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Razzismo e sport: tifoso “bannato” dalla società, Figc invita a seguire l’esempio

Da applausi il Pescara calcio. Tanti, troppi, purtroppo i casi del recente passato, dalla Brianza al Milanese, passando per il Comasco.

Razzismo e sport: tifoso “bannato” dalla società, Figc invita a seguire l’esempio
17 Ottobre 2019 ore 17:23

Per una volta le cose vanno come devono andare. Ed è già una notizia. Prendendo con decisione le distanze (l’ordine di grandezza sono gli anni luce, in questo caso) da quelle società sportive che per paura o interesse faticano a condannare i supporter più incivili, il Pescara ha “bannato” un proprio tifoso razzista, ricevendo il plauso del presidente della Federazione italiana gioco calcio, che ha fatto del team un esempio per tutti:

“Bravi, questa è la strada giusta”.

Tifoso razzista “bannato”

Tutto parte dalla minaccia lanciata dal tifoso Andrea Dell’Amico, che con sfacciata spavalderia si è scomodato a scrivere su Twitter direttamente alla società:

@PescaraCalcio basta con questa storia del razzismo. Vi ho sempre sostenuto, ma direi che è ora di finirla voi e quei comunisti del caxxo: state perdendo un tifoso, fate voi…

Da applausi la risposta della società, sempre con un tweet:

Facciamo noi? Bene, signore e signori: #Andrea non è più un nostro tifoso #noalrazzismo #notoracism

Plauso della Figc: “Strada giusta”

Una presa di posizione destinata in qualche modo a “far giurisprudenza”, nel senso che pure il numero uno della Figc Gabriele Gravina (“Questa è la strada!!! Il calcio non può accettare razzismo e discriminazioni”) ha invitato a prendere il precedente come esempio per tutti.

Tanti, troppi precedenti

E non sono pochi i casi del passato in cui sarebbe stato sacrosanto prendere “di peso” (virtualmente o meno) tifosi anche più incivili e metterli alla porta. Anche senza arrivare a casi ancor più estremi in cui società, per paura o interesse, si sono trovate costrette a venire a patti con cosiddetti “tifosi” (a cui in realtà del fatto sportivo non frega assolutamente nulla, tanto che molti guardano le partite pure di spalle…), sono molti gli episodi “minori”.

DA BRIANZA/MILANESE – Nella primavera scorsa un’atleta della società di pallacanestro Canegrate (Mi) aveva dato della «Negra di m….» ad una avversaria del Team86 Villasanta (Mb) di basket femminile. Una brutta pagina, che per fortuna però aveva avuto anche un epilogo virtuoso. Le due squadre hanno poi giocato una partita amichevole per ribadire che la pallacanestro non deve dividere ma unire.

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DAI NAVIGLI. Sempre la primavera scorsa, un altro brutto episodio, stavolta dall’hinterland meneghino. In questo caso, non erano stati i giocatori a prendersela con gli avversari di colore, ma i genitori dagli spalti!

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Per altro, sempre lungo i Navigli, un’altra vicenda era salita agli “onori” della cronaca nazionale. Un caso vergognoso che aveva coinvolto il cestista dei Bionics di Buccinasco, Joao Kisonga, coperto d’insulti per il colore della pelle, sia in campo che fuori, dai tifosi avversari.

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DAL COMASCO. Sempre la primavera scorsa, sono costati cari i cori razzisti rivolti dai tifosi comaschi contro un calciatore di colore  durante la sfida di Serie D vinta 2-1 in trasferta, sul campo dei bergamaschi del Pontisola. I circa 250 supporter Azzurri, a metà del primo tempo hanno rivolto ululati al centrocampista Adriano Ferreira Pinto, subito dopo il gol su rigore con cui ha realizzato il momentaneo 1-1. C’era stata la minaccia di sospendere la gara diffusa tramite l’altoparlante dello stadio ma i cori si sono ripetuti nel secondo tempo…

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DALL’ISOLA BERGAMASCA. Qualche mese prima, verso Natale, un brutto episodio di razzismo aveva costretto una squadra alla decisione più estrema che possa esistere: lasciare il campo a partita in corso. Il fatto è accaduto durante la gara del campionato bergamasco di Terza Categoria tra il Pontida Briantea e l’Aurora Terno di domenica 16 dicembre. Nel mirino Abdoul Dabre, 26 anni, originario del Burkina Faso e residente alla Piana, frazione di Mapello, da due anni nell’Aurora Terno. Calciatori, allenatore e dirigente prendono la decisione di abbandonare il campo.

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DAL PIEMONTE. Era successo più o meno nello stesso periodo un fatto analogo anche vicino a Torino. “Nero di m…” a un avversario: una gravissima frase costa la sospensione dalla società. I fatti avevano come teatro il campo sportivo di via San Marchese a Venaria nel contesto del Torneo Calcio&Coriandoli. Nel Chisola gioca, infatti, un giovanotto che ha la pelle troppo scura per il suo diretto avversario, che infatti lo insulta fino a quando riceve lui stesso uno spintone violento. L’arbitro giustamente espelle il giocatore della squadra di Vinovo ma quest’ultimo non ci sta a passare per la vittima sacrificale e resta sul campo deciso a fare valere le sue ragioni ed è lì che viene fuori il motivo della sua reazione: «Mi ha chiamato nero di m… per tutta la partita, non ci ho visto più».

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Sempre da Torino, val la pena citare un altro recente caso. A confermarsi “Signora” è stata, infatti, la Juventus, che a distanza di anni dall’onta dello scandalo Moggi, ha ritrovato tutto il suo stile. In questo caso non c’entra il razzismo, ma conta la volontà di una società di prendere le distanze dai “finti tifosi”, in realtà criminali, che si annidano nelle curve degli stadi. E il team della famiglia Agnelli ha avuto il coraggio di dire basta.

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daniele.pirola@netweek.it