Castagna e la filosofia di Olivetti

La visione del presidente di Novatex che fattura 72 milioni e occupa 218 addetti

Castagna e la filosofia di Olivetti
Oggionese, 02 Gennaio 2020 ore 12:00

«La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi e democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica». Quanti imprenditori lecchesi praticano il credo di Adriano Olivetti? Tanti, non tantissimi, ma tanti. E il numero continua a crescere. Lo dimostra, ad esempio, Natale Castagna, presidente di Novatex, imprenditore visionario, capace di “guardare oltre” vent’anni fa suggellando un matrimonio con il Gruppo Tama che oggi ha permesso di dare vita a una global corporation con 600 milioni di fatturato, 11 fabbriche, 18 uffici commerciali e oltre 1.700 collaboratori. La Novatex non è solo un importante asset del gruppo israeliano ma è una bella realtà di successo “made in Lecco” che nel 2019 chiuderà i bilanci con un fatturato consolidato di 72 milioni, una quota export del 66%, 218 dipendenti, di cui 146 a Oggiono e 72 a Ferrandina (Matera) e che produce 1,6 miliardi di reti per rotopresse.

Castagna e la filosofia di Olivetti

Oggi – come diceva Adriano Olivetti – «c’è una crisi di civiltà, c’è una crisi sociale, c’è una crisi politica. L’ingranaggio della società che è stato rotto nell’agosto 1914 non ha mai funzionato, e indietro non si torna. Come possiamo contribuire a costruire quel mondo migliore che anni terribili di desolazione, di tormenti, di disastri, di distruzione, di massacri, chiedono all’intelletto e al cuore di tutti?».
La Novatex fa la sua parte. E bene. Sostiene numerose attività sociali, culturali e sportive; è parte integrante della sua comunità. E lo fa anche attraverso la visione dell’imprenditore, come è emerso nell’intervista durante la cena di Natale svoltasi sabato 21 dicembre.

La fabbrica modello esiste?

«La fabbrica è il luogo dove i collaboratori si dovrebbero trovare come a casa loro perché qui vivono la maggior parte del loro tempo attivo; non devono vivere il problema del lavoro, ma devono assaporare il piacere del lavoro – esordisce Castagna -. Nella nostra provincia ci sono almeno 5/6 eccellenze: noi vogliamo e dobbiamo imitarle, dobbiamo crescere come hanno fatto loro».

I valori etici, la fabbrica per l’uomo e il profitto si possono conciliare?

«E’ difficile capire quali sono i valori etici, perché alla fine ognuno ha i propri principi e una personale definizione dell’etica. Noi abbiamo partecipato a un processo di 18 mesi per definire i valori del Gruppo Tama; in Novatex abbiamo fatto la nostra parte coinvolgendo tutti i dipendenti in un’attività di team building partita da una caccia al tesoro. Una modalità, anche ludica, che ha permesso a ciascuno di offrire il suo personale contributo. I progetti, soprattutto quelli più coinvolgenti, sono belli e attraggono al momento. La difficoltà è nel portarli avanti nel tempo rimanendo fedeli all’idea iniziale. La fabbrica può essere per l’uomo quando rappresenta un ambiente sereno, disteso, disponibile, favorevole: occorre creare un ambiente dove le persone possano condividere le ansie, le gioie e i successi. Sul profitto ho una mia teoria personale, a volte anche combattuta all’interno del gruppo. Io sono un sognatore però credo che esista un’etica del profitto perché il profitto non è un demonio, non lo si deve combattere, piuttosto lo si deve favorire. Però deve esistere anche un’equità nel profitto, al quale tutti coloro che hanno contribuito a creare la fabbrica debbano poter partecipare».

Cosa è il lavoro?

«Sono figlio di operai, in gioventù mi sono formato nel sociale, sento ancora vivo il dovere di evitare a tutti i costi, per quanto possibile, la disoccupazione. In Novatex oggi lavoriamo su 3 turni, 24 ore su 24, 7 giorni su 7: vent’anni fa questo modello di orario non sarebbe mai stato possibile, oggi sì. Se non avessimo imboccato questa strada oggi Novatex non ci sarebbe più…».

Olivetti scriveva di provare una profonda gratitudine verso i suoi lavoratori. La riconoscenza è ancora di questo mondo?

