L'editoriale

Tra negazionisti e terroristi ferve il lavoro in corsia

Nel vedere i medici e gli infermieri che per entrare in ogni singola stanza seguono un rigidissimo regolamento di «vestizione» e «svestizione», che si bardano dalla testa ai piedi per proteggere se stessi e gli altri da questo maledetto virus, ci siamo sentiti davvero piccoli piccoli per aver pensato anche solo una volta che portare la mascherina qualche ora al giorno sia un fastidio.

Tra negazionisti  e terroristi ferve  il lavoro in corsia
Lecco e dintorni, 08 Novembre 2020 ore 21:34

Di Isabella Preda

Tra negazionisti e terroristi ferve il lavoro in corsia

Negazionisti contro terroristi. In un Paese che non riesce ad andare d’accordo nemmeno in un momento così drammatico, ci si divide (nettamente) anche sulla pandemia. Impossibile parlare di emergenza senza passare per «terroristi». Inutile tentare di tranquillizzare gli animi: diventi un «negazionista».
Eppure una via di mezzo, come sempre, c’è. E’ quella che tutti i giorni tracciano i medici e gli infermieri dei nostri ospedali. E’ quella che ci ha indicato anche il direttore generale Paolo Favini: il virus c’è, sono in aumento i casi di contagio, ma la situazione (per ora) è sotto controllo. E’ necessario, però, non abbassare la guardia. E se durante la prima, feroce, ondata di coronavirus molti medici avevano risposto con sarcasmo a chi negava l’esistenza del virus: «Provate a fare un giro nei reparti», a qualche ora di distanza dal nostro tour capiamo l’essenza di questo invito. Nel vedere i medici e gli infermieri che per entrare in ogni singola stanza seguono un rigidissimo regolamento di «vestizione» e «svestizione», che si bardano dalla testa ai piedi per proteggere se stessi e gli altri da questo maledetto virus, ci siamo sentiti davvero piccoli piccoli per aver pensato anche solo una volta che portare la mascherina qualche ora al giorno sia un fastidio.
Forse avremmo dovuto aver maggiore rispetto per noi stessi e per loro. Forse durante il periodo estivo avremmo potuto evitare di ballare al ritmo di «Non ce n’è Coviddi», mostrando maggiore responsabilità. Eppure, quando parli con i medici che stanno lottando in prima linea non percepisci mai astio. Nei loro occhi (perché solo quelli riesci a vedere) leggi stanchezza e delusione solo quando chiedi un commento su chi nega l’esistenza del virus: «Combattiamo tutti i giorni, non abbiamo tempo di rispondere a queste persone. Non siamo eroi, ma chiediamo rispetto». Ed è il minimo che dovrebbero ricevere.

Isabella Preda

Un lavoro immenso. Difficile descrivere diversamente quanto stanno facendo i medici dell’ospedale Manzoni di Lecco alle prese con il dramma del Covid e non solo. Lo abbiamo visto con i nostri occhi durante un giro nei “reparti caldi” che abbiamo effettuato accompagnati dal direttore generale dell’Asst Paolo Favini. Un viaggio alla scoperta di una realtà che da fuori è difficile anche solo immaginare, che vi raccontiamo, anche  attraverso  immagini e dati,  in un ampio servizio che  troverete sul Giornale di Lecco in edicola da lunedì 9 novembre 2020. CLICCA QUI PER L’EDIZIONE SFOGLIABILE

Il dolore di un medico: “Dobbiamo ricoverare pazienti anche non Covid, non possiamo lasciarli morire soli a casa”

 

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