Economia lecchese: cresce il lavoro precario e a basso reddito. Donne penalizzate

"Il contratto part time sia quello che è maggiormente prediletto dalle aziende per le assunzioni delle donne, spesso è un obbligo e non una scelta, e ciò non fa altro che aumentare sempre di più il gap salariale tra uomini e donne"

Economia lecchese: cresce il lavoro precario e a basso reddito. Donne penalizzate
Lecco e dintorni, 12 Febbraio 2020 ore 11:12

I dati relativi all’avviamento e cessazioni al lavoro anno 2019, del sistema informativo Quadrante Lavoro di Regione Lombardia, per le province di Como e Lecco, mostrano una situazione in chiaro scuro. Il saldo tra avviamenti e cessazioni è positivo ma a crescere è il lavoro precario e a basso reddito per l’alto numero di rapporti di lavoro part time specialmente per il genere femminile. E’ quanto emerge da uno studio della Uil del Lario.

Economia lecchese: cresce il lavoro precario e a basso reddito

  • Como anno 2019: avviamenti 69.185; cessazioni 66.884; saldo +2.301, +3,3%
  •  Lecco anno 2019: avviamenti 35.222; cessazioni 34.851; saldo +371, +1,1%;

Mentre se si guardano i dati dello stesso periodo dell’anno 2018:

  •  Como anno 2018: avviamenti 69.530; cessazioni 67.685; saldo +1.845, +2,66%;
  •  Lecco anno 2018: avviamenti 37.258; cessazioni 35.468; saldo +1790, +4,81%;

I contratti part time

Il contributo maggiore al saldo positivo a Como deriva dall’aumento degli avviamenti dei contratti part time anno 2019 rispetto al 2018:

  • Como anno 2019: avviamenti part time 21.826; nel 2018 erano stati 21.516; +310;
  •  Lecco anno 2019: avviamenti part time 10.367; nel 2018 erano stati 10.442; -75.

Mentre gli avviamenti a tempo pieno anno 2019 sono diminuiti rispetto allo stesso periodo del 2018:

  • Como anno 2019: avviamenti tempo pieno 47.359; nel 2018 erano stati 48.014; -655;
  • Lecco anno 2019: avviamenti tempo pieno 24.855; nel 2018 erano stati 26.816; -1961.

I settori

Differente la situazione nei vari settori produttivi in Provincia di Como e Lecco nei saldi tra avviamento e cessazione anno 2019, diminuisce nell’Industria in entrambe le province, mentre il settore delle costruzioni frena in quella di Como:

  • Agricoltura anno 2019: Como +4,2%; Lecco +3,6%;
  •  Commercio e Servizi anno 2019: Como +4,4%; Lecco +2,4%;
  •  Costruzioni anno 2019: Como -1,1%; Lecco +4,3%;
  •  Industria anno 2019: Como -0,7%; Lecco -2,7%.

È evidente il contributo del settore del commercio e servizi agli avviamenti per le due Province:

  • Como 53.300 avviamenti nel settore del Commercio e Servizi;
  •  Lecco 22.694 avviamenti nel settore del commercio e Servizi.

Il lavoro a tempo indeterminato

Un elemento che desta preoccupazione è il saldo negativo tra avviamenti e cessazioni nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato

  • Saldo avviamenti / cessazioni, Contratti a tempo indeterminato anno 2019: Como -2.251 unità,-12,2%; Lecco -1.093 unità, -11,5%
  •  Saldo avviamenti / cessazioni, Contratti a tempo determinato anno 2019: Como + 3.508 unità, +9,0%; Lecco + 1.294, +7,5% unità;
  •  Saldo avviamenti / cessazioni, Contratti somministrati 2019: Como -271 unità, -4,9%; Lecco -264 unità, -4,2%;
  • Saldo avviamenti / cessazioni, Contratti a progetto anno 2019: Como +58 unità, +3,8%; Lecco -37 unità, -4,4%;
  • Saldo avviamenti / cessazioni, Contratti di apprendistato anno 2019: Como +1.257 unità, +57,2%; Lecco +471 unità, +46,7 %;

Positivo anche il saldo tra avviamenti e cessazioni per il genere femminile:

  •  Saldo avviamenti / cessazioni, Contratti tempo pieno donne anno 2019: Como +268 unità; Lecco + 164unità;
  • Saldo avviamenti / cessazioni, Contratti part time donne anno 2019: Como +8353; Lecco + 229 unità;

Lavoro precario: donne penalizzate

“Un 2019 che ha registrato certamente un saldo positivo tra avviamenti e cessazioni ma la crescita occupazionale, nei nostri territori, è essenzialmente part time e a tempo determinato. – sottolinea Salvatore Monteduro, Segretario Generale CST UIL del Lario. “Ancora una volta si evidenzia come il contratto part time sia quello che è maggiormente
prediletto dalle aziende per le assunzioni delle donne, spesso è un obbligo e non una scelta, e ciò non fa altro che aumentare sempre di più il gap salariale tra uomini e donne. Una precarietà che condiziona pesantemente la vita dei singoli lavoratori, in quanto limita la possibilità di avere accesso al credito e la possibilità di costruirsi una pensione dignitosa”.

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