sociale e mette in crisi le associazioni e il volontariato. Il presidente Fosti ha compreso prima di altri questa criticità e ha subito messo in campo il programma “Lets Go” a sostegno degli enti del terzo settore. Un programma da 16 milioni per difendere il tessuto associativo ricco, vitale e indispensabile per le nostre comunità. L’intervento ha permesso di salvare 400 associazioni, ma le domande erano 1.400. La Fondazione fa molto ma non può fare tutto, dovrebbe fare la sua parte anche il Governo anche grazie ai fondi che arriveranno dall’Europa.

Mi spiace non vedere nei programmi dell’Esecutivo proposte dedicate al privato sociale. Il terzo pilastro deve prendere coscienza politica del suo ruolo, la sua presenza rafforza la democrazia. Il Governo e gli enti locali devono capire che il Terzo settore non garantisce solo servizi, il più delle volte facendo supplenza delle carenze della parte pubblica, ma rappresenta un elemento di consolidamento della democrazia”.

Invece le Fondazioni si sono viste aumentare le tasse che devono pagare allo Stato: dai 100 milioni del 2011 si è arrivati a 510 milioni di oggi.

“Questi soldi vengono sottratti alle erogazioni, al sostegno del volontariato e delle associazioni che si occupano di fragilità, disagio, povertà…
A soffrire sono i beneficiati delle attività della Fondazione Cariplo e del volontariato: le famiglie con anziani, i bambini in povertà a rischio di carenze educative, le persone fragili ed emarginate”.

Il ruolo delle fondazioni all’interno delle banche è cambiato?

“Le Fondazioni di origine bancaria oggi hanno quote marginali nelle banche. La Cariplo detiene ancora una partecipazione importante di Intesa Sanpaolo Spa, la prima banca italiana e seconda europea. La storia positiva e importante di questo grande istituto è stata possibile perché le Fondazioni azioniste hanno sempre sostenuto i programmi di sviluppo proposti dai manager, sotto l’impulso di Carlo Messina, un Ad di grande qualità sotto ogni punto di vista. Le Fondazioni hanno sempre rispettato l’autonomia del Consiglio d’amministrazione e dei manager, non hanno mai interferito nelle loro autonome responsabilità, consentendo loro di lavorare in tranquillità e garantendo la stabilità della banca nel lungo periodo”.

Ma le banche sono ancora un sostegno per l’economia?

“Gli istituti di credito italiani in questi decenni sono stati determinanti per lo sviluppo delle nostre aziende e per il sostegno alle famiglie. A differenza delle banche straniere che, per fare profitti e remunerare i loro azionisti, hanno perso la caratteristica di banche commerciali per privilegiare investimenti ad altissimo rischio, come in particolare hanno fatto le banche tedesche. Le nostre banche hanno mantenuto il loro ruolo fondamentale di finanziare l’economia e le famiglie. A questa missione degli istituti di credito, l’Ad Messina ha aggiunto, con un forte impulso di proposte e risorse finanziarie, la funzione di responsabilità sociale d’impresa e di sostenibilità dello sviluppo. Sono numerosi i settori nei quali Intesa Sanpaolo dedica grandi risorse a queste finalità, dal finanziamento agli studenti universitari per sostenere i loro studi all’assistenza agli anziani, ai programmi per le madri…”.