Terrorismo internazionale confermata la sentenza per Moutaharrik

Mercoledì scorso il tribunale milanese ha infatti confermato la condanna a sei anni di carcere per marocchino con casa a Lecco in via Panigada.

Terrorismo internazionale confermata la sentenza per Moutaharrik
Lecco e dintorni, 25 Novembre 2017 ore 10:27

La sentenza per Moutaharrik è stata confermata dalla corte d’Appello di Milano

Moutaharrik dovrà scontare una condanna a sei anni

Terrorismo internazionale: anche per la Corte d’Assise d’appello di Milano Abderrahim Moutaharrik è colpevole. Mercoledì scorso il tribunale milanese ha infatti confermato la condanna a sei anni di carcere per marocchino naturalizzato italiano con casa a Lecco in via Panigada. l’uomo, lo ricordiamo era finito in carcere nell’aprile 2016 con l’accusa di terrorismo internazionale per i suoi legami con l’Isis.

La difesa

La difesa dell’ex campione di kickboxing – rappresentata dall’avvocato Sandro Clementi – aveva presentato nel novembre scorso un’istanza in cui ricusava il gup. Il giudice aveva infatti  definito Moutaharrik “presumibilmente un appartenente all’Isis” nel provvedimento con cui gli negava la possibilità di assistere in aula al processo, a cui ha partecipato solo in videoconferenza.

Ridotta la pena per la moglie

La Corte d’Assise ma ha però ridotto la pena per sua moglie Salma Bencharki da 5 anni a 3 anni e 4 mesi e, in particolare, ha revocato per lei la sospensione della potestà genitoriale sui due figli di 2 e 4 anni, che era stata decisa in primo grado nei confronti di entrambi.

Condannati gli altri due imputati

Condannati anche gli altri due imputati, tutti marocchini e tutti presunti appartenenti alla cellula lombarda dell’Isis. Comminati 6 anni per Abderrahmane Khachia e 3 anni e 4 mesi per Wafa Koraichi, che nei giorni scorsi ha ottenuto i domiciliari. Dopo la lettura della sentenza c’è stato un momento di tensione perché il marito di Wafa Koraichi ha urlato e si è mosso contro il sostituto procuratore generale Nunzia Ciaravolo. Il sostituto pg era infatti    appena uscita dall’aula, e hanno dovuto intervenire i carabinieri. Mentre l’imputata piangeva dicendo “non sono una terrorista”, il marito urlava “non è giusto, io pago le tasse” e altre frasi dirette contro i pm.

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