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Travolse e uccise il giovane Chetra Sponsiello sulla Statale 36: stanco dei "lavori sociali" chiede di tornare in carcere

"Non ci lasciano respirare, meglio la cella che tutto quel lavoro"

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Travolse e uccise il giovane  civatese Chetra Sponsiello sulla Statale 36: stanco dei "lavori sociali" chiede di tornare in carcere. I carabinieri della Stazione di Besana in Brianza hanno quindi arrestato  Filippo Di Benedetto, 38anni di Seregno, pregiudicato per omicidio stradale, omissione di soccorso e vari reati contro la persona, il patrimonio nonché per evasione e per resistenza a pubblico ufficiale.

 

Travolse e uccise il giovane Chetra Sponsiello sulla Statale 36: stanco dei "lavori sociali" chiede di tornare in carcere

Come riportano i colleghi di primamonza il brianzolo dal  21 novembre scorso si in una comunità brianzola dove stava scontando la propria pena (sette anni e quattro mesi di reclusione) con la misura alternativa dell’affidamento in prova ai servizi sociali in seguito alla  condanna per omicidio stradale con fuga e omissione di soccorso per il tragico incidente avvenuto nel mese di maggio 2019 sulla Statale 36 direzione Milano costato la vita al 22enne residente a Civate.

Chetra Sponsiello era sceso dall'auto dopo un tamponamento

L'incidente era avvenuto all'altezza dell'uscita di Monza centro: Chetra venne investito dopo che essere sceso dall’auto  per verificare i danni al proprio mezzo a seguito di un tamponamento.

Chetra Sponsiello

"Ritmi troppo intensi"

Tornando al 38enne, l'uomo aveva definito i ritmi della comunità troppo intensi: "non ci lasciano respirare, meglio la cella che tutto quel lavoro". Quindi ha pensato bene che in fondo era più confortevole scontare la pena in carcere anziché beneficiare dell’opportunità della vita in comunità. I carabinieri pertanto lo hanno prelevato dalla comunità e trasferito nella Casa circondariale di Monza dove sconterà la restante parte della pena.

E' il secondo caso in pochi mesi

Si tratta della seconda richiesta in pochi mesi. Il primo caso si era verificato nel gennaio scorso quando un 48enne brianzolo originario di Mariano Comense, affidato in prova ai servizi sociali a seguito di una condanna comminatagli per guida in stato d’ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti, aveva richiesto di tornare dietro le sbarre: "In carcere si fatica meno" aveva detto ai Carabinieri. 

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