«E’ una parola che forse ci siamo dimenticati. La mia generazione è stata educata a dire grazie, mentre oggi sembra quasi che tutto sia dovuto e ci siamo dimenticati di dire la parolina magica. La riconoscenza va però dimostrata soprattutto nei momenti difficili perché bisogna sempre ricordarsi di tutti quelli che hanno contribuito al progresso, ognuno con il proprio talento e le proprie possibilità. Non dimentichiamo mai che la prima riconoscenza va manifestata a chi ha investito, denaro oppure tempo, a chi ha rinunciato anche alle proprie gioie personali dedicando la vita alla missione aziendale per produrre progresso e benessere per tutti gli stakeholders».

Il denaro è essenziale?

«Il denaro non è il bene essenziale della vita, ma un mezzo per costruire una vita migliore, per essere investito e creare progresso. Non bisogna aver paura del denaro, bisogna essere semplicemente razionali. Occorre guardare a nuovi progetti e cercare di realizzarli mettendo a frutto gli investimenti che altri hanno messo a disposizione, perché hanno creduto e credono rischiando per il nostro futuro».

Che ruolo ha oggi l’innovazione?

«Chi non innova muore. Innovazione non significa però automaticamente espansione, ma adeguarsi quantomeno ai tempi. Non dobbiamo neppure spaventarci davanti ai cambiamenti tecnologici, anzi dobbiamo cercare di anticiparne le conseguenze e governare questi fenomeni. Innovare non è semplice, a volte si sbaglia perché la prima scelta non è sempre quella giusta, non dobbiamo deprimerci per i fallimenti, perché anche dalle esperienze negative possiamo imparare a crescere e innovare ancora di più. Per noi di Novatex che operiamo nel settore della plastica, innovare è diventato un obbligo, soprattutto adesso che ci sentiamo completamente indifesi davanti a uscite estemporanee come la Plastic tax che rischia di mettere a repentaglio molti posti di lavoro, senza poter offrire alternative all’uso di un materiale oggi insostituibile. Forse sarebbe meglio educare le persone a un uso responsabile della plastica… Auguriamoci che le imprese, sottoposte a vessazioni continue, spesso motivate da ragioni populiste, non siano costrette e obbligate a innovare altrove».

Il rispetto della diversità esiste?

«In Novatex da sempre consideriamo la diversità come un valore. In azienda a Oggiono sono presenti persone con diverse provenienze, diverse per cultura e religione; a Ferrandina abbiamo una fabbrica che dà lavoro a molte famiglie in una regione che vive urgenze molto differenti dalla realtà di Lecco. Eppure in Novatex ci sentiamo una famiglia. I soprusi, come quello subito da Liliana Segre, suscitano in noi un moto istintivo di reazione (a questo riferimento tutti gli ospiti di Novatex si sono alzati in piedi per renderle omaggio durante la cena di Natale, ndr) e non a caso contribuiamo a finanziare il viaggio che porta alcuni ragazzi delle scuole Lecchesi a visitare il campo di concentramento di Auschwitz».

Tornando a Olivetti, ai simboli a cui faceva riferimento il suo pensiero, cosa significa per lei la campana? E coraggio e sogno?

«La campana mi ricorda due momenti: quando suona per avvertire un momento di pericolo o per annunciare una festa. Ovviamente spero che la mia campana suoni sempre a festa… Non possiamo assistere inermi al mondo che cambia, dobbiamo far sentire la nostra voce anche sul territorio, valorizzare le cose belle. Sogno e coraggio stanno bene insieme. Io sogno sempre, sogno un futuro pieno di speranza, anche se i miei amici israeliani dicono che la speranza non è una strategia, rispondo che senza speranza non si può mai credere»

Un giudizio su Lecco?

«Se fosse per me da Lecco non ce ne andremo mai – premette il presidente di Novatex – e combatteremo la delocalizzazione sino all’esaurimento delle nostre energie. La disoccupazione è il male che dobbiamo eliminare perché senza lavoro non c’è dignità e la gente non può essere felice. Il perimetro occupazionale non è però un dogma, bisogna essere flessibili e adattarlo alla realtà, anche se la nostra missione mirerebbe a mantenerlo invariato. Dobbiamo impegnarci e osare, con lo stesso coraggio e la visione di chi ci ha preceduto, e costruire una Lecco felice, piena di occupazione, luogo ambito dalle eccellenze professionali, come lo era un tempo. Ci hanno consegnato una Lecco innovativa e ricca e oggi è nostro dovere consolidaree sviluppare ciò che abbiamo ricevuto in eredità».

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