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Peste suina, bene ordinanza “salva-stalle”. “Garantire alle imprese di lavorare in sicurezza”

“La situazione di emergenza che siamo costretti ad affrontare ora è frutto della mancata azione di prevenzione e contenimento come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza"

Peste suina, bene ordinanza “salva-stalle”.  “Garantire alle imprese di lavorare in sicurezza”
Cronaca Lecco e dintorni, 14 Gennaio 2022 ore 17:25

La tempestiva adozione di un provvedimento nazionale che consente alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, fornendo rassicurazioni in merito alle esportazioni, è importante soprattutto per la Lombardia, dove è allevato il 53% dei maiali italiani, nonchè per le province di Como e Lecco, dove la preoccupazione è marcata data la grande incisività del problema cinghiali. È quanto afferma la federazione Coldiretti in riferimento alla firma dell’ordinanza dei ministri della Salute Roberto Speranza e delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli per fermare la diffusione della peste suina africana (PSA) dopo i casi riscontrati su cinghiali in Piemonte e Liguria ma anche in Germania, Belgio e Paesi dell’Est Europa.

Peste suina, bene ordinanza “salva-stalle”. “Garantire alle imprese di lavorare in sicurezza”

La Peste Suina Africana – sottolinea Coldiretti Como Lecco – può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per questi animali, ma non è invece trasmissibile agli esseri umani.

“La situazione di emergenza che siamo costretti ad affrontare ora rimarca il presidente della federazione interprovinciale, Fortunato Trezzi – è frutto della mancata azione di prevenzione e contenimento come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da nord a sud dell’Italia dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari”.

  L’ordinanza interministeriale   

L’ordinanza interministeriale – spiega la Coldiretti - prevede il divieto di ogni attività venatoria salvo la caccia selettiva al cinghiale nella zona stabilita come infetta da Peste Suina Africana, ossia 114 Comuni di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria, dove la presenza di allevamenti è per fortuna molto contenuta. Nell'area circoscritta – precisa la Coldiretti - sono altresì vietate la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e le altre attività di interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti. L'ordinanza in vigore per sei mesi – continua la Coldiretti - si pone l’obiettivo di "porre in atto ogni misura utile ad un immediato contrasto alla diffusione della Psa e alla sua eradicazione a tutela della salute del patrimonio faunistico e zootecnico suinicolo nazionale e degli interessi economico connessi allo scambio extra Ue e alle esportazioni verso i Paesi terzi di suini e prodotti derivati".

Il provvedimento nazionale – prosegue la Coldiretti interprovinciale – arriva dopo la positiva decisione di Regione Lombardia di istituire una task force per prevenire e contrastare la peste suina sui nostri territori. Un’unità di crisi coordinata dalla U.O. Veterinaria (DG Welfare) e composta da rappresentanti della DG Agricoltura, della DG Protezione civile, dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell'Emilia-Romagna, dei Dipartimenti Veterinari delle Ats, della Polizia provinciale e dei Carabinieri forestali.

Ora -  afferma Coldiretti – è importante vigilare oltre che sul piano sanitario anche contro le speculazioni di mercato a tutela degli allevatori e del sistema economico ed occupazionale.  Una necessità dopo che sono state attivate misure precauzionali alle frontiere di Svizzera, Kuwait e in Oriente (Cina, Giappone e Taiwan) dove è stato previsto un temporaneo stop alle importazioni di carni e salumi Made in Italy.

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Le esportazioni di carni suine

Le esportazioni di carni suine e derivati Made in Italy ammontano complessivamente nel mondo a 1,7 miliardi ma va sottolineato – precisa la Coldiretti - che oltre il 60% è destinato a Paesi dell’Unione Europea che riconoscendo il principio della regionalizzazione prevedono eventuali blocchi solo dai comuni delimitati, dove peraltro l’attività di allevamento è molto contenuta. Un comportamento analogo peraltro è stato adottato anche da paesi come Regno Unito, USA e Canada dove è diretta la maggioranza dell’export extra Ue per i casi analoghi che si sono verificati in Germania, Belgio e Paesi dell’Est Europa e per questo – continua la Coldiretti - diventa ora importante un’azione diplomatica per formalizzare questo orientamento e non penalizzare la filiera.

“Anche a livello nazionale, abbiamo più volte evidenziato – conclude Trezzi – il rischio della diffusione della Peste Suina Africana (Psa) attraverso i cinghiali e la necessità della loro riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette. Adesso serve subito un’azione sinergica su più fronti anche con la nomina di un commissario in grado di coordinare l’attività dei prefetti e delle forze dell’ordine chiamate ad intensificare gli interventi, per tutelare e difendere gli allevamenti e compensare gli eventuali danni economici alle imprese”.

Si ravvisa infine la necessità di avviare iniziative comuni a livello europeo perché – conclude la Coldiretti – è dalla fragilità dei confini naturali del paese che dipende l’elevato rischio di un afflusso non controllato di esemplare portatori di peste.

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