Tempi di attesa e rette delle case di riposo nel Lecchese: dura critica di Sala

Ecco i dati dei distretti di Lecco, Merate e Bellano.

Tempi di attesa e rette delle case di riposo nel Lecchese: dura critica di Sala
Lecco e dintorni, 14 Dicembre 2018 ore 14:19

Tempi di attesa e rette delle case di riposo nel Lecchese: dura critica di Ambrogio Sala, storico amministratore ed esperto di sanità,  che ha deciso di porre pubblicamente l'accento sulla situazione con un lettera aperta che pubblichiamo integralmente.

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Case di riposo nel Lecchese: una questione aperta

Uno dei problemi che mi vengono posti in attenzione chiedendo consigli è quello delle liste d’attesa nelle Casa di Riposo (RSA) e, di conseguenza, il costo delle rette per accedervi.

Sull’aumento delle liste di attesa per avere un posto letto ci sono dati precisi. Ho sempre seguito le dinamiche di questo settore registrando i dati che il sito dell’ASL di Lecco, prima, e dell’ATS Brianza, oggi, pubblica. In particolare, ho potuto verificare che c’è stato tra l’ottobre 2017 e quello 2018 un sensibile aumento della domanda. In pratica a posti letto tutti occupati crescono sempre più richieste di accesso. Ecco cosa è accaduto nel periodo prima indicato:

Una situazione destinata a peggiorare

Come si vede l’aumento è enorme! Nel futuro, se non si aumenteranno i posti letto, queste percentuali saranno destinate a crescere. Infatti la popolazione di ultrasettantacinquenni crescerà molto in fretta. Oggi l’ambito distrettuale più vecchio (lago/valsassina) ha un tasso di over 75 pari al 12,44%. In quello più giovane (meratese) si arriva all’11,10 e nel lecchese al 12,12. Soltanto cinque anni prima la percentuale si riduceva di un terzo circa. Quindi nei prossimi anni le richieste di ricovero saliranno sempre più. Purtroppo la Regione è ferma: da anni ha chiuso la possibilità di nuovi accreditamenti ed ha confermato il blocco anche per il 2019. Non ha previsto nemmeno percorsi assistenziali alternativi semiresidenziali, ad esempio. Ogni famiglia deve “arrangiarsi”. Inoltre le tariffe per coprire la quota sanitaria (50% dei costi) sono bloccati e i parenti sono costretti a pagare una quota di questa spesa che dovrebbe essere a carico regionale. Questo comporta un aumento delle rette. Tra il 2017 ed il 2018 tutti gli enti, ad eccezione di uno già molto caro, hanno aumentato sia le rette minime che quelle massime. Gran parte delle RSA ha aumentato le minime di oltre 100 euro mensili. Le massime aumentano nella maggioranza degli Enti sopra i 200 in Valsassina, nel lecchese, sempre nella maggioranza delle strutture, di oltre 100 euro per arrivare in alcuni casi a quasi 300! Nel Meratese la maggioranza è sotto i 100 euro. Inutile dire che per una famiglia media con un ricovero si passa da uno stato di relativa agiatezza ad una di povertà. Pagare 2.000 euro di retta mensile fa la differenza, soprattutto se lavora uno solo in casa o si è in due pensionati!

Il ruolo della Regione

La Regione dovrebbe fare una riforma radicale delle rette per introdurre un po’ di giustizia nel settore. Dovrebbe far pagare in base al reddito distinguendo tra chi è ricco da chi è povero! Invece per il governo regionale sono tutti agiati anche se sono pensionati soli. Il ragionamento che fanno è: tanto pagheranno i Comuni! Il Governo centrale sta pensando di dare la possibilità di aumentare le imposte comunali e così pagano tutti i cittadini, mandando in soffitta la pace fiscale.

Ambrogio Sala