Raccolta firme dalla Svizzera: aiutiamo il piccolo Ahmad

Cordata di solidarietà per far vedere la mamma a un piccolo in difficoltà

Raccolta firme dalla Svizzera: aiutiamo il piccolo Ahmad
19 Gennaio 2018 ore 13:50

Raccolta firme: cordata di solidarietà dalla vicina Svizzera per far vedere la mamma a un piccolo in difficoltà.

Raccolta firme

Due bambini siriani, due fratelli. Uno di loro, il piccolo, Ahmad di 6 anni, è su una sedia a rotelle perché nato con spina bifida. Insieme al papà, sono stati espulsi dal Ticino il 30 marzo e portati in Germania e non hanno mai potuto ottenere il ricongiungimento con la madre, bloccata in Iraq.

Ora il piccolo Ahmad dovrà subire una fondamentale e delicata operazione a Monaco (il 13 marzo). I medici sperano di poterlo far camminare! In canton Ticino è in corso una raccolta firme per chiedere un permesso umanitario alle autorità tedesche affinché la madre possa arrivare il Germania e stare con il bambino almeno durante il ricovero.

Le firme devono arrivare entro domenica all’indirizzo: Debora Molinari, via ronchetti 1c, 6512 Giubiasco (Bellinzona) Per info: debomolinari@hotmail.com

La storia in tv

La storia di Ahmad finirà presto anche in un servizio della tv Svizzera.

Dopo l’espulsione dalla Svizzera (30 marzo 2017) il piccolo Ahmad con il papà Kameran e il fratello Falamaz sono stati dapprima portati a Messstetten per poi essere trasferiti a Oberteuringen, vicino alla cittadina di Friedrichshafen (lago di Kostanz, Bodenseekreis).

Logistica

Oberteuringen è un piccolo paesino nella campagna del Baden-Württemberg. La famiglia Osman è isolata in una zona di magazzini (Benzstrasse 13) all’interno di un prefabbricato in lamiera (dignitoso, ma molto poco isolato e quindi caldissimo d’estate e freddo d’inverno) che ospita una trentina di profughi.

Il campo di accoglienza di Oberteuringen

Nel campo dispongono di una cucina comune dove possono e devono farsi da mangiare. Non esiste infatti personale sul posto quotidianamente (arrivano due signore, una del municipio e l’altra della Croce Rossa, una volta la settimana per controllo e consulenza).

La famiglia Osman alloggia in una camera di 4 letti a castello in metallo. Non c’è né un bagno né un lavandino all’interno della camera. Questo è una mancanza grande se si pensa che Ahmad deve essere cambiato ogni ora. Deve infatti ancora indossare il pannolino perché il suo handicap non gli permette il controllo degli sfinteri.

Sulle gambe ha delle continue irritazioni cutanee.

Le giornate

Falamaz (15 anni) per 5 mesi non ha purtroppo goduto del diritto-dovere di andare a scuola. Da settembre frequenta la scuola di Markdorf in una classe speciale per stranieri per l’introduzione alla lingua tedesca.
Ahmad non è andato a scuola per 6 mesi. Solo a metà ottobre del 2017 ha iniziato a frequentare la Schule am See di Friedrichshafen. Si trova molto bene.

Salute di Ahmad

La Germania aveva dato garanzie per le cure ad Ahmad (disponibile sentenza del 2.3.17 del Tribunale amministrativo federale svizzero) Purtroppo per 6 mesi Ahmad non ha ricevuto nessuna visita medica. Un periodo definito eccessivo dal dottor Gianpaolo Ramelli, capo reparto pediatria dell’ospedale San Giovanni di Bellinzona che aveva in cura Ahmad quando ancora era in Svizzera. Un periodo che potrebbe portare a danni irreparabili.

Ahmad si ferisce, trascinandosi sull’asfalto, si ferisce spesso i piedi (non ha sensibilità al dolore). L’indossare degli stivaletti per proteggere i piedi è sì una soluzione, ma d’estate diventa anche dannoso per la pelle.

