Comparto del legno-industria in sciopero

proclamare lo sciopero sono state le commissioni e consulte unitarie del settore legno di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. La vertenza interessa circa 150.000 lavoratori in tutta Italia. In Brianza e nel Lecchese, il settore è ancora molto forte e vanta aziende di spicco quali Flexform, Cassina, Giorgetti, Minotti, Molteni, Bossi.

Comparto del legno-industria in sciopero
Lecco e dintorni, 18 Gennaio 2020 ore 14:00

Venerdì 21 febbraio i lavoratori del comparto legno-industria sciopereranno otto ore. Lo rende noto la Cisl Monza Brianza Lecco. La decisione è arrivata dopo la rottura delle trattative con Federlegno per il rinnovo del contratto, scaduto il 31 marzo 2019. A proclamare lo sciopero sono state le commissioni e consulte unitarie del settore legno di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. La vertenza interessa circa 150.000 lavoratori in tutta Italia. In Brianza e nel Lecchese, il settore è ancora molto forte e vanta aziende di spicco quali Flexform, Cassina, Giorgetti, Minotti, Molteni, Bossi.

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Comparto del legno-industria in sciopero

«L’abbandono del tavolo delle trattative da parte di Federlegno, avvenuto nel corso dell’incontro del 9 gennaio, è un atto gravissimo che dimostra lo scarso valore che attribuisce la controparte alle relazioni industriali – dichiarano i segretari nazionali Fabrizio Pascucci, Salvatore Federico e Gianni Fiorucci –. Negli undici incontri, svolti in otto mesi di trattativa, abbiamo sempre dimostrato la nostra disponibilità nel trovare soluzioni condivise alle esigenze delle imprese, senza avere mai avuto risposte positive su alcun titolo della nostra piattaforma. Da parte sua, la controparte datoriale ha mostrato, dal primo momento, la volontà di perseguire un modello d’impresa basato non su qualità del lavoro, investimenti, professionalità e benessere organizzativo, ma su riduzione dei costi e una gestione unilaterale dell’organizzazione del lavoro».

Federlegno

«Proporre l’aumento smisurato della precarietà, con percentuali ben oltre i limiti di legge – continuano -, la stagionalità fuori controllo e rimettere in discussione l’accordo d’interpretazione autentica sulla flessibilità degli orari di lavoro denota una mancanza di buon senso da parte di Federlegno, che è per noi inaccettabile. Inoltre, mancano ancora le risposte su temi a noi cari come ambiente e sicurezza, formazione, diritti, bilateralità, welfare e aumenti retributivi. Su questi ultimi, c’è stata solo la conferma del modello, senza nessuna certezza sulla quantità. È per questi motivi che il 21 febbraio è in programma lo sciopero generale di tutto il settore, con modalità che definiremo nei prossimi giorni, mentre inizieranno da subito attivi e assemblee in tutti i luoghi di lavoro».

L’interruzione della trattativa

Sull’interruzione della trattativa da parte di Federlegno, sono intervenuti anche i segretari generali delle tre categorie, Vito Panzarella, Franco Turri e Alessandro Genovesi: «Altro che relazioni industriali partecipative, altro che scommettere sulla qualità del prodotto e sull’innovazione, altro che investimenti per sostenere le imprese più serie e competitive. Per Federlegno – accusano i tre leader sindacali –, le aziende italiane del mobile e arredo possono vincere nel mondo solo aumentando precarietà e sfruttamento. I dirigenti della nostra controparte, come bambini capricciosi, quando al tavolo di trattativa hanno capito che avrebbero dovuto confrontarsi nel merito e che non avrebbero ottenuto quella totale precarizzazione dei rapporto di lavoro richiesta, hanno preso il pallone e se ne sono andati. Un comportamento irresponsabile e gravissimo, che non possiamo tollerare».

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