Delusione

Stop alla riapertura degli impianti di sci: danni per 4,5 miliardi. A Bobbio erano stati venduti 9000 biglietti

Itb, la società che gestisce gli impianti,  è al lavoro per organizzare le modalità dei rimborsi.

Cronaca Valsassina, 15 Febbraio 2021 ore 20:52

Risposte immediate, indennizzi concreti, politiche del lavoro adeguate per gli ‘stagionali’ rimasti fermi a causa della chiusura degli alberghi per oltre 10 mesi, nuove modalità di programmazione per le scelte dell’Esecutivo nazionale e recupero della competitività del sistema Montagna, fondamentale per il turismo italiano. Questi i punti essenziali dell’intervento del ministro per il Coordinamento di iniziative del settore del Turismo, Massimo Garavaglia, intervenuto in conferenza stampa a Palazzo Lombardia insieme al presidente Attilio Fontana e agli assessori regionali Massimo Sertori (Montagna ed Enti locali) e Lara Magoni (Turismo, Marketing territoriale e Moda).

 

Stop alla riapertura degli impianti di sci: danni per 4,5 miliardi

Garavaglia ha apprezzato la massima operatività della riunione convocata dal governatore Fontana ed alla quale ha partecipato, in collegamento, anche il ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini. “Abbiamo voluto capire l’entità del danno subito dagli operatori della montagna – ha detto Garavaglia – a causa della scelta del Governo: i danni vanno indennizzati, non si parla di ristori. Abbiamo raccolto suggerimenti concreti per poter dare una risposta subito, già nel prossimo decreto. Sappiamo che è in arrivo il Decreto ‘ristori quinquies’: le prime risposte devono essere contenute nel testo del Decreto in modo siano operative da subito e non in sede di conversione, con gli emendamenti, perché si perderebbe altro tempo”.

“In un documento condiviso dalle Regioni la valutazione del danno, esclusi gli impianti e le funi – ha evidenziato il ministro Garavaglia rispondendo alle domande dei giornalisti – è di circa 4,5 miliardi. E’ stata portata all’attenzione del precedente Governo e già depositata, va data una risposta. A queste vanno aggiunte le risorse per gli impianti, va fatta una valutazione e una quantificazione concreta. Sicuramente una quota importante dei 32 miliardi previsti dal prossimo Decreto andranno alla montagna. Ne discuteremo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

A Bobbio erano stati venduti 9000 biglietti

Per il solo comprensorio lecchesi di Bobbio, il più vicino e il più comodo anche per gli appassionati di sport invernali della Brianza e del Milanese,  era stata effettuata un prevendita di circa 9000 biglietti. Un numero enorme come ingenti erano state le spese sostenute per la ripartenza. Ora, come anticipato stamattina, Itb, la società che gestisce gli impianti,  è al lavoro per organizzare le modalità dei rimborsi. Sì perchè è molto probabile che la stagione si chiusa definitivamente: la data del 5 marzo non appare in alcun modo plausibile per una apertura

“La montagna finora è stata dimenticata”

“La montagna finora è stata dimenticata – ha continuato – al sistema montagna è arrivata finora qualche briciola e purtroppo ci sono stati alberghi che non hanno lavorato per 10 mesi, ci sono stagionali che quest’anno non avranno la possibilità di proseguire la loro attività. Gli investimenti concreti devono andare in questa direzione, individuando soluzioni, con le politiche del lavoro”.

Il ministro Garavaglia ha sottolineato che nel corso dell’incontro con gli operatori, co

n il ministro Gelmini e gli assessori regionali si è parlato anche prospettiva.

“Per ripartire – ha aggiunto – servono due cose: la programmazione, perché non si può sapere il giorno prima cosa succede il giorno dopo), bisogna avere il tempo per programmare con serietà cosa succederà quest’estate e cosa accadrà nella prossima stagione; l’altro elemento è lavorare per mantenere la competitività del sistema montagna che è importantissimo per il nostro Paese e per l’industria del turismo. Non possiamo permetterci di perdere competitività verso i nostri Paesi competitor e quindi usare bene le risorse del Recovery per fare investimenti mirati, efficienza energetica, intervenire sugli impianti in modo che quando si riparte lo si faccia alla grande, come la nostra montagna sa fare”.

Necessità di un cambio di passo

Nessuna manifestazione di protesta o volontà di attuarne, ma la necessità di un cambio di passo e dell’avvio di un nuovo metodo.
Da questi concetti ha preso le mosse l’assessore alla Montagna di Regione Lombardia, Massimo Sertori, per commentare lo stop alla riapertura degli impianti di sci deciso dal ministro Speranza nonostante le Regioni avessero recepito le osservazioni del Cts per la riapertura in sicurezza e lo stesso Cts avesse dato il placet sulla data del 15 febbraio. Tutta la filiera si era attivata per la ripartenza e tanti investimenti sono andati persi.

“Quanto è successo ha dell’incredibile, ma la presenza del ministro Garavaglia – ha sottolineato l’assessore Massimo Sertori – è il segnale che il nuovo Governo intende inaugurare una nuova stagione, fatta di quell’attenzione che, dall’ultimo Esecutivo, questi territori non hanno avuto. E che hanno visto l’economia di questi territori messa a durissima prova da una chiusura, per il Covid, in un periodo chiave”. “L’inverno per la montagna – ha rimarcato l’assessore – è l’equivalente del periodo estivo per le località balneari”.

“La salute viene prima di tutto – ha spiegato l’assessore – e su questo siamo tutti d’accordo, ma non dobbiamo dimenticare che servono misure a sostegno dell’economia e dei territori della montagna”.

“Indennizzi e ristori devono essere il là alla nuova stagione di dialogo tra mondo ed economia della montagna con le sue genti – ha concluso Sertori – e devono essere accompagnate da misure, anche eccezionali, che consentano alle attività, che hanno praticamente perso tutta la stagione, di trovarsi nelle condizioni di ripartire”.

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