A ottobre 2017 Ahmad viene finalmente visitato dal dottor Jonas Eckle presso la clinica specializzata St. Elisabeth-Stiftung di Ravensburg. Grazie alla grande sensibilità del dottor Eckle Ahmad inizia delle sedute di fisioterapia a Oberteuringen.

A dicembre 2017 viene poi visitato dalla chirurgo dott.sa Herzig, della Schön Klinik di Monaco. Viene così decisa un’importante operazione per spostare l’anca sinistra nel bacino. Solo così si può sperare di permettere ad Ahmad di camminare. L’operazione è prevista il 13 marzo 2018 a Monaco.

La situazione psicologica

Il padre Kameran non è stato mai abituato a doversi occupare dei figli, compito che era della madre. Se ne occupa come può, con amore e impegnandosi molto, ma con evidenti difficoltà. Lui stesso si sente stanco, logorato dall’infinita attesa di un ricongiungimento famigliare.
A Falamaz e soprattutto ad Ahmad manca tantissimo la mamma che, con gli altri 2 figli Rassoul e Leila, è ancora rifugiata in Iraq, nella città di Arbil.

Il permesso provvisorio di 6 mesi che la Germania ha concesso alla famiglia Osman non permette però il ricongiungimento.

Ahmad dovrà rimanere in ospedale a Monaco almeno 2 settimane, seguite da 6 settimane di riabilitazione. La medicina più grande che potrebbe avere sarebbe la presenza della mamma che Ahmad non vede da più di tre anni.

I precedenti

La famiglia di Ahmad è composta dal padre Kameran, dalla madre Khadija e da 4 figli: Rassoul (2001), Falamaz (2002), Leila (2004) e Ahmad (2011), nato con un handicap importante, la spina bifida, che gli impedisce di camminare.

Gli Osman vivevano in Siria, nel villaggio di Afrin nella regione di Aleppo, nel nord della Siria, vicino al confine con la Turchia. Il papà faceva il gommista e il tassista. Abitavano felici in una grande casa. Poi arrivata la guerra hanno dovuto lasciare tutto e scappare. Si sono dapprima rifugiati in Irak per due anni. Kameran faceva il camionista, ma poi ai siriani non veniva più dato lavoro. Anche i figli Rassoul e Falamaz hanno dovuto lavorare, come venditori ambulanti o braccianti, senza poter andare a scuola.

La situazione in Irak diventava sempre più insostenibile, da qui la decisione di dividersi, nel 2014: la mamma con 2 figli è rimasta in Irak e il padre con Falamaz e Ahmad sono partiti verso l’Europa. I due genitori volevano che Ahmad potesse avere le cure necessarie per il suo handicap per questo hanno deciso di fargli af-
frontare questo lungo e travagliato viaggio.

Il viaggio comportava l’attraversamento di Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Austria, Germania, per arrivare in Svizzera nel 2015.

In Germania però erano stati stati fermati dalla polizia, prese le loro impronte e registrati. Per questo la famiglia ha ricevuto dopo pochi mesi nella Svizzera italiana un decreto di espulsione. Infatti sono considerati un “caso Dublino”.
Il padre fa subito ricorso contro questa decisione di espulsione motivando che in Svizzera Ahmad ha iniziato cure appropriate per la sua spina bifida. C’è stato infatti un esame approfondito all’ospedale di Basilea e in quello di Bellinzona erano iniziate delle cure specifiche.

Il ricorso viene accettato e Ahmad e Falamaz iniziano quindi a frequentare rispettivamente l’asilo e la scuola elementare. La famiglia si fa apprezzare subito nel paese di Giubiasco e molte persone li aiutano in vari modi. Viene anche nominata una famiglia di appoggio: Stefano Ferrari e la compagna Debora Molinari.

Nel frattempo giunge però il rifiuto del ricorso: è imposto il ricollocamento in Germania. Dopo quasi 2 anni passati nella Svizzera italiana il 30 marzo 2017, vengono portati dalla polizia svizzera in Germania.

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